Salvatore Fornelli

Salvatore Fornelli

Con la fotografia sportiva cerco di cogliere l'attimo

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Sempre attento al mondo dello Sport, UnfoldingRoma incontra oggi Salvatore Fornelli, fotografo sportivo dell'agenzia Activa Foto.

Salvatore ci parla di sé e della sua carriera a cuore aperto, raccontandoci, dal suo punto di vista, quello che rappresenta la sua passione, passione che oggi è diventata il suo mestiere. Salvatore è diretto, poche persone possono vantarsi di fare un lavoro appagante, divertente e soprattutto capace di trasmettere forti emozioni, in chi lo fa ed in chi lo riceve.Grande tifoso romanista, ( e forse un po' in ansia per il prossimo match che vede i giallorossi confrontarsi nello scontro diretto con la Juventus), ama lo sport in genere, non solo a livello agonistico, ma anche per il messaggio di coesione, spirito di squadra, impegno e fratellanza che lo sport in genere dovrebbe trasmettere, ma che spesso passa in secondo piano rispetto allo spettacolo che sempre ci si aspetta da un evento sportivo.

Quando ha capito che voleva fare il fotografo e come ha iniziato?

Ho cominciato presto,avevo vent'anni e mi sono innamorato subito di questo mestiere.

Come per ogni cosa, si comincia dalle basi, nel mio caso ho preferito affiancare alcuni fotografi esperti, dei veri professionisti piuttosto conosciuti a Roma, prima come assistente, poi come operatore video, spesso in occasione di cerimonie, poi...beh, poi mi sono appassionato sempre di più alla fotografia.

Che tipo di percorso è stato inizialmente? Ha avuto delle difficoltà?

Difficoltà no, non direi, quando ho cominciato era tutto diverso, quello si, il lavoro stesso era diverso, le macchinette fotografiche erano diverse,all'epoca non si parlava ancora di digitale, c'era la pellicola, lo sviluppo, "la camera oscura"; era un lavoro forse più tecnico, o direi quasi "artigianale", anche per quello i costi erano più sostenuti, noi fotografi venivamo pagati meglio,  il materiale professionale aveva un peso specifico, ma anche l'esperienza faceva la differenza. Oggi, con l'avvento del digitale, molte cose si sono semplificate, e grazie a questo anche i costi si sono alleggeriti. 

Poi si è spostato nel campo dello sport.

Sì dopo tanti anni di cerimonie, dove facevo sia l’operatore video, che il fotografo (matrimoni, comunioni, battesimi, saggi di danza, sfilate di moda... etc.) pian piano per diversificare e fare maggiore esperienza, ho voluto cimentarmi in questo nuovo campo. Il mio lavoro mi da soddisfazione perché comunque la fotografia è passione, arte e quando ho pensato allo sport ho pensato anche all'idea del movimento. Nelle classiche foto da cerimonia le foto sono statiche, metti in posa le persone e fai la foto, scoprii  invece che la fotografia sportiva con il movimento era tutta un’altra storia quindi ho cominciato pian piano a fare qualcosa a livello locale, sport minori, squadre minori e poi ho cominciato ad apprezzarlo sempre di più ed ho iniziato a dedicarmi allo sport.

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A proposito di sport, lei si occupa principalmente di calcio e in particolare della Roma. Due passioni unite dalla sua professione:

Il calcio in generale è una passione che ho sempre avuto da bambino, però la fotografia mi piace a prescindere, unendo le due cose ho imparato che in realtà mi piaceva cogliere "l'attimo" ,ed eccomi qua. Il discorso sulla Roma è nato quando da bambino mio padre mi portò a vedere la mia  prima partita all’Olimpico, era un Roma-Inter, avevo 12-13 anni e finì 1-1, segnarono Pruzzo e Altobelli, lo ricordo come se fosse ieri e lì è nata la passione per la Roma.Mi innamorai dei colori, delle sensazioni,  della Curva Sud del tifo caloroso che c’era all’epoca e che non era come adesso. C’erano i tamburi, i fumogeni, le bandiere, i colori giallorossi e la passione è iniziata da lì.

Lo scatto più bello che ricorda?

Uno in particolare che ricordo, a parte i tanti anni di carriera, è stato un gol di Gervinho quasi di tacco che segnò alla Juve in una semifinale di Coppa Italia un paio di anni fa, dove presi il gol da dietro la rete e uscì il giorno dopo sulla Gazzetta dello Sport, firmato a mio nome e non dell’agenzia.Un’emozione grande perché fu una foto particolare fatta non con le macchinette da fermo dietro la porta, ma con la macchinetta in mano e quella è stata una grande emozione anche dopo tanti anni di pubblicazioni, poi contro la Juve... e si sa che cosa c’è tra Roma e Juve. E poi un altro ricordo importante per la mia carriera è stato aver pubblicato uno scatto di Francesco Totti. Per me è stata una grande emozione, da romanista, pubblicare a nome mio, Totti che ha un’espressione particolare in un’intervista in cui lui diceva che poteva fare a meno del gelato purché la Roma vincesse lo scudetto.Una foto particolare, bellissima che indicava qualcosa ed era molto espressiva. Una foto non di cronaca ma un articolo su quest’aspetto che fece Massimo Cecchini della Gazzetta dello Sport. Queste sono state le foto più emozionanti della mia carriera, ce ne sono tantissime, ma queste sono le più belle che ricordo.

C’è invece una foto che non ha mai fatto e che sogna di realizzare?

Una finale di un Mondiale di calcio, che non ho mai fatto per problemi logistici ed economici. Gli Europei li ho fatti più volte, perché in Europa è capitato spesso di poter partecipare a grandi eventi.

Spesso è a contatto con i calciatori qual è la sua idea dei giocatori di oggi rispetto a quelli del passato?

Prima si guadagnava molto meno, si può dire che eravamo più o meno tutti sullo stesso piano, ed erano più avvicinabili. Non so se il soldo veramente dia alla testa a questi ragazzi, ma la maggior parte sono un po' scontrosi e difficilmente raggiungibili anche parlandoci, quindi non mi piace questo rapporto che hanno con la gente. Posso fare un esempio sempre inerente al calcio: anni fa prima delle qualificazioni mondiali del 2014, eravamo a Coverciano, era aperto anche al pubblico e c’erano tanti bambini e lì l’ambiente è differente, quasi tutti i calciatori sono passati in mezzo ai bambini e alla stampa, molti si sono fermati a fare autografi e foto, l’unico molto scontroso e maleducato è stato Balotelli che è andato via da un’altra parte del campo. Praticamente è stato insultato da una signora che gli ha detto ‘sei un grandissimo maleducato qui ci sono bambini che ti aspettano’ e mi ha colpito molto questa scena perché rispecchia un po’ quello che è il calcio di oggi. Non mi piace questo comportamento ma per fortuna non è di tutti, però è brutto perché diamo un cattivo esempio ai bambini, quando invece sia il calcio che lo sport in generale deve essere una cosa bella e non solo rivolto ai soldi e alla bella vita che fanno i giocatori, forse questo, è uno dei difetti del calcio, un atteggiamento che non accade per esempio nel rugby. Queste sono le cose che mi piacciono.

Cosa le piace degli altri sport che segue per lavoro, tipo il rugby?

Il rugby è molto bello, mi è piaciuto tanto anche perché l’ha fatto mio figlio da piccolo, intorno ai 14-16 anni, l’ho seguito e gli facevo le foto. È molto bello perché non girano tanti soldi e poi alla fine c’è il terzo tempo dove si mangia tutti insieme, vincitori e vinti, lì  chi ha perso è trattato allo stesso modo di chi ha avuto la meglio sul campo, insomma si è tutti amici. Forse per quello, perché non girano tanti soldi intorno, ma è uno degli sport che ammiro anche per quanto riguarda la correttezza e la sportività e perchè per l'appunto non si pensa solo al denaro. Ci sono anche altri sport, però il rugby colpisce per questo fatto del terzo tempo, che viene messo in evidenza dalle società sia quelle importanti a livello di Nazionali o di Eeccellenza, che amatoriali ed ora anche nelle scuole, in provincia e nelle periferie. Fanno di tutto per portare i bambini a questo   sport sano, bello e pulito e pubblicizzano molto questo aspetto del terzo tempo.

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L'agenzia di cui fa parte (Activa Foto) si occupa solo di sport?

È solo sportiva. La mia carriera l’ho fatta con diverse agenzie, io stesso ho diretto diverse agenzie, poi sono andate male perché non tutti condividevamo le stesse cose. Circa 3-4 anni fa, insieme al mio socio Fabio Alfano, abbiamo creato l’Activa Foto, l'agenzia che dirigo, dove faccio foto e di cui sono anche il direttore responsabile. Con Activa Foto facciamo tutto lo sport in generale,  principalmente calcio, ma non solo quello: facciamo boxe, rugby, pallanuoto, pallavolo, un po’ meno i motori, perché spesso non succede niente di particolare, ci sono macchine e moto che passano e non c’è l’attimo da cogliere, a meno che non accade qualcosa come incidenti o sorpassi nella curva dove ti trovi, rispetto ad altri sport dove in qualsiasi momento puoi cogliere l’attimo.

Trattate eventi sportivi su tutto il territorio e anche all’estero?

Lavoriamo in Italia, la copriamo a 360 gradi, poi ci dedichiamo anche ad  eventi all’estero, per esempio quest’anno ho fatto gli Europei in Francia, come ho fatto quelli del 2008 in Svizzera e Austria. Diciamo che se ci sono eventi internazionali da coprire e possiamo andare, quando abbiamo la copertura finanziaria, facciamo lavori anche all’estero. Ovviamente eventi importanti.

Che cosa si sente di consigliare a chi vorrebbe intraprendere la carriera da fotografo?

È cambiato tanto il lavoro del fotografo, chi non ha vissuto l’analogico non capisce cosa vuol dire fare il fotografo, per chi è nato solo con il digitale, come i ragazzi di oggi che hanno iniziato la loro esperienza da fotografo o i corsi e si trovano già il digitale, qualcosa è cambiato. Per me la fotografia era e rimane l’analogico e tutto manuale, tanti ora lavorano in automatico ma non ha nulla a che vedere con la fotografia professionale di base. Quindi consiglierei di fare dei corsi da gente seria e con professionisti, perché non tutti fanno corsi per fotografi sportivi.  Anche se la fotografia di base è importante, quella sportiva è tutto un altro mondo, quindi consiglierei di fare dei corsi, poi chi fa la scuola è molto più preparato perché a livello teorico vengono preparati benissimo, però poi tra la teoria e la pratica c’è molta differenza, perciò parlo anche di corsi pratici e non solo teorici. Apro una parentesi, siamo stati contattati da una scuola di fotografia, Foto Sport Lab, dove, il mio socio ed io, facciamo i supervisori e insegniamo in questi corsi durante questa esperienza, abbiamo notato che i ragazzi che frequentano i corsi di fotografia sportiva apprendono meglio questo tipo di lavoro quindi consiglio di fare sia i corsi di base che di fotografia sportiva.

Qual è la differenza tra fotografia di base e fotografia sportiva?

Nella fotografia sportiva devi cogliere l’attimo rispetto a quella classica. Oggi come oggi è tutto più semplice, perché la foto la vedi subito, se hai sbagliato, reimposti la macchinetta e rifai la foto, diventa più difficile quando hai perso un gol, quello si. Prima con l’analogico si buttavano tanti rullini,soprattutto prima di imparare a fare le fotografie perché dovevi sapere quali impostazioni dare alla macchinetta e se non facevi questi corsi, non potevi imparare a lavorare manualmente, visto che non c’erano le impostazioni automatiche, ecco perché adesso è tutto molto più semplice. Più semplice, ma è molto più difficile entrare nel mercato, perché il digitale ha un po’ ammazzato il mercato. Prima le apparecchiature costavano di più e ce l’aveva il fotografo professionista e poi c’era il fotografo amatoriale che non poteva mai raggiungere i livelli del professionista. Adesso con le attrezzature di oggi è cambiato tutto, perché con pochi soldi prendi una macchinetta che se sei bravo ti permette di fare delle belle foto. La forbice che c’era prima si è ristretta, anche se poi il professionista resta tale e si vede dalle foto, però il mercato è sceso, e quindi adesso è molto più difficile entrare nel settore, sempre parlando di quello sportivo, per le cerimonie è tutta un’altra cosa. Rispetto a tanti anni fa, quando ho iniziato, non è stato difficile entrareinquesto mondo, oggi invece sì, perché c’è tanta concorrenza che però non è fatta purtroppo solo da professionisti, ma anche da amatori che con attrezzature e senza far alcun tipo di corso si spacciano per fotografi, tutto a discapito della qualità e del prezzo perché più si abbassa la qualità più scende il prezzo. Ecco perché adesso si guadagna di meno. Inerente alla fotografia sportiva posso fare un esempio: a una conferenza stampa adesso con i telefonini le foto ferme da conferenza stampa vengono fatte dai giornalisti che le mandano direttamente ai giornali, così non pagano le foto dalle agenzie e dei fotografi. Prima non c’erano i telefonini e le foto le facevano solo i fotografi e ovviamente in questo caso si parla di foto da fermo e non in movimento durante una partita o nei palazzetti bui o nei campi poco illuminati, dove ci vuole per forza un’attrezzatura professionale. In precedenza mi ha chiesto se ho trovato difficoltà a iniziare: prima no, ma adesso ci sono tante difficoltà.

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Ha iniziato come operatore video lavorando anche al montaggio. Come mai è partito da quella professione?

La passione è iniziata dal fare video e poi creare i montaggi, dalla produzione alla post produzione. Era una passione nata fin da giovane, vedevo i programmi, le riprese che facevano alle cerimonie, ho sempre iniziato dalle cerimonie anche per quanto riguarda il video.

Potrebbe ritornare al video?

Il video rispetto alla fotografia è molto più semplice, perché una volta che conosci le quattro impostazioni della telecamera hai risolto, se poi ci intefacciamo con quelle di oggi che hanno un meccanismo’automatico è tutto più semplice. Con la fotografia è molto più difficile: Ecco perché la fotografia ti appassiona di più. Cogliere l’attimo con il video è più facile, perché segui l’azione di qualunque sport. Tornare al video? no, forse a livello lavorativo se servisse dal punto di vista economico. Momentaneamente no, perché mi piace troppo la fotografia.

Un commento sulla situazione della città di Roma con l’arrivo della Raggi.

Non abito a Roma, anche se fino ai 25 anni ho vissuto in città, adesso vivo in periferia al mare a Torvajanica, però ci vado spesso per lavoro. Per quanto riguarda la Raggi a me piace molto, però non mi è piaciuto il discorso sulle Olimpiadi e sui Mondiali di Rugby che non sono stati approvati. Sta un po’ penalizzando lo sport e come cittadino dissento che adesso a Roma non si possa fare più niente, perché sono stati fatti investimenti sbagliati, addirittura lo stadio della Roma è in alto mare. È una gestione da rivedere, poi su tante cose non vivendo proprio a Roma non le provo tutti i giorni, anche se forse ha tante buone idee. Però nel caso dello sport non si può rinunciare a delle manifestazioni così importanti, si parla di eventi in programma tra 7-8 anni, insomma ci sarebbe stato il tempo per lavorarci sopra e secondo me ha penalizzato molto l’immagine della città e dell’Italia per quanto riguarda lo sport. Sì, verranno fatti gli Europei del 2020 ma giocheranno solo tre partite a Roma quindi non è la stessa cosa, per le Olimpiadi è stato fatto un grave errore.

Cosa ne pensa delle barriere e delle curve vuote all’Olimpico?

Condivido quello che hanno fatto i tifosi di Roma e Lazio fino a poco tempo fa, non mi è piaciuto il derby in cui i laziali hanno riempito la curva Nord perché era una lotta che stavano facendo insieme. Però condivido quello che i tifosi hanno fatto, perché questo accade solo a Roma, sono successi tanti altri casi in altri stadi dove non sono stati presi altri provvedimenti. L’esempio più banale è il motorino caduto a San Siro, qualche titolo, due righe di giornale e nulla di più, ma  ci  sono altri episodi in altri stadi, mentre Roma è penalizzata. È vero che ci sono dei tifosi, che poi non sono tali, molto facinorosi e violenti, pseudotifosi che stanno portando via una cosa bella a questa città. Negli anni sono cambiate tantissime cose, però questa storia delle barriere è assurda. Mi chiedo perché queste cose succedano solo a Roma.

Da tifoso giallorosso le chiedo un commento su Juventus-Roma di domani sera?

È difficile, per me è una partita da tripla, perché la Juventus vista fino adesso non ha brillato più di tanto, ha vinto delle partite da Juve, cioè una squadra molto cinica che ti colpisce al primo errore, ma così ho visto anche la Roma sia nel derby, che con il Milan, anche la squadra di Spalletti in quelle due occasioni ha saputo aspettare e approfittare dell’errore dell’avversario, come quello commesso da Niang facendosi parare il rigore da Szczesny,per poi colpire nel momento giusto. Nel derby è stata la stessa cosa. Mi è sembrata una squadra un po’ più matura rispetto alle altre volte in cui magari cercava per forza il gol e poi veniva punita, perché comunque la difesa della Roma ha molte pecche e spazi vuoti, forse per  i giocatori che non sono ancora pronti e maturi come quelli di una squadra da scudetto. Però sono molto ottimista: è una partita aperta a tutti i risultati, anche se prevedo un pareggio che andrebbe bene alla Roma. Metterei la firma per un pareggio, ma ripeto sono abbastanza ottimista vedendo le ultime partite. Poi la Juve è sempre da temere perché è la squadra più forte, come collettivo e organico, quindi la paura c’è sempre quando vai a giocare a Torino. Paura di perdere perché per noi romanisti dopo il derby questa è la partita più sentita.

Grazie a Salvatore Fornelli per l'intervista

Sabrina Redi 

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