Abbassare la bolletta della luce non è un’impresa impossibile, anche in un mercato che, agli occhi di un consumatore, può risultare complesso e articolato. In un certo senso, il risparmio lo si può ottenere da un cambio di fornitore o nella riduzione dei consumi, ma ciò che aiuta davvero a spendere meno, è anche la comprensione di come si formano certi costi.
La bolletta elettrica, infatti, è il risultato di più elementi: alcuni dipendono direttamente da quanta energia utilizziamo, altri restano sostanzialmente fissi nel tempo. Non possiamo agire su tutti, quindi ciò che si può fare è applicare più strategie per individuare, in base anche al proprio profilo di consumo, la proposta più conveniente.
Oltre a ridurre l’uso della corrente, in sostanza, bisogna valutare bene le condizioni offerte dal fornitore in rapporto alle nostre abitudini domestiche. A tal proposito, suggeriamo la lettura di questa guida su come funzionano le fasce orarie, perché spiega come le abitudini quotidiane possano influenzare i costi effettivamente applicati in bolletta.
Il risparmio parte sempre dalla lettura della bolletta. La spesa per la materia energia è la componente più direttamente legata ai consumi, nonché quella su cui scegliere tra varie offerte fa la differenza. Essa comprende una quota fissa e una variabile, calcolata sui kWh consumati e, nei contratti multiorari, suddivisa per fasce di utilizzo.
Accanto alla materia energia troviamo la spesa per il trasporto e la gestione del contatore e quella per gli oneri di sistema. Anche se spesso vengono considerate “inevitabili”, queste voci includono componenti variabili che crescono all’aumentare dei consumi, oltre a quote fisse che restano costanti nel tempo.
In pratica, ogni kWh risparmiato ha un effetto moltiplicatore su più parti della bolletta, mentre le quote fisse vanno valutate soprattutto quando si sceglie o si cambia offerta.
Uno dei modi più semplici per abbassare la bolletta luce è spostare i consumi nelle fasce orarie meno costose, quando il contratto lo consente. Le tariffe biorarie o multiorarie prevedono prezzi diversi a seconda dell’orario e del giorno della settimana, premiando chi concentra l’uso degli elettrodomestici nelle ore serali, notturne o nei weekend.
La convenienza, tuttavia, non un riflesso automatico: per chi utilizza l’energia soprattutto durante il giorno, la tariffa monoraria potrebbe essere preferibile. La scelta dovrebbe dipendere dai consumi veri quotidiani, sempre riportati in bolletta, e dal confronto con la struttura dei prezzi applicata dal contratto.
In ogni caso rimandare lavatrici, lavastoviglie e altri apparecchi energivori nelle fasce più convenienti, senza modificare chissà quanto le abitudini, può aiutare davvero a ridurre il costo medio del kWh.
Un altro aspetto utile per il risparmio è tenere sotto controllo l’andamento del mercato. Molte offerte, infatti, sono legate a indici di riferimento dell’energia elettrica. Uno dei valori più importanti, aggiornato quotidianamente dai principali portali online, è il PUN Index GME, che serve a riflettere in modo le differenze territoriali dei prezzi all’ingrosso.
In genere, quando i fornitori stabiliscono i prezzi, lo fanno tenendo conto del costo d’acquisto dell’energia, cioè il prezzo all’ingrosso. Per i consumatori, quindi, è utile tenere d’occhio le quote fisse annue, sapendo che si può ottenere una miglior tariffa durante le fasi di mercato favorevoli.
E infine, è importante prendere l’abitudine di leggere regolarmente la bolletta. In questo modo è possibile individuare ricalcoli, variazioni di prezzo o cambiamenti contrattuali e, se necessario, intervenire per rettifiche o per valutare forniture meno onerose. Per abbassare la bolletta luce, in pratica, non basta intervenire con un’azione una tantum; piuttosto richiede di mantenere nel tempo un controllo dei consumi e dei costi e delle dinamiche di mercato.
Mario Di Marzio
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