ETRUSchifano

Mario Schifano a Villa Giulia: un ritorno

stampa articolo Scarica pdf


Mario Schifano a Villa Giulia: un ritorno

È stata inaugurata a Roma al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, la mostra Etruschifano, in occasione del ventennale della scomparsa di Mario Schifano, artista la cui vicenda biografica e artistica è intessuta di stringenti legami con la civiltà etrusco-italica in generale e in particolare con il Museo di Villa Giulia dove lavorò dal 1951 al 1962 come restauratore e disegnatore.

Un progetto espositivo curato da Gianluca Tagliamonte e Maria Paola Guidobaldi e promosso dal Museo, dal Dipartimento di Beni Culturali dell'Università del Salento, dalla Fondazione Pescarabruzzo, dalla Fondazione dott. Domenico Tulino e dall'Associazione MM18, con il patrocinio dell'Archivio Mario Schifano.

Obiettivo di questa mostra è recuperare e approfondire una pagina importante della biografia artistica di quello che è più comunemente conosciuto come il principale esponente italiano della Pop Art e uno dei più noti rappresentanti della cosiddetta scuola di piazza del Popolo, sulla scia del successo conseguito da Andy Warhol alla biennale di Venezia del 1964.

L'artista dei “paesaggi anemici”, negli anni Sessanta e Settanta, fu forse più noto per le sue vicende personali che per la sua arte: i suoi amori, i problemi con la droga, gli arresti, l'internamento in manicomio, i processi, contribuendo ad alimentare il mito dell'arista bello e dannato.

Con questa mostra, però, Schifano torna dove tutto è iniziato, a Villa Giulia, dove lavorò, prima come “salariato temporaneo” poi come “salariato stabile”, con la mansione di restauratore per la Sopraintendenza alle Anichità e lucidatore di disegni. L'esperienza di restauratore nel Museo Etrusco ebbe una grande importanza nel processo di formazione della sua vocazione artistica, tanto da fargli dichiarare, molti anni dopo “....la mia scelta è nata qui”.

La mostra occupa gli spazi attualmente destinati alle esposizioni temporanee: la sala dei Sette Colli e la sala di Venere, splendidamente affrescate e collocate al piano nobile della cinquecentesca villa che fu di papa Giulio II.

Nella sala dei Sette Colli è eccezionalmente esposto l'intero ciclo di opere “Gli Etruschi”, realizzato da Schifano su commissione nel 1991, composto da ben ventuno quadri, oggi di proprietà della Fondazione Pescarabbruzzo.

I pannelli posti nelle due sale dedicate alla mostra, accompagnano il visitatore in un percorso espositivo articolato in cinque tappe:

1. Leptis Magna, io sono nato qua – 20.9.34 (1934-1941) e ricorda i primi anni di vita dell'artista, nato ad Homes, in Libia, (l'odierna Al Khums) il 20 settembre del 1934, dove il padre lavorava presso la Sopraintendenza alle antichità della Tripolitania.

2. Mario Schifano a Villa Giulia (1951-1962).

3. La Chimera (1985) dipinto in occasione dell'Anno degli Etruschi, manifestazione promossa dalla Regione Toscana. Il progetto prevedeva la creazione di un'opera dal vivo, con il commento in diretta del famoso critico d'arte Achille Bonito Oliva. La scelta del soggetto cadde su un'immagine fortemente evocativa della cultura etrusca, la Chimera di Arezzo, statua votiva in bronzo, rinvenuta in Toscana nel 1553 e databile agli inizi del IV secolo a.C. L'opera, creata il 16 maggio 1985, in una piazza dell'Annunziata gremita di migliaia di persone, è composta da dieci tele: nel giro di poche ore realizzò un'opera di 40 metri quadri impiegando smalto e acrilico.

4. Matres Matutae (1995-1996). E' un ciclo di opere su commissione che, per volere del committente, reca la firma dell'artista su ogni singola tela. Il ciclo consta di 18 opere: 15 smalto e acrilico su tela e 3 tecnica mista su cartoncino. Qui Schifano si ispira alle celebri sculture votive di Madri (Matres) conservate nel Museo Provinciale di Capua. Le opere dipinte, concatenate fra loro, rispondono ad un impatto narrativo fortemente simbolico. Nelle raffigurazioni della Matres, l'artista inserisce immagini universali di maternità, tra le quali la preistorica Venere di Willendorf e la disperata Madre del Guernica di Picasso. Questo ciclo è stato esposto in una sola circostanza, a Roma nel 2008.

5. Gli Etruschi di Schifano (1991). Trattasi di un altro ciclo su commissione, costituito da 24 opere di medio formato realizzate con tecniche miste su carta intelata. Vengono qui rivisitate alcune delle più celebri immagini del repertorio iconografico della pittura funeraria etrusca. Nelle tre vetrine antistanti le tele di Schifano, sono esposti alcuni vasi che l'artista ha rivisitato in chiave pop nelle sue opere, con l'intento di fornire una suggestione che possa ricreare il legame tra l'opera d'arte e gli oggetti antichi che la ispirarono. Per evocare, invece, il carrello di Tarquinia, è stato invece esposto il carrello proveniente da una tomba della necropoli dell'Olmo Bello di Bisenzio, sulle sponde del lago di Bolsena.

In un'intervista rilasciata nel 1986 davanti al Sarcofago degli Sposi e all'Apollo di Veio, tornando per la prima volta al Museo di Villa Giulia dopo le sue dimissioni date il 2 febbraio del 1962, Mario Schifano dichiarò: “No, non è che sono fuggito, in realtà non ci stavo mai, perché il mio cervello era sempre fuori”. In realtà Schifano non solo torna al Museo Nazionale Etrusco con le sue opere, ma non lo ha mai lasciato, perché negli archivi del museo restano tutti i suoi disegni, le sue copie dei reperti che man mano arrivavano. Solo che nessuno sa quali siano attribuibili al grande artista. Fuori dal museo un numero incalcolabile di falsi, spacciati come opere del maestro prematuramente scomparso, e, negli archivi dello stesso, un numero non ben definito di disegni originali nascosti tra tutti gli altri. Anche questo è compatibile con lo spirito ribelle e insofferente del maestro italiano della Pop Art.

Alessia de Antoniis

© Riproduzione riservata