Giandomenico D’Angelo

Giandomenico D’Angelo

Ho la possibilità di raccontare, attraverso la fotografia, un pezzo di storia popolare.

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Giandomenico D’Angelo, nato ad Avezzano nel 1982 , per gli amici “Jimmy”, nomignolo affibbiatogli durante gli anni universitari a L’Aquila. Si avvicina alla fotografia quasi per caso e grazie allo Sport, vero e proprio banco di prova. Numerose le pubblicazioni e le collaborazioni con le testate giornalistiche, regionali e nazionali, come il Corriere dello Sport.  Nel tempo il suo campo di azione si espande al di la dello sport, passando dal reportage di eventi e manifestazioni, fino ad arrivare a cerimonie private di vario genere.

Che rapporto hai con la tua macchina fotografica: la consideri la tua migliore amica?

Ad oggi, senza dubbio, una compagna di vita. Che mi segue negli spostamenti quotidiani e senza la quale non andrei da nessuna parte. Zaino in spalla e batteria carica, perché ogni attimo può essere quello giusto per uno scatto. 

Quando scatti cosa ti ispira di più?

 Mi piace fotografare il movimento, tanto che prediligo la fotografia sportiva. Questo non significa che  non mi colpisce un bel tramonto, o un bel volto, o qualsiasi altra cosa che racchiuda una mia sensazione o emozione. 

Vivi nello splendido Abruzzo, cosa ti colpisce a livello visivo della tua regione?

L’Abruzzo è la regione verde. La possibilità di passare dal mare alla montagna, da un lago ad un borgo medievale, lo rendono un posto pieno di ispirazione, basti pensare che fotografi del calibro di Cartier-Bressons , in Abruzzo,  hanno soggiornato e trovato illuminazione.

Il rapporto con la tua terra, le tue origini. Come ti rapporti con le tue tradizioni?

Sono fiero ed orgoglioso di essere Marsicano ed Abruzzese. Vivo in un piccolo paese dove ancora si tiene la chiave alla porta, dove ci si conosce tutti e sopravvivono culti e tradizioni secolari. Mi ritengo fortunato perché, ogni giorno, ho la possibilità di raccontare,  attraverso la fotografia,  un pezzo di storia popolare.

Si dice spesso che l'anima della fotografia rispecchia anche l'immagine. Come puoi definire tutto ciò?

Una bella foto non la fa una buona macchina fotografica, bensì il fotografo con il suo occhio. Personalmente mi avvicinai alla fotografia dopo il terremoto che colpì la città di L’Aquila dove vivevo. Era una periodo di forti emozioni contrastanti e riuscii a trovare una valvola di sfogo nella mia prima reflex attraverso la quale davo una forma ai miei pensieri.

Vuoi essere ricordato come un grande fotografo oppure per aver immortalato un grande scoop?

Sarebbe bello essere ricordato per entrambi, naturalmente dalle mie parti si vola basso.

La notorietà potrebbe farti cambiare nei riguardi degli altri, ottica e atteggiamenti?

Non credo. Molte volte la mia umiltà e ingenuità mi hanno portato a confrontarmi con persone che hanno approfittato di me e del mio fare fotografia. Anche se un giorno diventassi il fotografo più importante e richiesto al mondo, rimarrei ciò  che sono e prenderei esempio da quelle persone che ad oggi mi hanno aperto gli occhi  con i loro preziosi consigli.

Puoi scattare qualsiasi cosa oppure hai un tuo codice deontologico?

No, non scatterei qualsiasi cosa. Per etica, ad esempio, fotografando incontri di boxe, non ho mai voluto immortalare un pugile insanguinato, anche se la Boxe, in fondo, è fatta di questo. Penso che la fotografia debba cogliere la realtà di un attimo, nel rispetto della dignità delle persone.

La mercificazione dell'immagine femminile? Credi che per essere dei modelli ci voglia una regolamentazione ben precisa e si debbano imporre delle norme?

La mercificazione del corpo delle donne è frutto della società di oggi che sembra essere rovinata su più lati. Il corpo femminile è da sempre il soggetto preferito di artisti e artiste, ma vivendo nell’era di Internet, in cui tutto può essere facilmente venduto e trasformato, potrebbe essere giusto stilare una serie di norme per il rispetto sia di chi sta davanti l’obiettivo che per chi vi sta dietro.

La tua canzone preferita che ti accompagna nei momenti di duro "lavoro" di post produzione delle immagini? Secondo te questi software sono di aiuto oppure no?

Adoro ascoltare i cantautori italiani da De Andrè a Ivan Graziani, gente che ha lasciato un segno in questa epoca.  Oggi ascoltavo “Andrea” di De Andrè, domani non so, dipende dal mio stato d’animo. Per quanto riguarda i software di post-produzione credo che abbiano tolto al fotografo la possibilità di imparare il cento per cento della fotografia, anche se ad oggi sono il pane quotidiano, un po’ costoso, di chiunque faccia fotografia.

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