Riccardo Musacchio

Riccardo Musacchio

Fotografare la musica, il teatro, la danza significa cercare di toccare quello che non è tangibile, l’emozioni che l’arte provoca e che stimola tutti i sensi dalla vista all’udito passando ..........

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A metà marzo 2015 l’Auditorium Parco della Musica durante la festa del libro “Libri Come” ospiterà una mostra fotografica legata all’evento e intitolata “AUTORITRATTI”. Uno degli autori è Riccardo Musacchio, giornalista, pubbicista romano e  fotografo ufficiale dello stesso Auditorium e dell’Orchestra di Santa Cecilia che ad Unfolding Art Magazine Roma racconta questo eccezionale progetto, ricordando tutti i suoi successi precedenti, partendo dal debutto a vent'anni. Musacchio prima di fotografare gli spettacoli, danza e dive come Elton John, Eleonora Abbagnato o Placido Domingo ha collaborato per anni con La Repubblica, il Corsera, Il Messaggero, L’Unità, il Teatro dell’Opera di Roma, L’Accademia Filarmonica e con la Santa Sede durante gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II. Da qualche anno si avvale della preziosa collaborazione di un altro fotografo, Flavio Ianniello, che ha portato un prezioso contributo di idee ed energie.

Con quali testate hai collaborato finora? Ricordi ancora il tuo debutto?

Difficile trovare un vero e proprio debutto. Come spesso accade, si inizia amatorialmente e a volte accade di pubblicare su un giornale la prima foto. Mi ricordo era un quotidiano, Il Giornale D’Italia e la foto era scattata all’inaugurazione di una fiera al Palazzo dei Congressi a Roma. Un fotografo d’agenzia aveva “bucato” il momento inaugurale perché stava cambiando la pellicola e l’ufficio stampa della manifestazione ha usato la mia. Sono passati più di 30 anni e sono ancora miei clienti! All’epoca avevo 20 anni e ne dovevano passare almeno altri 5 o 6 in cui alternavo lavoro e università per poi iniziare nel 1990 la professione in modo esclusivo. Come tutti i colleghi che si occupavano di foto-giornalismo, il riferimento principale erano i quotidiani a Roma e le agenzie di stampa a Milano. I miei principali erano La Repubblica, il Corsera, Il Messaggero e L’Unità; la mia agenzia era la storica Farabolafoto per poi passare successivamente in Grazia Neri. Ora, lavorando con gli uffici stampa, ho pubblicato su migliaia di quotidiani e magazine sia cartacei che web. Da subito ho pensato che lo spettacolo fosse il mio genere di fotografia, era una passione ancor prima di diventare professionista. Però non mi sono diretto nello spettacolo televisivo dove gravitava la quasi totalità dei colleghi romani (le altre due grandi categorie professionali romane erano, ovviamente, la politica e lo sport). Io mi occupavo principalmente di concerti dal vivo e, casualmente, ho iniziato a tenere d’occhio l’Orchestra di Santa Cecilia e il Teatro dell’Opera di cui seguivo con grande assiduità tutte le programmazioni e le prove. A distanza di tanti anni, posso dire che questa è stata una vera fortuna. Frequentare questo tipo di ambiente così distante dalle grandi masse, così introverso e difficilmente accessibile, ha fatto in modo che diventassi un punto di riferimento e di attenzione sia per i giornali che per gli uffici stampa. Con il Teatro dell’Opera ho collaborato per più di 10 anni e ancora ora accompagno l’Orchestra di Santa Cecilia come fotografo ufficiale.

Diventare il fotografo ufficiale di un posto meraviglioso come l’Auditorium Parco della Musica ti ha creato dei malumori con qualcuno?

L’Auditorium Parco della Musica di Roma è nato proprio per dare una sede stabile all’Orchestra di Santa Cecilia ma il progetto di Renzo Piano così esteso in diverse sale ha fatto in modo che si ampliasse la programmazione anche per moltissimi altri eventi culturali. Essere fotografo di Musica per Roma, società che gestisce l’Auditorium, immagino che sia un’aspirazione di tutti quelli che fotografano nel mio settore per cui è ovvio che molti vorrebbero essere al mio posto ma non mi sembra di aver mai avuto discussioni o malumori manifestati da colleghi, almeno non diretti.

Quali sono le dive, le star più famose che hai fotografato all’Auditorium?

Per quanto riguarda la Musica Classica, credo di avere incontrato praticamente tutti i maggiori direttori e solisti del nostro tempo. I più conosciuti al grande pubblico sono Claudio Abbado, Zubin Metha, Cecilia Bartoli ma è bellissimo lavorare con il nostro direttore principale, Antonio Pappano, che dirige l’orchestra con una passione unica. Altri grandi nomi che mi vengono in mente possono essere Elton John, BB King, Crosby Still & Nash per il rock. Eleonora Abbagnato per la danza, e poi tanto jazz, Keith Jarrett, Stefano Bollani.

Con quali di loro ti sei trovato meglio? Quali di loro non dimentichi e perché?

Un direttore d’orchestra che non posso dimenticare e che ora non c’è più, è Giuseppe Sinopoli. Non era solo un musicista ma un artista molto più grande anche come uomo e come insegnamento. Con lui avevo il patto che non avrei utilizzato le sue foto prima che lui le avesse approvate e non l’ho mai disatteso. Di 50 foto magari ne sceglieva 4 ma stai sicura che quelle 4 giravano il mondo! Quando ero al Teatro dell’Opera spesso lavoravo con Zeffirelli, rapporto ad alta tensione ma grandi opere! Placido Domingo, un gentiluomo d’altri tempi, una volta mi ha paragonato al barone Scarpia della Tosca “Avanti a lui tremava tutta Roma” mi disse tra l’ilarità dei presenti Gigi Proietti regista lirico nell’Opera “Benvenuto Cellini” di Berlioz, è stato un lavoro difficile da dimenticare. Un immagine di Proietti non famosa quella del regista d’Opera che rivela una professionalità, se possibile, ancora più straordinaria che nel teatro di prosa. Con i grandi del rock è difficile ad avere un rapporto diretto, gli argomenti di confronto sono sulle postazioni da osservare e per quanti brani è consentito fotografare. Regole che puntualmente si cerca di violare anche soprattutto per il piacere di portare a casa la foto più bella e più intensa cosa difficile da ottenere a inizio concerto. Ricordo sempre divertito un concerto Rock dove c’era il mio alter ego Flavio in cui era assolutamente proibito fare foto oltre i primi 2 brani: Flavio fece una foto credo a un bis dove la cantante si sporge tra il pubblico e si fotografa con i fans… beh, la foto “proibita” sta ora su una locandina incorniciata e autografata da lei! L’ipocrisia delle regole.

Hai fotografato anche dei vari incontri del Santo Padre con i Capi di Stato ricevuti in udienza privata. Sei credente? Cosa pensi delle religioni?

Ho iniziato a seguire il Vaticano nel 1999 per la Farabolafoto. Il 2000 sarebbe stato l’anno del Giubileo e gli occhi del mondo erano su Roma. Il Papa era Giovanni Paolo II già molto malato ma con energie ogni giorno rinnovate. Durante il Giubileo ci furono tantissimi eventi con milioni persone ma il culmine è stato sicuramente l’incontro con i giovani di tutto il mondo a Tor Vergata. Tra l’altro erano i primi tempi di trasformazione dalle pellicole tradizionali alle fotocamere digitali, molto divertente. Con Benedetto XVI ricordo un servizio in cui ero al seguito come fotografo di scena di una troupe tedesca per un documentario e il Papa venne a sapere che stavamo girando e ci diede appuntamento alla pista di atterraggio dell’elicottero ai Giardini Vaticani. Andammo il regista, l’operatore e io; il Papa ci venne incontro accompagnato dal segretario e ci salutammo con molta semplicità. Ottenni anche di fare delle foto in posa da solo con il Papa e ricordo che il comandante delle Guardie Svizzere si teneva a “distanza di cortesia”. Ora non riesco a seguire con la stessa assiduità, vado soprattutto alle udienze private con capi di stato come membro del pool dei fotografi permanenti. In queste occasioni si ha l’opportunità di girare in spazi sconosciuti ai più che meriterebbero di essere visitati da tutti.

Lo spettacolo, il teatro, la musica fanno parte della tua vita. Cosa trovi di eccitante e originale nel fotografare lo spazio, il palcoscenico, gli eventi?

Spazio, palcoscenico, evento sono termini che rappresentano solo minimamente ciò che è l’arte e quindi la fotografia di essa. Fotografare la musica, il teatro la danza significa cercare di toccare quello che non è tangibile, l’emozioni che l’arte provoca e che stimola tutti i sensi dalla vista all’udito passando anche per il tatto e l’olfatto. Perché il legno del palcoscenico ha un profumo e ogni teatro ha il suo e inevitabilmente tutte queste sensazioni ti accarezzano senza che tu te ne accorga ma di certo ti rimangono e riaffiorano quando torni in un posto dove manchi da tempo. Anche se ho fotografato migliaia di volte in situazioni apparentemente simili, saranno sempre originali e non si può evitare di cercare di evolversi per cercare sempre nuovi stimoli.

Da 15 anni collabori con Flavio Ianniello, studente del Cine Tv. Com’è nata questa collaborazione?

Un grande stimolo è stato l’arrivo di Flavio 15 anni fa ed è stato veramente per caso. Aveva studiato fotografia al Cine Tv appunto e stava per volare a Milano in cerca di lavoro. Ci incontrammo grazie alla vecchietta della porta accanto, la signora Margherita che mi chiese se lo potevo incontrare perché lei era amica del padre. Io ero sulle mie ma gli misi in mano un paio di pellicole diapositive e gli chiesi di seguire un concerto rock. Come me aveva la passione per questo genere di fotografia e da li le pellicole sono continuate e moltiplicate per anni e ancora ora condividiamo tutta la nostra programmazione.

Prima di fermarti hai viaggiato parecchio. Non ti manca lavorare sul campo? Le avventure, la natura, i reportage?

Quello dei viaggi è stato un bel periodo e ho un sacco di ricordi meravigliosi! Si facevano dei servizi interessanti, divertenti e si affrontavano situazioni inedite. Come tutte le cose, le situazioni cambiano. Senza quasi accorgersi ti ritrovi a fotografare altro ma l’importante è continuare ad esserci e divertirsi su quello che fai ricordando con piacere quello che hai fatto.

Esattamente lo scorso anno a febbraio esibivi le tue opere in una mostra fotografica comune dedicata alla danza “Equilibrio fuori scena”. Quest’anno con cosa ci sorprenderai?

“Equilibrio Fuori Scena” è stato un punto di arrivo e allo stesso tempo di partenza. E’ stato un progetto comune e condiviso con Flavio Ianniello e Paolo Porto che è un fotografo specializzato in danza contemporanea ed è stato uno dei primi colleghi-amici che ho incontrato all’inizio della mia professione. La mostra aveva l’idea di trasportare i danzatori al di fuori dello spazio scenico e di ambientarli nell’architettura dell’Auditorium. Per questo motivo non è importante chi avesse scattato materialmente la foto o girato il video ma l’ambizione del progetto è stata quella di creare delle situazioni condivise anche con i danzatori che risultassero efficaci. Quest’anno a Marzo, durante “Libri Come” la festa del libro in Auditorium, Flavio e io lavoreremo si un progetto che si intitola “AUTORItratti” scritto proprio così perché nella parola così graficamente composta ci sono 3 significati: 1) Autori che saranno gli scrittori fotografati 2) Autoritratti che rappresenta l’idea di condividere con loro il proprio ritratto 3) Tratti saranno le impressioni e le frasi che gli scrittori potranno scrivere sulla loro fotografia stampata istantaneamente. La mostra sarà esposta durante “Libri come” a metà Marzo in Auditorium.

Joanna Longawa

UnfoldingRoma

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