Barbara Marin

Barbara Marin

La fotografia merita il mio tempo, la mia vita forse perché me l'ha salvata.

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Che donna è e che vita conduce Barbara Marin?

Prima di essere donna, sono un essere umano. Non mi sento diversa da qualsiasi altro abitante del pianeta, se non quando vesto i panni di mamma. Mio figlio scandisce le mie ore e i miei tempi. Quando si distrae o non ha bisogno di me fotografo, scrivo, ancora, spesso, sogno.

Quando ha capito che la fotografia è un'arte centrale nella sua vita?

Architetto insoddisfatto, vice direttore creativo per la pubblicità, sono arrivata alla fotografia per intuizione. Quando il mio art director impaginava le campagne da presentare al cliente, lo invidiavo perché poteva prendere la mia idea e realizzarla nel concreto, parlare col fotografo, appropriarsi in qualche modo profondamente del concetto, portandolo fino alla sua realizzazione. Io ero addetta a pensare - certo non era cosa da poco inventare ma quella disabilità a realizzare a me faceva sentire incompleta. Per me oggi é magnifico realizzare da sola quel che ho in testa. Dallo scatto, alla post produzione, alla stampa. Sono possessiva con le idee. Forse questo mi ha portato all' ecletticismo e a cercare di saper fare più cose possibili per gestire il mio bisogno espressivo. Nel 2010 é nato il mio bambino e ho comprato la mia prima reflex. Una Canon Eos 550d. E lui é stato il mio primo modello.

Cosa le ha dato la fotografia come donna?

Da piccola mi chiedevo perché noi possiamo guardare gli altri ma non possiamo vederci. I nostri occhi sono stati progettati per guardare il mondo ma non per guardare noi, se non attraverso uno specchio. Così ho iniziato a fare i primi self.Fotografarmi é stato mettermi al centro non per un bisogno esibizionistico ma per una necessità psicologica. La fotografia era terapia. Dentro l'obbiettivo ho sempre cercavo me stessa e riuscivo ad esprimere cose che non sapevo dire, attraverso la rappresentazione di me e del mio status interiore. Doloroso spesso, privo di difese e barriere ma decisivo per me. Come donna, dalla fotografia ho preso, ho preso molto. Ho acquistato una sicurezza che prima non avevo e per questo le devo molto. Le sono infinitamente grata. E dalla gratitudine é nato l'amore.

Nel suo lavoro cos'è a guidare le scelte dei soggetti e degli scenari: l'idea da comunicare o l'estetica del risultato?

Io sono una persona estremamente impulsiva. Impugno la reflex quando sento la necessità. E' come avere fame. Quando ho fame, ho fame e mangio. Così fotografo se ho immediato bisogno di farlo e come dire - chi c'è, c'é. Ho fame di comunicare e mi sazio. Sono come raptus. Poi certo mi capita di programmare un shooting e chiamare una modella, scegliermi una location ma non é la norma. L'estetica non é mai protagonista delle mie priorità. Per deformazione professionale io o comunico o poso la macchina. Ho bisogno di far arrivare il mio messaggio non mi interessa fotografare una bella modella seguendo il manuale della fotografia. La modella deve esprimere me, essere portavoce del mio dentro, non del suo. Non mi interessa la bellezza. E' il cosa non il come.Un discorso complicato da affrontare in poco tempo.

Ho letto un po' di lei e delle sue idee: quali sono gli artisti che maggiormente la ispirano nel suo lavoro creativo?

I miei maestri inconsapevoli sono stati inizialmente fotografi che io ammiravo e che mi hanno aiutato moltissimo nella crescita. Rosita Delfino, Gianni Boradori, Massimiliano Marchese, Martin Iman, Paolo Scarano, solo alcuni di quelli che mi hanno insegnato a camminare. Poi nel mio percorso ho incontrato altre persone speciali, come Patrizia Burra, una fotografa e una donna che ammiro e amo e alla quale mi sento molto vicina. Emanuela Migliaccio, grande comunicatrice e amica. Ultimamente ho scoperto nuovi autori: Jake Olson, Elena Shumilova, Martin Marcisovsky, Andrey Rossalev, Agnieszka Lorek, Peter Coulson.Come vede ho fatto nomi di persone vere reali perché rispondere Francesca Woodman o David Hamilton mi sembra presuntuoso. Io non voglio somigliare a nessuno e ciò che ispira la mia creatività é il mio stato d'animo. Come può intuire io amo la fotografia ma non rappresento il fotografo gonfio di sicurezze. Mi piace essere modesta e umile sempre, sono solo Barbara, sempre e per tutti.

Le capita mai di trovare nelle sue foto sentimenti o significati che non si aspettava?

Si sempre. Inizio cercando Ofelia e mi trovo a fotografare una declinazione di un dolore che con la mitologia nulla ha a che fare, mi sorprendo spesso di me, forse questa é la mia unica dote. Riuscire a sorprendermi da sola.

Ciò che ritrae le sfugge mai di mano?

Si sempre. Sfugge perché apro la mano e libero le idee. Niente deve essere sotto il mio controllo quando creo. E' come scrivere dopo aver bevuto un bicchiere di vino o due. Una meraviglia.

Il suo mondo privato in che modo "si intrufola" nella sua fotografia?

Non si intrufola, scardina le porte, sfonda le finestre. Io non ho un privato, io ho me stessa e quello che provo e vivo. Non sono affatto riservata, amo raccontare, anzi direi che é una necessità. Ammiro che dice di essere geloso del suo privato, io sono già abbastanza gelosa delle persone che amo e la gelosia non fa stare bene. Cammino scalza nel mondo e senza vestiti. Chi mi ama mi ama per questo, chi mi odia, non merita di essere citato.

Ci racconta che cosa è The Imaginarium e cosa si propone di realizzare con questo progetto?

The Imaginarium nasce da un'idea come tutte le idee, gravida di un obiettivo. La condivisione delle immagini proviene da una contaminazione. Tra gruppo, pagina e immaginario - i desiderata della fotografia son declinati con linguaggi e lingue diverse e diversi gusti tutti tendenti ad uno stesso mood che fugge dalla realtà, sicuramente non si associa al realismo o alla fotografia prettamente documentaria, perciò, la street e poco presente a meno che non sia essa stessa evoluta nel pensiero del fotografo prima o dopo la sua creazione. dal nulla a tutto - con gran forza sostenendo la potenza della post produzione come indice di progresso, e non di riempimento di incapacità fotografica. La fine della diatriba é sulla nostra pagina. The Imaginarium si divide in due grandi anime: il colore e il bianco e nero.Esiste un gruppo dedicato proprio al monocromo, gestito splendidamente da Roberto Pireddu, Giuseppe Tangorra.

Due gruppi e una pagina di riferimento. La pagina https://www.facebook.com/imaginarium.net - due gruppi : https://www.facebook.com/groups/ImaginariumGroup/ e https://www.facebook.com/groups/imaginariumbw/ - un profilo FLICKR http://www.flickr.com/photos/115541275@N06/ un magazine on line http://flip.it/9nsGw un magazine mensile, stampabile anche in cartaceo http://issuu.com/tributetophotography. La sindrome di Imaginarium é un contagio che simula la compresenza di autori attuali, neofiti, grandi fotografi e amatori. Tutti insieme, costituiscono un mondo di dei, una sorta di Olimpo al quale appartenere diventa quasi normale per via della grande “amicalità” e della struttura del team - che non è piramidale ma familiare senza rinunciare all'autorevolezza.

Come e quando é nato The Imaginarium?

Il 13 genn. 2014. Solo 6 mesi fa. E oggi festeggia i suoi primi 50.000 Likes. Inaspettato - sinceramente sorprendente per me ed il mio team.Grazie a Daniele Fusco che mi ha sostenuto e mi ha aiutato ad aprire una pagina sulle ceneri di alcuni sgambetti che ormai ho dimenticato. Con lui e con me uno staff che non posso non citare, Daniele Fusco President: Lorenzo Crinelli Vice-President: Martin Marcisovsky Editor supporter: Antonella Renzulli,Admin Controller: Shaun Poston, Michele Abriola,Administrator Of Selection: Engin Kocyigit,Evidence supporter: Silvia Petrone,Black and White Group: President: Gianpiero Di MolfettaAdmin of Selection : Roberto Pireddu and Tangorra GiuseppeAdmin Controller: Giovanna MeoEditorial Suppoter: Cinzia Anna Rizzo, Marianna Mosconi, Marcy Cicchino PhotographyIn collaboration with : Lucian Parvulescu - Lily SylviebGianluca Mgsurf - Noorhadi Saleh Antonio E. Ojeda Emanuele Dello Strologo Daniele Fusco -Yansen Sugiarto -Christian Sciannamè - Cak Dony Chrismanto - Marco Matteucci - Kaleem Taj Shaik.Cooordinator of The Publications: João Freire - Roberto Pireddu In collaboration with: Antonella Renzulli, Paola Palmaroli, Lorenzo Crinelli,Laura Drake Enberg, Francesca Iona, Joao Freire, Marta Bentkowska, Francesco Ruffoni,Katie Andelman Garner, Elsa Gabo, Amritpal Singh Luthra, Melina McGrew McConnaughy ,Mark Batulan Biwit, Ahmad Zakeri,Kaleem Shaik Official Writers: Paola Palmaroli & Lorenzo Crinelli

Si aspettava un simile successo? Quali sono i prossimi progetti ed obiettivi?

Non mi aspettavo nemmeno questa intervista, mi sono vista esplodere tra le mani questa bomba che mi ammala ogni giorno della sindrome di Stendhal. Vedo arte, arte, arte. Scopro ogni giorno immagini straordinarie e autori legati a noi da grande affetto. Il prossimo grande obiettivo é un invito ad una Conferenza importantissima, di cui non posso dare dettagli ora, che grazie alla generosità dei suoi organizzatori, mi consentirà di parlare di The Imaginarium a una platea di fotografi. Aspettiamo il 2015.

Per i 100.000 fan invece, aspetto Natale.

E' The Imaginarium il suo regalo alla fotografia?

Lo chiamerei un omaggio, un tributo. La fotografia merita il mio tempo, la mia vita forse perché me l'ha salvata.

Lei è un'artista che vive per la fotografia: cosa vorrebbe in un domani "immaginario" ed ideale per gli artisti che si dedicano alla fotografia?.... e per Barbara Marin? Qual'è il suo sogno?

Rispondo con ordine: Per chi si dedica alla fotografia vorrei un mondo più accessibile, economicamente, perché é vero che non conta il mezzo ma chi scatta ma non sempre é così semplicistico risolvere la questione. In quello stesso domani sogno che scompaiano le invidie e le gelosie da prime donne, perché la fotografia non é danza classica e non ci sono prime ballerine.Per Barbara sogno poco. Un viaggio in Malesia. Una medicina contro la miopia. Sogno la felicità di mio figlio. Sogno The imaginarium fuori da FB e questo più che un sogno é una promessa che faccio ai nostri autori, alla loro passione. Al mio team, e al suo amore per la fotografia e di conseguenza per me. Sogno la prossima intervista, magari con voi. Grazie per l'opportunità che ci avete dato.

Barbara Marin THE IMAGINARIUM™ Founder (con Daniele Fusco)

                                                                                                                                                    ‎Annamaria Maurelli

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