Andrea Sciarra

Andrea Sciarra

Un matrimonio da favola!

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Nato a Roma nel 1974, da sempre appassionato di fotografia, ho cominciato la mia attività fotografica a livello professionale da pochi anni. In procinto di essere iscritto all’elenco dei Giornalisti Pubblicisti,  ho collaborato per due anni con il Corriere Laziale.

Specializzato in fotografia cerimonialista e sportiva. Nikonista convinto, scatto con Nikon D3s ed ottiche rigorosamente Nikon.

Quando la passione diventa lavoro?

Di solito questo è un percorso a senso unico. Difficilmente si diventa professionisti se alla base non c’è la passione: si parte da lì per forza. Quando si intraprende questa strada, arriva il momento in cui si pensa che, tutto sommato, non sarebbe male se alla passione si unisse anche un po’ di profitto. E’ una domanda che si fanno quasi tutti...E’ in quel momento che la strada del fotografo si biforca. C’è chi rimane convinto che la fotografia debba essere solo un’espressione del proprio lato artistico, della propria passione, e come tale rimanere libera ed indipendente, e chi invece preferisce convertirla in professione anche a costo di qualche piccolo (o grande) compromesso di carattere economico/commerciale.L’ideale è riuscire a fare liberamente ciò che ti piace, ed essere anche ben pagato per farlo... ma purtroppo è il caso più raro ed il sogno più difficile da realizzare.Personalmente, mi piace usare la passione e pensarla come se fosse una forza, un carburante...quella spinta necessaria a superare tutti i sacrifici che la fotografia professionale richiede. Senza di quella, per me sarebbe impossibile sopportare le fatiche del lavoro.

Importante fotografo matrimonialista: la scelta ha carattere prettamente economico o ci sono ragioni meno razionali?

Sarebbe bello poter rispondere che la fotografia matrimonialista non sia una scelta dettata da un fattore economico. Ma non è così... Purtroppo in un mondo saturato da ogni tipo di immagine, dove basta un buon cellulare per scattare una foto decente è sempre più difficile produrre qualcosa che abbia un valore aggiunto. Il campo dei matrimoni è senza dubbio quello in cui questo valore esce fuori più facilmente: un po’  per l’unicità dell’evento, sia per la qualità delle immagini che è richiesta e diciamolo senza essere ipocriti, anche per il budget che solitamente chi si sposa è disposto ad investire. Sono convinto che molti fotografi matrimonialisti farebbero altri tipi di fotografia se ne avessero la possibilità, o meglio, se fossero altrettanto pagati. Questo non vuol dire che nei matrimoni non si riesca ad esprimere il proprio senso artistico o che non si riesca a lavorare con passione...anzi. Il contesto permette di catturare foto piene di emozione e situazioni interessanti all’occhio del fotografo più sensibile. E’ però innegabile che la fatica e la responsabilità siano maggiori rispetto a molti altri contesti fotografici, e solo la controparte economica riesce a farti superare questi ostacoli. Fare le foto a due sposi non è come fotografare un fiorellino in montagna.

Cosa ti rende diverso dai tuoi colleghi?

· Mah....difficile dirlo. Io penso che ogni fotografo abbia qualcosa di suo e sia diverso dagli altri. Potrei quindi rispondere “tutto”, ed ogni altro fotografo potrebbe rispondere allo stesso modo. La magia della fotografia è anche questa: esprimere in maniera univoca la sensibilità e la personalità di chi è dietro la macchina fotografica. A mio avviso non si deve avere la presunzione di avere qualcosa in più degli altri ne la convinzione di essere più bravo... Bisogna essere solo consapevoli della propria unicità come individui e di conseguenza come fotografi, ed esprimersi il più liberamente possibile.

Qual è secondo te  il matrimonio perfetto?

Sicuramente quello con gli sposi simpatici! Battute a parte, ci sono molte cose che possono rendere un matrimonio perfetto: gli sposi con la loro disponibilità e predisposizione alle foto; la location che aiuta moltissimo; le situazioni che si vengono a creare; la storia che c’è dietro ad un matrimonio e, non in ultimo, la fortuna!Sì, anche la fortuna conta quando si lavora ad un matrimonio. Io vivo spesso la fotografia come una stimolante prova di abilità, nella quale bisogna riuscire a cogliere l’attimo esatto in cui scattare una bella foto. La sensibilità, l’esperienza e l’attenzione costante e continua a quello che accade intorno a te è fondamentale, ma ci vuole anche una buona dose di fortuna per cogliere l’attimo giusto. Gli scatti più belli sono sempre quelli che non pensi troppo... Ti giri all’improvviso e la foto si materializza davanti a te, e pensi che se non ti fossi girato proprio in quel momento, non avresti mai scattato quella bellissima immagine e che la stessa sarebbe svanita mezzo secondo dopo... questa è anche fortuna, no?

I tuoi risultati sono frutto di esperienza sul campo o di corsi e studi?

Nella fotografia, così come in tante altre cose, ci vuole sempre una base dalla quale partire. Io ho cominciato a scattare per gioco, e inizialmente non avrei mai pensato di farlo diventare un lavoro. Quando le cose stavano prendendo una certa piega, ho deciso di iscrivermi ad un corso base e successivamente ad uno intermedio. Quello base mi è servito tantissimo, perché si imparano i fondamenti della fotografia e la logica con cui ragiona una reflex. Una volta appreso questo e dopo aver capito profondamente la relazione che c’è tra tempi, diaframmi ed ISO ognuno di noi può procedere con le proprie gambe e vedere fin dove arriva. Quello intermedio ha rafforzato alcuni concetti e mi ha reso ancora più consapevole. Ovviamente l’esperienza sul campo è fondamentale, e non esiste scuola o corso che possa insegnarti quello che ti insegnano 100 matrimoni vissuti in prima persona.

Qual è il matrimonio più strano che hai immortalato?

Mi è capitato un po’ di tempo fa di scattare ad un matrimonio in cui gli sposi erano davvero privi di entusiasmo. Sembrava si annoiassero... e la cosa, oltre a lasciarmi abbastanza sconcertato, mi ha creato alcune difficoltà: quando capitano matrimoni così è una vera e propria disgrazia per il fotografo e fare una foto che dica qualcosa, diventa un’impresa.

Che ricordi hai delle tue prime foto?

Il primo ricordo legato al piacere di scattare una foto, risale a molti anni fa. Ero in gita con la scuola a Parigi ed un mio compagno di classe aveva con se una macchina fotografica di un certo livello con un’ottica zoom. Io con me avevo la classica compattina anni ’80 in cui mettevi il rullino, giravi una ghiera per il caricamento della pellicola e scattavi senza pensare nemmeno a quello che stavi inquadrando. Beh... quando misi l’occhio nel mirino della macchina fotografica del mio amico, capii che cosa volesse dire fare una vera foto, e per la prima volta provai il gusto di catturare un’immagine che fosse davvero “fotografica”. 

· Che consigli senti di dare a chi vuole intraprendere la tua attività?

Il consiglio è di lasciar perdere se non si è armati di una grande passione.  Fare il fotografo matrimonialista è davvero impegnativo a livello fisico e soprattutto mentale. Bisogna avere una grande gestione emotiva di se stessi, non farsi sopraffare dallo stress e dall’ansia e soprattutto essere delle persone dalla spiccata empatia. Se non si possiedono queste doti o se non si è in grado di acquisirle in breve tempo, è meglio dedicarsi ad altri tipi di fotografia. Io stesso dopo aver fatto il mio primo matrimonio, tornai a casa convinto di non voler ripetere un’esperienza così dura e stressante per nessuna ragione al mondo! Poi grazie anche alle persone che ho avuto accanto in quel momento, ho tenuto duro e vinto parte di quelle paure che mi apparivano insormontabili. Adesso dopo molti matrimoni, posso dire che quello che faccio mi piace davvero tanto e che ho fatto la scelta giusta. Non nego però che un pizzico di emozione e di apprensione c’è sempre quando si lavora durante un’evento irripetibile. L’imprevisto, la situazione che può metterti in difficoltà, può saltar fuori in ogni momento: questa sensazione non svanirà mai ed infondo è parte integrante di questo lavoro.

· Cos' altro attira l'attenzione della tua macchina fotografica?

Amo molto la fotografia sportiva, e fotografare persone per strada... scene di vita comune. Cogliere un’espressione, un gesto, uno sguardo che racconti qualcosa. Cercare di dare voce ad un’immagine....Questo mi piace davvero.

· Qual è l'emozione più grande che hai provato scattando una foto?

Difficile dirlo. Ogni foto porta con se un’emozione. Mi è capitato di scattare una foto ad una sposa che piangeva pensando al Papà scomparso pochi mesi prima del suo matrimonio... E’ stato difficile scegliere se raccontare quel momento così intimo e vincere quel senso di pudore che si prova nello scattare una foto simile. Alla fine la scattai, e mi accorsi che stavo piangendo anch’io.

 Grazie mille! È stato un piacere leggere le risposte, trapela emozione anche in quello... Ultima domanda... Se mai dovessi sposarmi, ho diritto a uno sconto? 

Mi pare il minimo... 

Lasciamo i tuoi contatti:

andreasciarrafoto@gmail.com

www.andreasciarra.net

Laura Castriota Scanderbeg

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