Vincenzo Paparelli: 40 Anni Fa La Tragica Scomparsa Di Un Innocente

Vincenzo Paparelli: 40 Anni Fa La Tragica Scomparsa Di Un Innocente

40 anni fa la morte di Vincenzo Paparelli: un innocente vittima di una tragedia nel giorno del derby Roma-Lazio

stampa articolo Scarica pdf

E’ il 28 ottobre del 1979 e a Roma è una classica domenica autunnale. Le famiglie sono alle prese con la routine di un giorno festivo, caratterizzato per gli sportivi dal derby Roma-Lazio in programma alle 14,30. Sullo sfondo, certo, c’era la cronaca: erano gli anni di piombo, sangue e paura per le strade della Capitale. Lo Stadio, però, era ancora un’isola felice. Non c’era il problema del parcheggio, di tessere del tifoso, tornelli o steward. Potevi decidere all’ultimo minuto di andare allo stadio e concederti 90 minuti di leggerezza, magari facendoti prestare l’abbonamento da un parente che non poteva usufruirne quel giorno. Il calcio, insomma, era ancora innocente.

Ed è quello che fece Vincenzo Paparelli. Smise di piovere e al primo raggio di sole, con l’abbonamento del fratello, prese la moglie Wanda e andò allo stadio per sostenere la sua Lazio e assecondare l’unica passione che aveva quel padre di famiglia, un uomo tranquillo. I figli a casa, con la promessa al piccolo Gabriele di portarlo allo stadio alla prossima partita casalinga.

Il resto, purtroppo, è cronaca nera.

Prima ancora del fischio d’inizio dalla Curva Sud partirono due razzi sparati dal diciottenne Giovanni Fiorillo, Tzigano: il primo attraversò la Curva Nord, il secondo si conficcò nell’occhio sinistro di Vincenzo Paparelli che poco dopo morì. In Italia un fatto tanto grave, in uno stadio, il tempio del gioco, non era mai successo e il calcio conobbe di persona la morte di un innocente.

E la morte di un innocente, in un modo assurdo quanto grave, è diventata suo malgrado un simbolo per i tifosi, per tutto il calcio, ma soprattutto per la Capitale. Ancora oggi la morte di Vincenzo Paparelli è motivo di tensione fra le tifoserie: il figlio Gabriele ha raccontato spesso delle volte in cui in prima persona si è impegnato per rimuovere le scritte infamanti che compaiono sui muri della città. La Lazio e i laziali soprattutto rispondono puntualmente con coreografie, striscioni e cori per ricordare Vincenzo e sostenere la famiglia a cui è stato strappato in modo violento e infame.

A 40 anni dalla tragica scomparsa, la Curva Nord non lascia passare una domenica senza far sventolare la bandiera con il suo ritratto. Un omaggio e un monito affinchè nessuno dimentichi.

Enrica Di Carlo

Foto Emanuele Gambino 

© Riproduzione riservata