Kebab -

La recensione di UnfoldingRoma

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KEBAB AL TEATRO DELL'OROLOGIO

L'importanza dei sogni e quello che si è disposti a fare per raggiungerli. In una sola frase è questo questo il messaggio di Kebab lo spettacolo che dal 9 all'11 gennaio è andato in scena nella Sala Orfeo del Teatro dell'Orologio. Si tratta del testo, tradotto in sette lingue, di Gianina Carbonariu, autrice rumena, che ha debuttato in diversi teatri europei. A portarlo in Italia, invece, è stata la compagnia Ariateatro di Trento. In scena tre bravi attori che per oltre ottanta minuti hanno tenuto con il fiato sospeso gli spettatori romani.

Tre ragazzi romeni, Madalina a cui una brava Chiara Benedetti presta il volto, Voicu interpretato da un impeccabile Andreapietro Anselimi e Bogdan portato in scena da un convincente Daniele Ronco, abbandonano la loro terra per realizzare i propri progetti. Paese di arrivo l'Irlanda. Speranze, sogni, voglia di cambiar vita; ma si sa, la realtà spesso può essere molto diversa dall'immaginazione e purtroppo la lotta per la sopravvivenza risveglierà in ognuno di loro più bassi istinti prevaricatori.

La regia di Riccardo Bellandi, all'inizio dello spettacolo, presenta i giovani in una vesta “pulita”, quasi ingenua, che lascia ben sperare in un lieto fine. Dopo pochi cambi di scena, però, grazie alla tensione che sale di minuto in minuto, è chiaro che nulla di bello sta per accadere nelle loro vite. Violenza e degrado sono alla base dei loro comportamenti. I tre son ben consapevoli del marciume in cui vivono ma, allo stesso tempo, la voglia di riscatto non gli permette di arrestare il vortice disumano in cui sono caduti.

La storia è tra le più classiche. Più volte sentita in televisione e letta nelle cronache dei giornali, ma trasportare storie così forti a teatro permette di entrare nella mente, nelle emozioni dei protagonisti tanto da pensare, a volte, anche di giustificare i loro assurdi atteggiamenti. La prostituzione, lo sfruttamento, il ricatto sono le uniche strade che i tre riescono a percorrere fino alla rottura finale. Il testo è accompagnato dalle proiezioni video curate da Giuseppe Zito grazie alle quali sono presenti dei flashback, le musiche di Mattia Balboni sanno ben caratterizzare le varie scene curate da Lorenzo Rota. Una messa in scena elegante che, con pochi elementi scenici, riesce alla perfezione grazie anche alla straordinaria capacità degli attori di incastrare i tanti momenti in cui la storia è stata divisa. Tutto ha funzionato dalle belle speranze iniziali al colpo di scena finale.

Fulvia Nesciola

UnfoldingRoma  

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