Ferdinando Mezzelani

Ferdinando Mezzelani

Sì è l'unico momento che mi dà un senso di libertà,io mi perdo e sono sereno. Durante le Olimpiadi e i Mondiali il problema non è fare le foto è arrivare a fare le foto.

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Oggi Unfolding Roma incontra il fotografo Ferdinando Mezzelani.

Una vita dietro l'obiettivo fotografico, con una predilezione per il mondo dello sport. Celebre la sequenza che immortala un certo "pupone" che lancia la maglia ai tifosi, ma ne parleremo nella nostra intervista con questo straordinario professionista.

Ciao Ferdinando, siamo molto felici di ospitarti sulle pagine di Unfolding Roma. Nasci a Verona ma ti trasferisci presto a Roma, dove inizi il tuo legame indissolubile con la macchina fotografica: raccontaci i tuoi esordi.

Ho avuto la fortuna di avere un padre pilota che mi portò da Verona a Roma e intorno ai 15-16 anni ho trasformato questa mio hobby (grazie ad un amico) in un lavoro. Ricordo i miei esordi, a fine anno scolastico fotografavo le classi.

Spesso sulla tua pagina fb parli dei tuoi genitori, vorresti che molti uomini fossero come i tuoi?

Mia madre è stata una sindacalista famosa della CGIL e mio padre un ottimo istruttore pilota dell'Alitalia.

Sei principalmente un fotoreporter sportivo, perché hai scelto proprio questo ramo? Cosa ti ha spinto ad immortalare atleti ed eventi sportivi?

Sono trent'anni che faccio il fotografo sportivo ma negli ultimi anni mi sono dedicato anche alla cronaca nera. Mi sono spinto a continuare nell'ambito sportivo perché ho giocato a pallanuoto. Sono passato alla fotografia per caso.

Si parla sempre del rugby come sport di élite lo è anche quello della pallanuoto?

La pallanuoto vince e porta fior di medaglie dalle competizioni olimpiche e titoli mondiali alla Federazione. Il rugby invece ha la santificazione della sconfitta.

Come non parlare della famigerata sequenza in cui il Capitano della Roma, Francesco Totti, lancia la maglia ai tifosi, i quali non esitarono a rigettargliela. Cosa accadde quella sera?

Ti racconto la vicenda: è stato un po' il rovescio della medaglia di quando feci la famosa foto dieci anni prima "V'ho purgato ancora". Io per perdere tempo su fb, andai sotto la curva per far vedere una maglia che veniva sparata via,  non la presero e viene subito rigettata in campo. Io avrei dovuto anche fotografare il susseguirsi della scena ma ho avuto paura che mi tirassero la roba dagli spalti. Comunque presi quella maglietta intrisa di sudore e la regalai a mio figlio Riccardo, tifoso della Roma. Non vorrei dire stupidaggini ma ho l'impressione che da quel momento il capitano non ha più regalato la propria maglia alla curva.

Cosa consigli a chi come te vuole intraprendere questo percorso? Dove iniziare e, soprattutto, cosa fare e cosa non fare?

Bisogna avere una voglia dentro infinita, un carattere forte, gli spazi sono piccoli, bisogna avere la fortuna di concentrarsi su qualche cosa e avere l'attrezzatura giusta. Ma se prima ad emergere ci mettevi due anni, adesso ce ne metti quattro. L'importante per i ragazzi che iniziano è avere un atteggiamento mentale come se ogni giorno fosse primo. Questa è una cosa che faccio anche io da trent'anni, riduco il margine dell'errore! La fotografia non è una scienza esatta ma dal primo giorno di lavoro devi essere attento e umile.

Che qualità devono avere i tuoi collaboratori?

I miei collaboratori devono essere versatili, devono essere pronti per fare qualsiasi cosa: andare all'interno di una caserma dei carabinieri, in centro. Dobbiamo andare dove ci dice il giornale, senza inventaci nulla.

Un pensiero va al collega Marco Ansaldo, scomparso un anno fa, storica firma de La Stampa: com'era il tuo rapporto con Marco?

Nonostante lui lavorasse a Torino è stato uno splendido compagno di viaggio,durante le Olimpiadi, i Mondiali e gli Europei: lo vidi per l'ultima volta a Sochi per i mondiali in Russia. Era una persona meravigliosa, penso che lui sia morto non di dolore ma perché l'abbiano pre pensionato prima del dovuto e conseguentemente mancandogli il lavoro è successo quello che è successo.

Sei il fotografo ufficiale del Coni, hai immortalato numerose Olimpiadi qual è la foto che ritieni più tua di questa importante manifestazione?

Le Olimpiadi sono tutte importanti, non ce n'è una che vale più o meno delle altre. Io sono molto legato ad un foto di Rossi scattata a Sidney nel 2000, dove si vede questo atleta che nella premiazione abbraccia la medaglia conquistata con Bonomi nella specialità k2.

Un fotoreporter importante come te ha numerose amicizie nelle “stanze dei bottoni”, nella città di Roma è mai successo di essere sottoposto a censura degli eventi?

Il fotografo di palazzo l'ho fatto per la Figc e adesso del Coni, fa parte del gioco.

Lo sfogo di Marino: “Sono molto deluso dal Pd perché ha rinunciato ad agire dentro i confini della democrazia. Quanto ai consiglieri dell' ex maggioranza... beh, è chiaro che hanno preferito sottomettersi ai poteri forti e dimettersi”. Un giudizio su questo "marziano" che ha amministrato la capitale?

Lasciamo perdere, passiamo alla prossima domanda!

Il tuo lavoro ti rende libero?

Si è l'unico momento che mi da un senso di libertà, io mi perdo e sono sereno. Durante le Olimpiadi ed i Mondiali il problema non è fare le foto è arrivare a fare le foto: io quando ho una macchina fotografica in mano sono felice.

In fotografia, come d'altronde nella scrittura tradizionale, chi non sa leggere non sa neanche scrivere?

Sì concordo, ci sono zappe che fanno fatica a coniugare tutte e due le cose!

Che idea hai della politica attuale, rimpiangi i politici di una volta? In questi anni ti sei trovato con tanti dilettanti allo sbaraglio?

Tanti, tantissimi. Io rimpiango la vecchia politica, quella nella quale ho iniziato: questi non valgono nulla né a destra né a sinistra.

La fotografia attuale con tutte le tecnologie annesse possono stroncare la carriera di una persona importante ?

No perché certi scoop non si fanno più, non te li fanno fare, sono attenti ed era peggio una volta che avevi dei personaggi, mentre ora non esistono più.

Parliamo del libro fotografico "Odo yakuza tokio” di Anton Kusters è la testimonianza più’ folgorante e bruciante nel mondo del crimine organizzato del Sol Levante: il fotografo ha avuto la possibilità di frequentare una ristretta cerchia della yakuza e di documentare il suo viaggio senza finire ammazzato: “la realtà’ non e’ dipinta dei toni del nero e del bianco ma è fatta di sfumature ben più’ complesse da leggere". Sei d'accordo ?

E' un altro progetto, non è fotografia ma è sicuramente una forma d'arte molto bella.

Il foto-giornalismo di inchiesta è stato soppiantato dalla presenza dei droni, li consideri utili nel raccontare i fatti?

Sì ma rinuncio a prenderlo il drone altrimenti lo tirerei in testa a qualcuno.(ride)

Bisogna rischiare, fotografare con la pioggia, con il vento e con il tempo grigio, mollare gli ormeggi del porto sicuro per navigare nella tempesta: lì ci sono le occasioni migliori. Se si vuole cambiare o migliorare la nostra fotografia bisogna inserirsi nel terreno in cui affondiamo le nostre radici. Quella è la vera fotografia ?

Provarci sempre non mollare mai. Bisogna avere un carattere di ferro perché non ti regala niente nessuno!

Sei pronto per un libro fotografico ?

Sì certo sono pronto ,ho dei progetti per dei libri fotografici sul calcio sulle Olimpiadi.

I progetti per il futuro ti vedranno sempre dietro una macchina fotografica ?

Ho 52 anni e sto pensando al mio futuro, per ora è cosi.

Grazie Ferdinando per la bella intervista. In bocca al lupo per tutti i tuoi progetti.

VALERIO DE BENEDETTI 

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