ONDADURTO TEATRO Debutta Al Donizetti Opera Festival

ONDADURTO TEATRO Debutta Al Donizetti Opera Festival

L'Opera incontra le arti performative in occasione del bicentenario del debutto di “Pietro il Grande Kzar delle Russie” - Alessia de Antoniis intervista Lorenzo Pasquali

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30 persone, 59 macchine di scena, 230 costumi, 2900 bulloni e dadi.

Questi sono solo alcuni numeri che identificano Ondadurto Teatro, compagnia romana guidata da Marco Paciotti e da Lorenzo Pasquali, incentrata sul Physical Theatre, il Nouveau Cirque ed il Gesto.
Basati su un linguaggio visivo di forte impatto, i loro spettacoli prevedono l’uso combinato di grandi oggetti in movimento, macchinari, fuochi d’artificio, giochi d’acqua, proiezioni video e musica.

ll 15 novembre, ONDADURTO TEATRO debutterà nel mondo dell’Opera con “Pietro il Grande Kzar delle Russie”, una produzione della Fondazione Teatro Donizetti, per una prima internazionale che si svolgerà a Bergamo durante la quinta edizione del Donizetti Opera Festival sotto la direzione artistica di Francesco Micheli.

Lorenzo Pasquali di Ondadurto Teatro rivive con noi l'esperienza unica di questo connubio tra Opera e arti performative, punto di arrivo di un lungo percorso che ha portato lui e Marco in giro per il mondo.

Lorenzo, quando e da quali esperienze artistiche è nata la compagnia Ondadurto?

Ondadurto Teatro nasce nel 2005. Io e Marco Paciotti, fondatori della compagnia, abbiamo seguito un percorso di studio legato alla pedagogia di Lecoq e sin dagli esordi per noi è nata un forte curiosità per tutte quelle esperienze artistiche che alle fine dello scorso millennio avevano contribuito a creare una nuova visione delle arti performative come il Living Theatre, Pina Bausch, Ariane Mnouchkine, La Fura dels Baus, Royale de Luxe.

Il nostro interesse era alimentato soprattutto da tutte quelle realtà che negli anni avevano portato gli spettacoli fuori dai “teatri di pietra” e, attraverso l’utilizzo e la sinergia dei linguaggi espressivi, erano riusciti a rendere “popolare” e universalmente fruibile un arte ormai “anacronistica”.

Avete iniziato a lavorare prima in Italia o all’estero?

Sin dai primi anni i nostri spettacoli, per contenuti e linguaggi espressivi, sono andati in tour per lo più all’estero ( Francia, Austria, Polonia, Germania, Corea del Sud ).

Era, e lo è tuttora, molto forte in noi il desiderio di sperimentare ed entrare a contatto con esperienze artistiche internazionali: molto chiara, infatti, era in noi la consapevolezza che la nostra crescita artistica non poteva ritenersi estranea da un profondo processo di contaminazione.

Andare in tour all’estero ci ha dato la possibilità di vivere ed entrare in contatto con tutto ciò che in Italia ancora non si vedeva, o che noi volevamo conoscere.

Ci ha fatto capire che l’organizzazione del lavoro poteva avvenire secondo altre metodologie e che la scelta dei linguaggi era essenziale per poter “parlare” con popoli differenti, opinioni altre, punti di vista variegati. 

Che tipo di crescita negli anni ha avuto il vostro lavoro?

La crescita in questi anni è stata esponenziale, grazie anche al fatto che ci riteniamo degli artisti liberi, liberi da ogni imposizione, di mercato o politica, ma fedeli ad un’onestà creativa ed intellettuale che ci ha sempre contraddistinto: questo ci permette di scegliere, ma soprattutto di osare e rischiare.

Il nostro desiderio di creare spettacoli che fossero (e che siano) per il pubblico un’esperienza emotiva unica e possano essere fruiti da un target il più eterogeneo possibile, al di là di ogni cultura, età o estrazione intellettuale e sociale, ha portato alla creazione di un linguaggio che ormai ci contraddistingue, un linguaggio unico nel suo genere. 

Ad un certo punto del vostro percorso avete sentito l’esigenza di intervenire in maniera più incisiva con il testo. Cosa vi ha spinto a farlo?

In realtà il testo per noi è solamente uno tra i tanti linguaggi espressivi che utilizziamo nei nostri spettacoli.

Per anni abbiamo creato utilizzando una narrazione visiva, legata alla potenza drammaturgica dell’immagine.

Il particolare momento storico in cui oggi viviamo, questo nuovo medioevo che vede la messa in discussione dei diritti fondamentali, il disastro ambientale perpetuato dai potenti del pianeta, ha reso indispensabile l’esigenza di intervenire più incisivamente: l’utilizzo del testo, un testo come elemento narrativo o come parola astratta, ci dà la possibilità di esprimere il nostro punto di vista in maniera netta ed inequivocabile.

Siete più conosciuti all’estero che in Italia, ma sembra che i conti si stiano pareggiando. Secondo voi quali sono i motivi di una difficoltà oggettiva nel rendere popolare il vostro genere?

Veniamo da una lunga esperienza svolta all’estero, quindi ora l’Italia sembra accorgersi di noi… per un gusto esterofilo che tanto contraddistingue il nostro Paese.

Il problema fondamentale in Italia, però, rimane che si investe poco nei nuovi linguaggi, si fanno programmazioni poco lungimiranti atte a creare e sostenere le nuove realtà.

In questo panorama ovviamente delle eccezioni degne di nota esistono, e soprattutto ci sono buone pratiche che andrebbero estese su tutto il territorio Nazionale. All’inizio del nostro percorso avremmo voluto tantissimo entrare in contatto con alcune di queste esperienze/pratiche produttive che oggi iniziano a creare nuovi circuiti.

Fortunatamente è stato fondamentale l’incontro con chi ha creduto in noi e ci ha aiutato sin dai primi passi investendo in noi tempo ed energie.

Colonna portante è stato il nostro sponsor di riferimento Massimo Carsetti.

Ma soprattutto il genere che noi abbiamo sempre creato è ed è stato sempre attento a rivolgersi ad un pubblico vasto… possiamo forse dire un gusto “pop” pervade i nostri spettacoli.

Per noi bisogna cancellare definitivamente il vecchio preconcetto che l’arte sia una forma elitaria di intrattenimento, piuttosto che uno strumento di crescita sociale ed economica: per noi l’arte contribuisce a creare non solo integrazione, crescita culturale e arricchimento emotivo, ma anche lavoro e sviluppo economico.

Quali sono i Paesi in cui vi sentite più a "casa"?

Per noi la Germania è uno dei paesi dove maggiormente il nostro lavoro negli anni è stato apprezzato e valorizzato. Molti i festival che soprattutto all’inizio della nostra carriere ci hanno programmato ed invitato nelle loro programmazioni.

La Spagna, più precisamente la Catalogna, ci ha accompagnato nel nostro percorso di crescita e sviluppo sostenendo economicamente le nostre produzioni, quando in Italia era ancora molto complesso avere contributi per il lavoro che stavamo facendo.

Siamo molto legati però anche con il Cile con il quale abbiamo una forte collaborazione. Lì infatti abbiamo creato una versione del nostro spettacolo storico Felliniana, che ogni anno va in tour e nel quale si è creata una stimolante sinergia tra attori cileni ed italiani.

Musica, circo, gesti, fisico, grandi macchinari, costumi. A parte il canto sembrano proprio i contenuti di un’opera. Vi aspettavate di aggiungere quest’altro fiore all’occhiello? Mi riferisco chiaramente a Pietro il Grande

Non poteva non mancare nel nostro percorso artistico l’incontro con l’Opera.

Molti sono i punti in comune con questa forma artistica: il fatto che sia stata una forma d’intrattenimento popolare, che utilizzi diversi linguaggi espressivi, ma soprattutto il gusto per lo stupire con l’imponenza degli impianti scenografici e degli effetti speciali… in effetti sembriamo fatti proprio l’uno per l’altra!

Come è nata la collaborazione con la Fondazione Donizetti?

Il direttore artistico Francesco Micheli, ci ha voluto per il festival da lui diretto. Siamo molto grati per averci dato questa opportunità di mettere mano ad un’Opera, quella di Pietro il Grande, che nel 2019 compie 200 Anni, un’Opera Buffa messa in scena solo 3 volte.

Francesco Micheli ha creduto nel nostro lavoro e ci ha dato carta bianca per la creazione delle scene e dei costumi, per la regia e la guida dei cantanti. Pensiamo sia un’occasione unica, alla quale stiamo ormai lavorando da molti mesi.

Senza svelarvi troppo vi invitiamo alle repliche che si terranno al Teatro Sociale di Bergamo il 15 e 23 Novembre ed il 1 Dicembre 2019.

Quali collaboratori avete coinvolto in questa grande avventura?

Per questa nuova avventura abbiamo coinvolto ovviamente tutta la grande famiglia di Ondadurto Teatro. Non potevano mancare i nostri attori che ci accompagneranno e arricchiranno la messa in scena con la loro esperienza, grande energia e versatilità.

Le macchine sceniche e tutto l’impianto scenografico è stato ideato e realizzato grazie al nostro insostituibile sponsor Massimo Carsetti che da sempre ci supporta e ci sostiene.

La collaborazione sui costumi, ideati e creati dalle menti geniali dei K.B. Project ci vede ancora una volta insieme, in un percorso di collaborazione che nel corso degli anni si sta sempre più consolidando. 

Siete degli amanti dell’Opera?

Si, siamo amanti dell’Opera e siamo più che altro affascinati da questo mondo che, anche se apparentemente molto distante da noi, ci accomuna per le sue caratteristiche espressive.

Il mondo dell’Opera sta finalmente iniziando un processo di trasformazione e rinnovamento che speriamo possa avvicinarlo sempre di più a un pubblico ancora più ampio ed eterogeneo. Per anni, almeno in Italia, l’Opera è stata restia ai nuovi linguaggi e contaminazioni; recentemente però questa tendenza si sta invertendo.

Alcune esperienze stanno portando il mondo dell’Opera più vicino ad un pubblico giovane. Esempi concreti sono l’Opera di Roma con il progetto “Opera Camion” grazie al quale diverse Opere, come il Don Giovanni di Mozart, sono state portate in spazi urbani e non convenzionali e soprattutto in quartieri popolari della città; oppure la Donizzetti Night del Festival Donizetti Opera che per una notte stravolge la città di Bergamo, invadendone strade e piazze con sperimentazioni espressive e contaminazione di linguaggi che raramente riusciamo ad incontrare nel nostro Paese.

Dopo l’Italia quale altra parte del mondo vi aspetta?

Terminata questa avventura che ci terrà a Bergamo per due mesi, partiremo immediatamente per il Cile dove nei mesi di Dicembre e Gennaio saremo in tour con il nostro spettacolo storico “Felliniana”. Da lì inizierà il tour di questo spettacolo per il Centenario del grande Regista.

A Febbbraio saremo in Germania a Freidburg dove presenteremo in anteprima internazionale il nostro nuovo spettacolo, nato in collaborazione con il RomaEuropa Festival, Meraviglia!, spettacolo in cui abbiamo voluto prendere posizione al fine di costruire un mondo migliore, più sostenibile e attento in difesa della nostra Madre Terra.

E poi stiamo iniziando a programmare il nostro tour verso Oriente a cavallo tra il 2020 e 2021… ma per scaramanzia non vi diciamo ancora dove.

Come si svolge la messa in opera di un vostro spettacolo? Immagino che l'utilizzo e la costruzione di grandi macchinari scenici, implichi l'uso di grandi spazi. Raccontami la fase embrionale.

La primissima fase di creazione di uno spettacolo arriva dal desiderio di sviluppare un determinato racconto o suggestione, di sviscerare una tematica a noi cara in quel preciso momento storico o più semplicemente dar spazio ad un nostro impulso creativo.

Prima cosa quindi è la tematica, il soggetto, che viene immediatamente seguito dalla ricerca dell’estetica del racconto.

Per noi riuscire a raccontare attraverso la forza espressiva delle immagini è uno dei punti chiave del nostro linguaggio artistico.

Per questo la fase fondamentale è l’ideazione della scenografia attraverso la creazione di disegni e bozzetti e in seguito modellini in scala.

Altro elemento fondante è la ricerca della colonna sonora che, di spettacolo in spettacolo, ci porta a collaborare con diversi musicisti e compositori.

Parallelamente iniziamo una fase di studio e ricerca con gli attori con i quali, attraverso improvvisazioni su musica e su specifiche tematiche creiamo scene, partiture danzate e idee di possibili personaggi.

Una volta centrato il soggetto, compresa l’estetica, sperimentato il lavoro con gli attori, cominciamo ad arricchire l’immagine attraverso la creazione del costume che, come per gli altri elementi espressivi, non è mai solamente vestito di scena ma diviene esso stesso elemento parlante.

La ricerca e la creazione del materiale video e degli effetti speciali è un’altra fase del nostro lavoro che contribuisce a rendere unici i nostri spettacoli.

Infine arriva la messa in scena, le prove, dove tutti questi elementi vengono messi al servizio della narrazione attraverso un gioco di costante equilibrio.

La vostra è una compagnia che guarda ai giovani, se un lettore con velleità artistiche volesse avvicinarsi al vostro lavoro come potrebbe fare?

Prima di tutto informarsi, cercarci, seguirci nelle nostre attività, conoscerci.

Abbiamo in attivo numerosi progetti e produzioni e siamo costantemente alla ricerca di nuovi incontri e collaborazioni.

Lo si può fare attraverso il nostro sito http://ondadurtoteatro.it/it/ e attraverso i canali social ( Facebook, Twitter, Instagram ) o più semplicemente si può scrivere una mail e chiedere un incontro.

Quali qualità non devono mancare ad un eventuale candidato?

Noi siamo una compagnia con attori e collaboratori molto giovani, ma al tempo stesso esigiamo da chiunque collabori con noi una grande preparazione e professionalità .

I nostri attori hanno molteplici competenze e abilità ed il loro percorso formativo deve essere sempre in movimento e costante crescita.

Ciò che chiediamo a chi vuole collaborare con noi è preparazione, dedizione, tanta energia e l’adesione ad una visione comune.

Per noi ogni collaborazione è una storia importante, unica: è solo grazie agli incontri che abbiamo avuto negli anni, con performer ed artisti nei diversi campi espressivi, che Ondadurto Teatro è potuta essere ciò che è in questo momento.


Alessia de Antoniis

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