Marco Iacobucci

Se nasci fotografo muori fotografo

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Oggi si sente parlare del mondo della fotografia come una professione inflazionata per "colpa" oppure meriti dell’arrivo del digitale,incontriamo oggi un fotoreporter che da tantissimo tempo si trova a immortalare la cronaca sia sia d’attualità che rosa,il suo nome:Marco…….

Tra i grandi fotografi del novecento quali ammiri di più? e per quale motivo?

Di grandi fotografi ce ne sono molti, ognuno ha scattato grandi immagini testimoniando il proprio tempo attraverso la propria macchina fotografica. Ci sono poi molti generi fotografici e quindi bisogna dividere la propria ammirazione per ognuno di essi. In linea di massima, i miei nomi sono: Franco Fontana per le geometrie dei suoi paesaggi, Robert Capa per i suoi reportages di guerra e Steve Mccurry per i suoi ritratti, poi James Nactwhay il più contemporaneo per le immagini sulle guerre dei nostri giorni.

Tra i miei preferiti c’e’ inoltre e senza dubbio il canadese larry towell che seguo da tempo dopo aver visto un suo servizio sulle comunità hamish negli USA scattato con leica, e Kevin Carter il fotografo che ha scattato la foto “sudan Vulture” della bambina morente osservata da un’avvoltoio e che poi si è suicidato per rimorso. Per lo sport, l’americano Vincent laforet. Poi Massimo Sestini, il numero uno in Italia.

Quali sono le migliori tecniche per scattare l’attualità:come cogli l'attimo?

L’attualità si scatta semplicemente essendo sul posto ed osservando molto, a volte prevedendo anche le azioni. Un pò come nel calcio, settore che seguo da poco. E poi tanta fortuna. La pazienza è fondamentale. Nel gossip per esempio, ti ritrovi ore ed ore ad osservare i movimenti della gente. E le foto che si vedono poi sui giornali sono frutto di tanta attesa, magari sono state scattate in pochi secondi su intere giornate di appostamento.

Quale evento oppure manifestazione negli anni passati avresti voluto documentare ? quando e perchè?

Sicuramente l’evento che avrei voluto fotografare è la caduta del muro di berlino nel 1989. Un evento storico che ha dato origine nel bene o nel male all’europa di oggi e alla fine del blocco sovietico e della guerra fredda. La riunificazione di un popolo diviso non solo dal muro ma anche e soprattutto da culture e modelli economici completamente opposti.

Ti sei avvicinato alla fotografia grazie al digitale,oppure avresti voluto fare questa professione anche utilizzando sin a oggi la pellicola?

Ho iniziato nel 1992, frequentando un corso di fotografia presso un ente regionale. All’epoca esisteva solo la pellicola di vari formati e macchine di ogni tipo. Le sensibilità arrivavano al massimo a 1600 e per fotografare in condizioni estreme dovevi stare molto fermo e la tecnica era fondamentale. Per tutti gli anni 90 ho usato la pellicola che richiedendo molta tecnica faceva di questo lavoro una professione per poche persone. La tecnica era tutto. Poi l’avvento del digitale è stato un vero e proprio boomerang, se da una parte agevolava il lavoro del fotografo risparmiando tempo e denaro, dall’altra piano piano rendeva l’accesso alla professione molto più semplice che in passato. Se iniziassi oggi, avrei molte difficoltà ad entrare in questo settore. In un mercato inflazionato.

Il tuo primo servizio fotografico ?te lo ricordi? emozioni?

Il mio primo servizio lo feci nel 1993, era capodanno, feci le foto del capodanno in piazza del popolo a roma. n particolare una foto panoramica scattata dall’alto con tutta la gente ammassata. Tornai a casa verso le 2 di notte ed iniziai a sviluppare la foto. Il giorno dopo girai per tutte le redazioni cercando di vendere quelle foto, la prese repubblica che la mise in prima pagina nella cronaca di roma. Fu un bel momento. Un giorno di gloria. Poi entrai in un’agenzia fotografica nel 1994 e da lì iniziai la mia carriera che dura da quasi 20 anni.

Come vorresti fosse regolamentata la tua professione?

Già l’ordine dei giornalisti, al quale sono iscritto, potrebbe essere utile per rendere questo lavoro più regolamentato, in termini di accesso alla professione, ma spesso non accade anzi, lo stesso ordine sta rincorrendo gli editori per cercare di ottenere un equo compenso per i propri iscritti. Ormai siamo nella giungla più totale. Non credo sia facile mettere a posto le cose. Infatti non mi aspetto nulla dal futuro se non un mio impegno superiore in questa professione.

God save the photoshop?

Non lo uso molto, nemmeno mi piace tanto. Le fotografie si fanno con la luce e non sempre questa è ottimale rispetto al soggetto che abbiamo davanti, al contrasto alla sua tridimensionalità. Se una foto non c’e’ meglio non farla che stare poi davanti al pc a smanettare con Photoshop per accentuare i colori snaturandoli. Odio veramente quelle foto fatte con l’effetto hdr, immagini il più delle volte insignificanti che diventano un’altra cosa. Quella roba non si può chiamare fotografia che è appunto lo scrivere con la luce e la sua temperatura che non sempre è uguale durante le varie ore del giorno. Il fotografo usa la luce e non il mouse.

Dopo quello che ci siamo detti,come vedi il futuro della fotografia ?temi ancora di più tecnologia per tutti?

La fotografia non morirà mai. Verrà ridimensionata la professione del fotografo che avrà sempre meno spazi di mercato e cambieranno i supporti digitali. Il futuro sarà la realtà condivisa, i google glass sono la fotografia dei prossimi anni. Immagini della propria vita scattati in ogni momento e condivisi sui social. Oppure eventi di cronaca e di attualità in generale. Insomma la tecnologia la si deve accettare più che temere.

Come riesci a trasmettere la tua grande capacità fotografica?

Oddio “grande”, non saprei, il genere di foto che faccio io - gossip - sono rivolte ad un pubblico che non guarda la qualità della foto ma alla notizia. Al massimo posso trasmettere qualche istante di spensieratezza nulla di più.

Dove ti troviamo? chi devi ringraziare se sei arrivato ad essere uno dei top fotografici qui a Roma?

Spesso mi trovate sotto qualche portone di qualche vip da seguire, se vedete una macchina ferma per molte ore con un barbone dentro, non chiamate la polizia, forse sono io che aspetto qualche personaggio nostrano. La domenica allo stadio, sotto curva nord lato Tevere.

Sai cucinare? mi proponi una tua ricetta di tuo pugno senza copiare da internet…..

Cucinare no, mi arrangio. Ma quello che mi piace molto è fare escursioni in montagna, per questo ho fatto un corso per guide escursionistiche e ambientali a Subiaco con l’associazione Vivere l’aniene. Mi piacerebbe un giorno portare gruppi di persone sulle montagne laziali per far conoscere dei posti molto belli. La montagna come terapia antistress e per il relax. Spero sia il mio futuro una volta abbandonata questa professione. Anche se a dire il vero , se nasci fotografo muori fotografo.

Grazie Marco sei stato esauriente e molto interessanti ti facciamo i complimenti per una lunga carriera nel giornalismo.

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