MES SI O MES NO . L’ ITALIA AL BIVIO IN PIENA EMERGENZA COVID19

MES SI O MES NO . L’ ITALIA AL BIVIO IN PIENA EMERGENZA COVID19

In questi giorni si sta giocando una partita fondamentale per il futuro economico del nostro paese , alle prese con l’emergenza covid19 ma anche nel pieno della trattativa in seno all’Eurogruppo per stabilire aiuti concreti a cittadini ed imprese da parte dell’Unione Europea

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L'Italia è il paese con il più alto avanzo primario medio al mondo degli ultimi 25 anni , dato ricavato direttamente da un approfondito studio operato dal fondo monetario internazionale nel mese di marzo , attraverso il suo Fiscal Monitor Database che prende a parametro i dati generali dal 1995 al 2019 .

Il saldo primario, nella contabilità nazionale, è la differenza tra le entrate fiscali , cioe' le tasse in generale , rispetto alle spese dell' amministrazione pubblica per i cittadini in beni e servizi , escluse , si faccia attenzione , le spese per interessi passivi .

In poche parole , i cittadini italiani sono i piu' virtuosi d' Europa da 25 anni e questo spiega come il debito pubblico italiano e' arrivato alla imponente cifra di 2443 miliardi , come da l'ultimo rivelamento della Banca Italia, ed al 135 % rispetto al p.i.l. , fondamentalmente per via degli interessi abnormi imposti dal cosiddetto " mercato " col sistema delle aste marginali , coperto solo parzialmente ,e solo negli ultimi anni, dal cosiddetto quantitative easing e cioe’ dall’acquisto , nel solo mercato secondario , di debito da parte della Bce .

Quante volte abbiamo sentito , anche da illustri personaggi pubblici ed attori politici , la frase : "Abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilita' e dobbiamo pagarne il conto con l' austerita' " ed anche in questi giorni di emergenza sanitaria , non pochi sono quelli che sostengono che L'Italia non puo' permettersi di chiedere alla Ue aiuti diretti per la pandemia , come moneta a fondo perduto , perche' ha un debito pubblico troppo elevato .

Ebbene queste affermazioni , come ci dicono i dati ufficiali , non corrispondono al reale stato dell'Italia e rischiano solamente di danneggiare dall'interno le giuste richieste che provengono da gran parte del tessuto imprenditoriale delle piccole e medie imprese , vera spina dorsale della nostra economia ,arrivando direttamente , attraverso il governo, nelle stanze delle sedi europee , a Bruxelles come a Francoforte .

Ed il grido di aiuto e' ampliamente giustificato se si pensa che l’indice dell’attività terziaria del nostro paese , cioe’ il settore dei servizi, è crollato nel mese di marzo ad un misero 17,4, dal 52,1 del mese precedente. Una contrazione che non ha precedenti da quando viene rilevato questo indice. Un crollo su tutta la linea: ordini, domanda estera, posti di lavoro.

L’indice della Produzione Composita , quindi la media di manufatturiero e servizi , crolla anch’esso dal buon 50,7 di febbraio ad un allarmante 20,2 di marzo.

Come era prevedibile il settore terziario è stato il primo a subire il contraccolpo dello stop alle attività economiche imposto nelle prime settimane di marzo, tuttavia la misura della contrazione lascia davvero senza parole. È in atto un vero e proprio disastro economico senza precedenti nel nostro paese.

Non è quindi più possibile procedere a colpi di 25 miliardi di aiuti diretti alla volta, che sono una cifra molto esigua e richiedono poi settimane per arrivare nelle tasche degli italiani ed inoltre l’attesa dei tempi lunghi di Bruxelles non è compatibile con lo stato del Paese.

Se l’Italia rifiutera’ , come auspicabile , le condizioni del Mes, dovra’ senz altro emettere titoli di Stato a lunga scadenza facendo affluire liquidità immediata in primis alle imprese .

Il Fondo Mes, infatti , istituito nel 2011, e' uno stanziamento finanziario dei singoli stati della Ue (l' Italia ha gia' contribuito per 16 mld e ne attendono altri 109 per un totale di 125 mld) gestito da un organismo sovranazionale , il cui management board non ha membri italiani ed a cui possono accedere direttamente solo gli stati con limitato debito pubblico .

Nel caso dell' Italia, attualmente , l' accesso non sarebbe automatico ma condizionato ad un commissariamento relativo alla politica economica per ridurre il proprio debito pubblico da parte della Commissione Europea , in accordo con la Banca Centrale Europea ed il Fondo Monetario Internazionale , la cosiddetta Troika che tanto fece male alla Grecia negli anni della ristrutturazione del proprio debito , tanto da spingere ex post l’allora presidente Junker la stessa Lagarde , ai tempi a capo della Bce , ad un pubblico e clamoroso mea culpa .

Quanto all’assenza di condizionalita’ per le sole spese sanitarie legate all’emergenza covid19, nodo cruciale del sistema e conseguentemente della trattativa che molto dibattito ha acceso sulla stampa italiana , da un attenta analisi del preaccordo sottoscritto dal ministro Gualtieri all’ultimo Eurogruppo , si nota come , in realta’ , le condizioni sarebbero solo rimandate alla fine della pandemia con il concreto rischio di un commissariamento economico dell’Italia .

Cosi’ infatti recita il punto 16 del preaccordo sul Mes : “La linea di credito sara’ disponibile fino alla fine della crisi Covid19 . Successivamente , gli stati membri dell’Eurozona , si impegneranno a rafforzare i fondamentali economici e finanziari, coerentemente col quadro di coordinamento e monitoraggio economico e fiscale della Ue”

Finita l’emergenza sanitaria , quindi , tornerebbero in vigore i criteri che normalmente disciplinano la valutazione dei fondamentali di un paese e tale valutazione si potrebbe concretizzare nell’obbligo di innalzamento della pressione fiscale con aumento i.v.a , oltre ad ulteriori tagli lineari alla spesa pubblica, all’abbassamento dei salari e delle pensioni ed al possibile prelievo forzoso sui detentori dei titoli di stato italiani , il tutto all’insegna di un rilancio dell’austerita’ .

Giorni decisivi , quindi , per il futuro della nostra economia ed anche , aggiungerei ,  per il futuro dell'unione Europea .

Cristian Coppotelli per UnfoldingRoma

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