Antonio Ligabue, Il Vento Moderno Dell’arte Del Novecento

Antonio Ligabue, Il Vento Moderno Dell’arte Del Novecento

Esasperazione visionaria e tensione emotiva di un grande artista

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Fino all’8 gennaio 2017 le sale del Complesso del Vittoriano accoglieranno un’esposizione dedicata interamente ad un genio tormentato, un artista autodidatta dalla profonda sensibilità: Antonio Ligabue. Ligabue (1899 – 1965), un artista per tempo considerato naif, spesso interpretato solo attraverso le sue sofferenze. Pittore visionario originario della Svizzera tedesca, dato in affidamento durante l’infanzia; un amore ossessivo nei confronti degli animali che vedeva nelle illustrazioni popolari e che riproduceva ardentemente a scuola; animali spesso rappresentati in una lotta senza tregua.

Cento opere a raccontare, in un excursus storico, l’attualità di un artista oggi considerato tra i più interessanti del Novecento. Una mostra che nel suo insieme vuole rappresentare il carattere fondamentale dell'arte di Ligabue, dagli albori sino all'applicazione di nuove tematiche e tecniche. Un'apoteosi del colore che, tramite l'ausilio dell'acqua raggia, perde corpo in un’intensa la ricerca del dettaglio. Incisioni, disegni e sculture in argilla proveniente dalle rive del Po, dove visse fino alla morte dopo essere stato espulso dal paese natale nel 1919.

Da qui, giunto a Gualtieri, incontra Renato Marino Mazzacurati, artista della Scuola Romana, che, comprendendone l’abilità, lo guida verso la valorizzazione del suo talento. Una lotta per la sopravvivenza che Ligabue raffigura nelle rappresentazioni degli scontri tra fiere, ma anche nei suoi autoritratti, sempre intrisi di tormento, amarezza ed incomprensione. Una vita dolorosa alla ricerca di una serenità incontrata solo nelle rappresentazione del lavoro nei campi e negli animali che sentiva affini a sé.

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Tre le sezioni cronologiche: la prima dal 1928 al 1939 in cui sono inserite le opere degli esordi, caratterizzate da un’incertezza dei tratti e da un impianto formale semplice, per lo più concentrato su un’unica immagine centrale (Caccia grossa, 1929 – Leopardo con gazzelle, 1928-1929). Nella seconda sezione (1939 – 1952) si affacciano nuovi elementi stilistici; protagonista assoluto il colore, caldo, vibrante, spesso e brillante con i suoi rosso, arancione, blu e giallo mescolati dando vita ad una pienezza creativa. Ancora animali tramite i quali esternare il dramma dell’esistenza, nonché i sentimenti contrastanti che albergano nel suo animo (Aquila con volpe, 1949-1950).

Nell’ultima sezione (1952 – 1962), periodo compreso tra la malattia e la morte, è possibile scorgere i celebri autoritratti, tra i quali il più celebre, Autoritratto con berretto da motociclista del 1954-1955.; un volto rugoso raccontato impietosamente nei suoi dettagli, affermazione dell’identità umana ed artistica di Ligabue. Una ricca produzione artistica che ora vede scemare i toni in favore di una più sobria visione figurativa che predilige nuove concezioni stilistiche: gli oggetti aumentano di dimensione, vengono talvolta deformati nel tentativo di aumentarne l’espressività estetica (Autoritratto con moto, cavalletto e paesaggio, 1953-1954; Vedova nera con volatile, 1955-1956).

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Una vita dura segnata sin dall’infanzia a causa dell’abbandono; un uomo emarginato che ha trovato nell’arte la sua compagna, espressione ed esaltazione della tensione emotiva. Come sottolineato dal curatore Sandro Parmiggiani: “Ciò che affascina nella sua opera, in cui spira il vento moderno, è la costante fusione di due diverse ottiche, considerate alternative e inconciliabili: l’esasperazione visionaria e il decorativismo manierista. Ligabue è infatti riuscito, come solo i grandi pittori sanno fare, a esprimere e a far convivere, nello stesso quadro, una duplice tensione emotiva: quella che, nella foga del racconto, dell’immedesimazione e dell’esaltazione, incendia i colori, esaspera le forme, arrivando a tutto coinvolgere in una sorta di vento panico; l’altra, che s’abbandona al gusto di iterare e di disseminare nel corpo del dipinto certi motivi decorativi come nei mantelli degli animali, negli abiti indossati, nella vegetazione, negli interni e nelle strutture esterne di case e castelli”.

Ilenia Maria Melis

Antonio Ligabue

Complesso del Vittoriano – Ala Brasini

Via San Pietro in Carcere – Roma

www.ilvittoriano.com

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