Jon Gorospe

Alla galleria 28 Piazza di Pietra la personale del fotografo spagnolo - intervista di Alessia de Antoniis

483
stampa articolo Scarica pdf

De Magnete – North, di Jon Gorospe, è la nuova personale che Francesca Anfosso ospita nella sua galleria 28 Piazza di Pietra fino al 31 gennaio.

Attenta al panorama artistico nazionale ed internazionale, Francesca ha voluto nuovamente esporre le foto di Jon, da lei già portato a Roma nel 2016.

Nato nel 1986 a Vitoria, nei Paesi Baschi, Jon Gorospe si laurea in arte presso l'EASD, Istituto superiore di arte e design. Completa poi la sua formazione artistica studiando fotografia e arte con artisti spagnoli. Nel corso della sua carriera ha ottenuto vari premi. Vive e lavora tra Oslo e Vitoria. Le sue fotografie sono già state esposte in Norvegia, Russia, Singapore, Germania, Francia, Portogallo e Stati Uniti. Le sue foto, stampate con una tecnica conosciuta come dye sublimation heat press, prevede che la foto, stampata prima su carta, sia poi trasferita su una lastra di alluminio con l'ausilio di una pressa a caldo, garantendo nitidezza dei colori e resistenza nel tempo.

Jon, come nasce la sua passione per la fotografia?

Ho iniziato a fotografare circa dieci anni fa, facendo foto in maniera intuitiva ad amici e familiari, magari da condividere sui social, come molti della mia generazione. Poi ho deciso di studiare fotografia, per giocare con le mie foto spingendomi fino al limite. Per questo la maggior parte dei miei lavori sono super astratti o minimalisti. Qualche volta sembrano delle foto, altre delle astrazioni.

Cosa l'ha spinta a lavorare su paesaggi nordici?

Nel 2015 mi sono trasferito in Norvegia, e ho iniziato a lavorare sui paesaggi, in modi differenti a seconda del progetto. Mi sono trovato immerso in scenari fuori dal comune e mi sono lasciato coinvolgere da questa natura incontaminata. È stato, per me, un passaggio naturale quello di documentare, in maniera assolutamente soggettiva, i paesaggi che mi circondavano, guardandoli attraverso l'obiettivo della mia macchina fotografica.

Lei ha un particolare utilizzo del concetto di riduzione in scala: trasforma ciò che è grande in piccolo e viceversa. Come mai?

È il mio modo di rapportarmi al paesaggio in modo spirituale, utilizzando e giocando con le dimensioni: l'altezza, la profondità e la loro riduzione in scala. Creare queste rappresentazioni della natura, ti permette di capire meglio te stesso che, di fronte alla potenza del paesaggio, hai la possibilità di sentirti davvero grande o infinitamente piccolo, come polvere nell'immensità. La chiave per comprendere la spiritualità racchiusa in noi stessi, e il nostro rapporto con il contesto circostante, potrebbe trovarsi in ciò che è grande come in ciò che è piccolo. Un concetto che mi affascina, poi, è quello di frattale, conosciuto in geometria, per cui un oggetto, in natura, si ripete uguale a se stesso ma su scale diverse. In natura i frattali si trovano in tantissime realtà, come le montagne e i cristalli di ghiaccio, che io amo fotografare.

Gorospe alterna foto in bianco e nero a paesaggi o fenomeni naturali dai colori accesi. Alcune foto sono frutto di sovraesposizione, in altre gioca con tempi di esposizione prolungati. Nelle sue opere, un iceberg diventa un cristallo o un minerale, mentre un particolare di un lago ghiacciato appare come una galassia. Non c'è assenza dei scala in Jon, c'è semmai la sua relatività. Nulla è grande o piccolo in assoluto: la chiave di lettura e, in questo caso, l'unità di misura, è data dalla percezione, dallo stato d'animo dell'uomo che guarda l'universo del quale fa parte. Ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e ciò che è in alto è come ciò che è in basso, diceva Ermete Trismegisto. L'uomo come misura dell'universo. L'uomo come chiave di lettura. L'uomo come universo nell'universo. La rappresentazione della realtà, che l'obiettivo ritrae in modo oggettivo, si trasforma, nella fotografia di Jon Gorospe, in una visione assolutamente soggettiva, al di fuori del tempo e dello spazio, in una rappresentazione che si libera dai vincoli delle dimensioni reali, delle scale di misura, propri di un mondo visto con gli occhi, per approdare ad una visione attraverso l'anima dello spettatore.

Alessia de Antoniis

© Riproduzione riservata