L'Italia In Maglia Verde

Nessun "tradimento": si tratta della terza divisa, poiché la prima resta (ovviamente) quella azzurra (in realtà blu Savoia).

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La Nazionale Italiana in maglia verde.

Ebbene sì: gli Azzurri, nella partita casalinga di sabato con la Grecia, all'Olimpico di Roma, vestiranno una maglia del “colore della speranza” (uno dei tre della nostra bandiera).

Giusto o sbagliato? Dipende.

In primis, va precisato che non si tratta affatto di un tradimento: la prima maglia resta comunque quella azzurra (in realtà “blu Savoia”, in quanto a suo tempo venne scelta la tonalità dell'allora Casa regnante, una delle più antiche dinastie d'Europa, nonché guida del processo di unificazione nazionale italiano), mentre questa verde consiste nella terza divisa.

Tuttavia, la scelta di utilizzare tale divisa ha lasciato di stucco non pochi appassionati: era davvero necessario vestirsi di verde in una gara casalinga, dove l'Italia dovrebbe essere tinta d'azzurro?

Se si ragiona col cuore, la risposta è no.

Se, invece, si prende questa scelta come un'operazione di marketing, bisogna riconoscere che è pienamente riuscita, come dimostra il buon riscontro di vendite online.

Va, però, precisato un fatto “poco simpatico” (eufemismo): lo stemma posizionato sul cuore non riporta il nostro Tricolore.

Ma è la prima volta che la Nazionale veste una maglia di questa tinta?

No: l'Italia ha già vestito in verde il 5 dicembre 1954, quando nel medesimo stadio Olimpico (allora ancora denominato “Stadio dei Centomila”) di Roma affrontò e sconfisse per 2-0 in amichevole l'Argentina, con reti di Amleto Frignani al 1' e di Carlo Galli al 48'.

Sempre andando a ritroso nel tempo, ci si imbatte in un altro colore per nulla frequentemente utilizzato dall'Italia: è il nero, che la Nazionale sfoggiò nella sfida con la Francia nel secondo turno del Mondiale del 1938 disputatosi oltralpe.

Gli Azzurri (anzi, i Neri) del CT Vittorio Pozzo vinsero per 3-1, avviandosi verso la conquista del loro secondo consecutivo meritatissimo titolo iridato.

Giuseppe Livraghi



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