Fino al prossimo 7 giugno il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo ospita la mostra fotografica “Italia di Moda”, 48 scatti straordinari firmati dal fotografo Andrea Varani, interpretati in esclusiva dalla top model di origini russe e ucraine Ludmilla Voronkina Bozzetti.
Un vero e proprio viaggio attraverso l’Italia, un progetto di oltre un anno, che trasforma la moda in linguaggio narrativo e strumento di dialogo con il territorio, i paesaggi, l’arte e la cultura.
Unica interprete assoluta è Ludmilla Voronkina Bozzetti, celebre modella, icona di stile, che attraverso gli abiti di iconiche maison italiane tra cui Giorgio Armani, Dolce&Gabbana, Roberto Cavalli ed Etro, dialoga con il territorio, con il quotidiano, in una estetica eccelsa e con una eleganza sopraffina, complice lo scatto attento, autentico e studiato nei minimi dettagli di Andrea Varani, che trasforma ogni singola immagine in un racconto che travalica i confini della moda e del glamour per divenire vero e proprio manifesto culturale e visione artistica del Bel Paese e delle nostre migliori eccellenze.
Dalle Dolomiti al Sud Italia, passando per città simbolo e luoghi meno conosciuti, Italia Di Moda vuole essere uno spaccato per immagini naturale e contemporaneo dell’eccellenza manifatturiera italiana, dei suoi splendidi paesaggi e di una identità culturale e artistica unica al mondo.
Ho incontrato con estremo piacere la protagonista degli scatti Ludmilla Voronkina Bozzetti a cui ho voluto rivolgere qualche domanda, soprattutto sui cambiamenti del fashion system, sull’evoluzione della moda negli ultimi 25 anni.
E’ da molti anni all'interno del fashion system, com'è cambiato nei suoi 25 anni di carriera, che rapporto ha con la moda in questo momento?
Domanda meravigliosa, profondissima, sotto tanti aspetti. Cominciamo dalla moda.
Con la moda mi legano 25 anni di lavoro, di passerelle, di viaggi e di tante campagne pubblicitarie. Negli anni c'è stata grande evoluzione, c’è stato grande cambiamento e anche tanta innovazione.
Però nello stesso momento, secondo me, la moda corre troppo, perché all'inizio c'era sempre quel magico desiderio, quando tu vedevi l'abito, te lo ordinavi, te lo prenotavi e l'aspettavi. Quando poi ti arrivava, c'era quell'emozione di scartare, di indossare, un’esperienza meravigliosa.
Al giorno d’oggi la gente è tanto veloce, il mondo è troppo veloce e la moda segue il ritmo del mondo.
E allora si vede il capo che ci interessa, lo vogliamo, lo compriamo e magari lo indossiamo una volta e poi lo dimentichiamo; perdiamo il sogno, mentre la moda lo dovrebbe regalare, la moda dovrebbe regalare quel momento speciale che ti fa sentire speciale.
La moda, secondo me, ha il potere di rallentare, ha il potere di farti aspettare, perché se uno vuole le cose fatte bene, di qualità, deve aspettare.
La qualità ha bisogno di tempo, come un buon vino ha bisogno di tempo, come il pane che ha bisogno di tempo per lievitare, ma come le stesse persone che maturano e da bambini diventano adulti, tutto ha bisogno del suo momento, del suo tempo.
Per carità è giusto che il mondo vada avanti, però per alcuni aspetti ogni tanto è bello tornare un po' indietro e ricordare le origini, ricordare quei valori che si trasmetteva proprio con ogni abito, con ogni collezione, forse manca un po' il “romanticismo” che c'era prima.
Che rapporto ha con la bellezza e con il tempo che avanza?
Io ho iniziato il mio percorso nella moda quando ero ancora bambina, avevo 15 anni.
Per cui mi sono lanciata nel mondo che non capivo dove stavo andando, cosa dovevo fare e ho imparato strada facendo, ho imparato viaggiando.
Ho sempre pensato comunque che la salute venisse prima di tutto, per cui anche quando la moda spingeva un po' sugli estremi, io ho sempre detto a me stessa: se è una cosa che mi danneggia, che mi fa male alla salute, piuttosto non la faccio, piuttosto cambio lavoro. Perché senza salute poi non possiamo fare più niente.
È giusto fare diversi sacrifici per il lavoro, per rimanere in forma, però estremizzare? No, assolutamente no.
Quando ho iniziato tutti dicevano: ma dove stai andando, nel mondo della moda? Vedrai, dopo 5 anni già ti hanno dimenticato, nessuno ti vorrà più. Sono passati 25 anni, io oggi ho 42 anni e sono felicissima.
Ho ancora tantissime idee, ho tanta voglia di fare e vedo che in questo caso il mondo della moda è cambiato, accetta di più l’età, accetta di più anche le diversità, la personalità. Questa, secondo me, è una cosa meravigliosa, adesso a qualsiasi età, anche se uno a 50, 60, 70 e 80 anni, ci sono le donne che sfilano, che fanno delle campagne meravigliose, perché hanno qualcosa da raccontare.
Questi scatti sono stati fatti in tutta Italia, con dei simboli italiani forti e potenti, che emozione le ha dato girare per l'Italia, essere così addentro alla nostra cultura, alla nostra storia? Perché questa mostra è uno spaccato di cultura e di storia a tutti gli effetti, oltre che di moda.
Assolutamente, è stato un grandissimo onore rappresentare le eccellenze e le bellezze italiane. È stato veramente difficile scegliere cosa volevamo rappresentare per ogni regione: siamo stati in tutte e 20 le regioni italiane, decidere cosa esattamente andare a scattare per rappresentarle al meglio è stato complicatissimo.
Abbiamo avuto molti confronti e anche qualche discussione con tutta la squadra proprio per andare a scegliere cosa esattamente raccontare. Prendiamo per esempio la Liguria: c’è il mare, c'è la focaccia, c'è il pesto, c'è Portofino, ma queste cose la gente le conosce già tutte.
Abbiamo cercato il particolare, abbiamo voluto raccontare l'Italia quella vera, un po' diversa, proprio per immortalare quello che non è su tutti i tabloid, che non è “famoso”, per andare a suscitare più interesse nelle persone. Quando vedono la foto dicono, ma questa che regione è? Ma perché l'hanno presentata così? Cosa c'è di così speciale?
A Genova abbiamo scattato a Vico del Campo, reso celebre dalla canzone di Fabrizio De Andrè.
Foto meravigliose ad una donna e ad una professionista spettacolare, una mostra di assoluta bellezza e glamour da non perdere!
Stefania Vaghi
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