Elisa Cogotti

Elisa Cogotti

Man mano che passa il tempo e aumentano consapevolezze e le esperienze,capisci che è l'impegno e l'estro a farti andare avanti e che ci sarà sempre chi è peggiore o migliore di te e chi è peggio di te

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Come è nata la tua passione? C’è stato qualche avvenimento particolare che ti ha spinto a seguire questa strada piuttosto che un’altra?

Sono cresciuta con la passione per l'arte in generale. Da piccola mi capitava di avere un impulso prorompente verso il disegnare e creare (piuttosto che giocare o guardare la tv) e allora lo facevo ovunque: mentre i miei stavano in fila dal dottore oppure in terra a casa dei parenti durante le festività, o in strada coi gessetti colorati. Il mio “isolarmi” per dedicarmi a qualcosa di artistico mi ha sempre aiutata a concedermi momenti di tempo solo miei e questo è stato il mio modo di crescere e conoscermi meglio: la mia creatività non è mai stata soffocata. In seguito ho persino frequentato il Conservatorio per studiare musica. Ho conosciuto tanta gente nella mia vita e ho sempre avuto estrema empatia con coloro che vivono di arte e che fanno sì che essa impregni completamente la loro esistenza. Così ad un certo punto della mia vita ho deciso di fare lo stesso con la mia, seguendo più il cuore che la ragione e lottando affinché quella che era solamente una passione potesse diventare un vero e proprio lavoro, credendoci con tutta me stessa. Vivo le cose in maniera molto passionale, credo nel potere terapeutico dell'arte e soprattutto della fotografia, grazie a cui posso immortalare attimi di vita irripetibili.

In un’epoca, come quella moderna, dove la tecnologia è onnipresente e la moda è quella di farsi le foto in qualunque situazione, anche la più intima, quali frecce al suo arco può vantare un fotografo professionista al giorno d’oggi? Cosa ha ancora da dire, questo settore?

E' difficile farsi strada nel mondo del lavoro, al giorno d'oggi. Ancora di più nel campo artistico, dove spiccare il volo ed emergere fra tanti non sempre è facile. Io credo però che una grande passione richieda un grande coraggio e tanto impegno; se non merita né coraggio né impegno allora forse si stanno incanalando le energie in qualcosa non adatto a noi. Per avere successo (e per successo non intendo certo la fama, ma il riuscire in qualcosa che amiamo davvero) è indispensabile prima di tutto conoscersi a fondo.Una volta che ho individuato le mie priorità e le mie propensioni, tutto è stato più facile, nonostante in realtà non lo fosse per niente: ho mollato tutto per dedicarmi completamente alla fotografia, ovvero quello che mi faceva sentire libera, felice e appagata. Non c'era nessuna garanzia, nessun porto sicuro ma la voglia di riuscire e di dare tutta me stessa in qualcosa che per me valesse davvero la pena, mi ha fatta sentire un leone ruggente in tante situazioni che in passato mi avrebbero certamente demoralizzata o portata a rinunciare. Solo quando ho toccato con mano il mio coraggio, ho capito che avevo trovato il lavoro della mia vita. Un fotografo al giorno d'oggi dev'essere capace di reinventarsi sempre, con nuove idee e nuovi progetti, deve fare più esperienze possibili, non sentirsi mai arrivato ma soprattutto cercare il confronto con chi risulta essere una fonte d'ispirazione talmente grande da portarci a chiederci: “Chissà come fa”. La forza di volontà smuove il mondo, ragazzi, e questa è una cosa bellissima. Il punto è che le risorse più forti e vincenti non si possono comprare coi soldi né trovare “credendo” nella fortuna: stanno proprio dentro di noi, una volta trovata la chiave di porta non se ne apre solo una, bensì milioni. Credere in se stessi e nelle proprie attitudini è fondamentale.

Che rapporto hai con la tecnologia proprio tu che, nella tua vita professionale, ci lavori costantemente? E il cosiddetto “selfie”?

Beh sarei ipocrita se vi dicessi che la tecnologia non è fondamentale nel mio lavoro! Per tante cose sono all'antica, ad esempio utilizzo ancora carta e penna per appuntarmi le cose e benché abbia provato svariate volte a scrivermi le cose sul cellulare o creare un' “agenda digitale” (si chiamano così?), ho sempre fallito. Si alla tecnologia, ma non per tutto. Sul lavoro sicuramente si, anche se c'è da dire che al tempo dell'analogico le fotografie erano certamente più “pensate” e non esisteva di certo quello che io chiamo lo “scatto compulsivo” che c'è ora con l'era della digitale. Ho riso a lacrime davanti ad un cartello con su scritto: “Se ci fossero ancora i rullini, col c**** che ti mettevi a fotografare il pranzo”. Rende l'idea, dai!Selfie? Ma intendete sta moda di farsi le foto da soli, spesso con la bocca a culo di gallina (le donne) e il petto nudo (gli uomini)? Credo sia solo una delle tante manifestazioni di sciovinismo umano, ingenuo quanto poco artistico. Ma non serve essere sempre seri nella vita, no?

In un mondo dove uno smarphone ormai fa tutto, anche le foto in alta definizione, e dove gli strumenti del tuo lavoro, per quanto costosi, sono diventati molto più accessibili, cosa ne pensi della spietata concorrenza nel tuo settore? Tu la “senti”?

La concorrenza esiste da sempre e in ogni settore ma non è quella a fermarci, siamo noi che ci sentiamo inferiori o inadeguati e allora ci arrendiamo davanti al timore di essere uno qualunque in mezzo a tanti talenti e quindi non essere abbastanza; all'inizio mi arrabbiavo davanti alle brutte copie o riproduzioni di qualche mio scatto o idea, perché ci mettevo anima e corpo e mi sembrava mi venissero come rubati. Man mano che passa il tempo e aumentano consapevolezze e le esperienze, capisci che è l'impegno e l'estro a farti andare avanti e che ci sarà sempre chi è peggiore o migliore di te e chi è peggio di te oggi potrebbe insegnarti qualcosa di importante domani. Chi oggi risulta più avanti di te, domani potresti averlo superato.Guardare con invidia il prossimo è il peggior modo di investire il proprio tempo. Anzi, amo collaborare con colleghi talentuosi e umanamente validi, perché un confronto con loro corrisponde ad una nuova lezione di vita. Accade sempre.

Come riesci a cogliere l’attimo magico nella tua fotografia?

“Carpe diem”: è il segreto dello stile di reportage. Almeno così dovrebbe essere. Avere occhio di riguardo verso quei momenti che meritano di essere immortalati credo sia un dono. Ci sono fotografi che scattano milioni di foto (anzi, immagini) sperando di essersene portata qualcuna decente a casa: se lavorassi così mi sentirei un robot e non un artista.Saper cogliere l'attimo è qualcosa che davvero ha poco a che vedere con gli studi e la tecnica: è un incontro fra cuore e mente. E' lì che si vede davvero se un fotografo ha talento o meno: sai decidere percosa valga la pena e cosa no?

C’è qualche figura importante, nel lavoro come nella vita, che ti ha influenzato positivamente?

La pratica buddista è stata determinante nella mia vita, sia nel mio percorso di donna che in quello di artista. Grazie alla fede buddista sono riuscita a conoscermi davvero a fondo, ho imparato a credere al 100% nelle mie capacità e ho imparato a distinguere cose e persone per me positive da cose e persone per me negative. Questo mi ha permesso di attorniarmi di persone sincere e che hanno portato tanta energia buona nella mia vita e io le ho lasciate entrare pian piano. Ne sono davvero grata, perché poi cresci e capisci che amare se stessi significa anche fare spazio solo per chi lo merita perché solo in questo modo ci si attornia di sincerità. La sincerità è davvero tutto. Senza quella non può esistere alcun legame affettivo davvero valido e con radici profonde.

Quale è il tuo fotografo preferito?

Il mio fotografo preferito è Henry Cartier-Bresson. Le sue fotografie odorano di cantina, di ricordi così belli che anche non avendoli vissuti è come se fossero un po’ anche mie, anche tue. Di tutti noi. Le sue fotografie sono un baule della nonna, così ricco e saggio che sai che ci troverai di certo qualcosa di entusiasmante seppur antico e quindi lontano dalla tua realtà. Ritrovo tanto di me nelle sue fotografie (come persona ovviamente, come artista non ho questa presunzione): spontaneo ma saldo, romantico e vero, razionale ma geometricamente corretto allo stesso tempo. Ecco, se potessi essere qualcosa, io vorrei essere una fotografia di Bresson. Ed è proprio a lui che ho dedicato la mia prima fotografia esposta ad una mostra, due anni fa. “L'uomo. L'uomo e la sua vita, così breve, così fragile, così minacciata. [..] Io mi occupo quasi esclusivamente dell'uomo. I paesaggi sono eterni, io vado di fretta.” (H.C.Bresson)

Sempre più celebrità, come il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, scelgono di essere seguiti da un consulente di immagine. Spesso e volentieri questi consulenti hanno avuto un passato nel mondo della fotografia. Accetteresti di fare un lavoro simile se ti accadesse? E se si, per chi?

Non so se accetterei mai un lavoro del genere, probabilmente non ne avrei nemmeno le competenze. Comunque non mi pongo mai dei limiti e delle regole nella vita: faccio quello che reputo più giusto qui e ora, al momento sono fotografa e mi va benissimo così. Il futuro chissà cosa serba per me, se dovesse capitarmi una proposta simile di certo valuterò se sarà il caso o meno.

Sempre più spesso, nei programmi, siamo costretti a sorbirci deprimenti primi piani di persone in grave stato di prostrazione psico-fisica. Cosa pensi di questa tv del dolore e di questa perenne morbosità ad indagare sui fatti più intimi dell’essere umano?

Parlate con mio padre, vi racconterà cose divertenti a riguardo: fin da ragazzina ho avuto in mente un progetto semplice ma di tutto rispetto, se ci pensiamo bene: “il telegiornale delle buone notizie”. Sarebbe bello se ogni tanto si accendesse la tv pensando: “ora voglio proprio sentire cos'è successo di bello nel mondo”. Avete mai sentito qualcuno esordire così accendendo la tv? No? Peccato.

Tu sei sarda, e hai dimostrato di amare la tua terra scegliendo di lavorare qui. Cosa pensi del futuro della Sardegna dal punto di vista politico? Che futuro ti immagini per quest’isola?

Si sono sarda, e la Sardegna è una terra bellissima. Ha tante risorse naturali davvero poco sfruttate e valorizzate e questo è un peccato. Campi rigogliosi e un clima mite che da la possibilità di vivere bene per 12 mesi all'anno: sicuramente non viene trattata come merita.Lo diceva anche De André, no? “La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi: ventiquattromila chilometri di foreste, di campagne, di coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso.”E' anche vero che d'altra parte c'è un tasso di disoccupazione davvero alto e mancano attività stimolanti e culturalmente valide per i giovani. Spesso ci vediamo costretti, per fare un salto di qualità, ad andar via da qui. Io stessa ho vissuto all'estero e ho viaggiato, un po' per curiosità e un po' perché il mio animo artistico non è fatto per la staticità. Ironia della sorte, è stato grazie alla fotografia che mi sono fermata qui e ho sentito l'esigenza di parlare di me nella mia terra, iniziare a costruirmi qui una carriera. Trovo sia giusto lasciare la Sardegna se qualcosa di meglio ti aspetta aldilà del mare e non mi metto nessun vincolo, potrei andarmene in qualsiasi momento: ma il fatto che abbia deciso di aprire il mio studio proprio qui e non in città (ho scelto San Sperate, un paese vivo e stimolante dal punto di vista artistico), mi fa capire che qui c'è ancora tanto da fare, proporre e creare e io inizio proprio dalla mia terra e anzi, ringrazio tutte le mie clienti che hanno creduto in me e che hanno contribuito alla realizzazione del mio sogno.

Ritieni che, nella tua professione, la Sardegna possa darti spunti di miglioramento lavorativo e professionale?

Si assolutamente si, e ho tanti progetti da mettere in campo che vedono la Sardegna coinvolta a 360°. Amo la mia terra e ovunque andrò, lei sarà sempre il punto di partenza di tutto.

Parlaci del progetto al quale stai lavorando ora, “Tenerezze d’amore”.

Credo nel valore della famiglia e delle unioni genuine e sincere e quando tutto questo si è unito alla fotografia, è nato Tenerezze d'Amore: una celebrazione della vita e della famiglia. Penso che questo tipo di fotografia abbia il prezioso potere di unire ancora di più le persone e le coppie; questo l'ho constatato più volte e da allora il mio lavoro-passione ha assunto un valore ancora più grande.Sono la fondatrice di questo progetto, che prende il nome dal negozio di abbigliamento neonatale della mia mamma biologica; ricordo ancora i colori pastello, l'odore di saponetta e borotalco ma soprattutto l'amore che metteva lei nel suo lavoro.Tenerezze d'Amore rappresenta un po' il mio passato, il mio presente ma anche il mio futuro e forse per questo ci credo così tanto: è autentico, naturale e dolce. Quando penso a questa carriera intrapresa, alle mie scelte, mi torna in mente la frase di Chaplin: “Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che d'intelligenza abbiamo bisogno di dolcezza e di bontà. Senza queste doti la vita sarà violenta e tutto andrà perduto.” Credo che il significato insito nel lavoro che ho scelto, sia proprio quello di preservare il buono che c'è in noi tutti, valorizzarlo con le mie fotografie ; mi impegnerò affinché questo compito possa svolgerlo sempre meglio.

Grazie Elisa,sei stata veramente gentile.In bocca la lupo per il tuo lavoro...

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