Gaia Adducchio

Gaia Adducchio

Penso che una donna sia assolutamente libera di fare con il suo corpo tutto ciò che ritiene più opportuno e che non stia a me o a nessun altro stabilire se ha torto o ragione ad applicare un dato comportamento, né quale sia il messaggio recondito dietro a delle scelte di natura personale.

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Abbiamo il piacere di ospitare la fotografa romana Gaia Adducchio. Per iniziare, una breve presentazione per i nostri lettori

Dopo aver studiato e lavorato nel cinema per più di 15 anni, specializzandomi in regia e sceneggiatura, sono approdata alla fotografia grazie al CSF Adams di Roma, che mi ha formata, accompagnata e sostenuta in questo percorso artistico. Oggi per me la fotografia è il primo fra i mezzi espressivi a mia disposizione e sono molto grata per le possibilità espressive che mi ha offerto.

È morto Peter Lindbergh, leggendario fotografo di moda, collaboratore storico delle più importanti riviste del settore e due volte artefice del calendario Pirelli. Lindbergh, ha annunciato la famiglia sul suo account Instagram ufficiale, si è spento il 3 settembre, a 74 anni. Cosa rappresenta per te un grande fotografo come lui? Quali sono stati i tuoi maestri?

I miei maestri, punti di riferimento sono moltissimi. Per quanto concerne la fotografia, mi vengono in mente autrici e autori come Imogen Cunningham, Peter Witkin, Kertész, Lisette Model, Mappelthrope, Ghirri, Soudek, il magnifico Robert Frank, anche lui morto solo pochi giorni fa… Sarebbe però riduttivo far riferimento solo alla fotografia come grande maestra d’arte e di bellezza… c’è la pittura con Ensor, Schiele, Degas, Bruegel per dirne alcuni… e naturalmente il cinema, il primo grandissimo amore con registi come Tarkovskij, Bergman, Wajda...

Per questi grandi maestri provo soprattutto riconoscenza, per le emozioni che il loro lavoro mi fa provare, per come mi hanno arricchito e continuano ad arricchirmi ogni giorno.

Parliamo di Totem. Come nasce questo progetto e dove vuole arrivare?

“Totem” è un allestimento curato dalla bravissima Beatrice Luzi, in cui trovano una sintesi i miei 3 progetti fotografici di più ampio respiro, Ritratti di famiglia, Naked:#she ed Ètoiles, tutti e tre realizzati in seno al CSF Adams, supervisionati e curati dalla direttrice della struttura Luisa Briganti. Tutti questi miei progetti nascono dall’esigenza di esplorare la dicotomia fra il presagio costante della morte e l’esigenza dirompente della vita che alberga nel cuore degli esseri umani.

Un aiuto speciale l’hai avuto anche da Beatrice Luzi, curatrice presso la galleria Art gap in cui hai esposto. Che tipo di rapporto avete intrecciato?

Beatrice è stata una scoperta meravigliosa. Ci siamo conosciute nell’ambito della scuola di fotografia e ci siamo subito trovate. Sono molto contenta del suo lavoro, è stata una curatrice di eccezione ed è nel tempo diventata un’amica. Sono felice di poter lavorare con lei su nuovi progetti ed allestimenti.

La bellezza è negli occhi di chi la guarda -imperversa la moda della fotografia ‘’boudoir’’: sempre più donne di ogni età si fanno immortalare in pose sexy, in lingerie o nude in ambienti privati – c’è chi lo fa per vanità, chi per superare le sue insicurezze dopo aver perso tanti chili – loro lo considerano un toccasana per l’anima: ti hanno mai chiesto di scattare foto del genere? che messaggi mandano queste donne? hanno ragione?

Penso che una donna sia assolutamente libera di fare con il suo corpo tutto ciò che ritiene più opportuno e che non stia a me o a nessun altro stabilire se ha torto o ragione ad applicare un dato comportamento, né quale sia il messaggio recondito dietro a delle scelte di natura personale.

Per quanto riguarda i miei progetti, sono io che contatto i miei modelli e le mie modelle e chiedo loro di posare per me. Sul set fotografico poi cerco sempre di stabilire una relazione che permetta a tutte le parti di arricchire il lavoro con il proprio contributo personale.

Qual è la tua idea di seduzione femminile nella fotografia?

Per citare un altro grande regista cinematografico quale Pedro Almodovar in “Tutto su mia madre”: “Una (donna) è tanto più autentica quanto più somiglia all'idea che ha sognato di sé stessa”.
Ecco penso che in fotografia come nella vita, una donna sia seduttiva quanto più sente di assomiglia a ciò che le piace di sé.

Oggi siamo tutti fotografi, tutti pizzaioli e grandi chef, tutti siamo tutto. Pensi che la fotografia sia un' altra cosa, non un' immagine fatta con l' iPhone. La fotografia è un linguaggio che non tutti conoscono, e che va parlato con il cuore, come la letteratura, la musica o la pittura. Bisogna saperci mettere dentro qualcosa di personale, non è facile : quando hai scelto di essere un fotografo che messaggi vuoi lasciare a chi guarda le tue foto ?

Più che un messaggio, mi piacerebbe le mie foto evocassero delle emozioni, anche contrastanti o complesse.

Come fotografa come ti poni di fronte alle immagini pubblicate sui giornali di tutto il mondo che affrontano la questione dell’immigrazione e il problema della marginalità?

Non sono una fotoreporter e ho difficoltà quindi a giudicare chi si cimenta in un campo della fotografia profondamente complesso. Gli autori che amo di più, come ad esempio Tano D’Amico che ho avuto la fortuna di avere come insegnante, sono quelli che creano una relazione fra pari con i propri soggetti. Credo sia una condizione sine qua non per fotografare persone in difficoltà e dare un volto alle grandi tragedie del nostro tempo.

In un’intervista pubblicata oggi da Repubblica Donatella Bianchi, la presidente del WWF Italia, ha difeso Jovanotti dalle accuse che molti gruppi ambientalisti gli hanno rivolto riguardo l’impatto ambientale del “Jova Beach Tour”, la serie di concerti estivi che il noto cantante ha tenuto in molte spiagge italiane. Il WWF Italia è la sezione italiana della più grande associazione ambientalista al mondo. L’intervista è stata pubblicata dopo che Jovanotti aveva accusato il «mondo dell’ambientalismo» di essere «più inquinato dello scarico della fogna di Nuova Delhi», in un lungo post su Facebook in cui si era difeso dalle accuse degli ultimi mesi; che idea hai di questo progetto musicale che si lega all’ambiente?

Credo che le mie opinioni su un tema tanto distante dal mio lavoro non hanno bisogno di essere divulgate. Non avrei nessun contributo particolare da dare, se non quello di un qualsiasi privato cittadino più o meno informato sull’argomento e preferirei non lasciare alcun commento.

Tu sei romana. In che modo la tua città influenza il tuo lavoro e le tue scelte estetiche?

Fotograficamente mi sono formata principalmente qui a Roma, e sicuramente il CSF Adams e Gabriele Agostini hanno contribuito moltissimo a plasmare il mio gusto personale.

Detto ciò, Roma tutta è anche un esempio a cielo aperto del lavoro del tempo sulle opere dell’uomo, ed immagino che questo abbia sin da piccola formato il mio personale gusto per tutto ciò che racconta gli sforzi immensi da parte degli uomini e delle donne di preservare sé stessi e ciò che si ha di più caro dall’abbandono.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Ad ottobre sarò in mostra a Parigi con una selezione di opere presso il Salon d’Automne. Questa primavera invece abbiamo in programma con Beatrice una seconda personale con materiale inedito e potenzialmente diverso da ciò che ho realizzato fino ad ora.

Stefano Cigana

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