After The End - Di Alessia De Antoniis

After The End - Di Alessia De Antoniis

Risate agghiaccianti per il famoso testo di Dennis Kelly - al Brancaccino fino al 22 dicembre

stampa articolo Scarica pdf

Il famoso “end” può avere vari volti ma, che sia Laguna blu o The Survivors, non vorresti comunque ritrovarti con Norman Bates di Psyco.

C’è stata un'esplosione, probabilmente nucleare, forse un attacco terroristico che ha ucciso migliaia di persone e distrutto la città. Mark è riuscito a salvare Louise trascinandola inconscia nel suo rifugio antiatomico privato. Una volta dentro al rifugio tutto quello che Mark e Louise possono fare è aspettare fino a che non sia sicuro andare fuori.

Marco Simon Puccioni, regista di formazione cinematografica, arriva al teatro affrontando un testo non semplice di Dennis Kelly, After the end, di un'attualità inquietante e dai contenuti potenti.

Scritto nel 2005, l'anno in cui Londra subì, il 7 luglio, una serie di attentati, è un testo strutturato su più livelli, che si sviluppa come un thriller psicologico che affronta tematiche diverse, come la paura del terrorismo, la coabitazione forzata in un piccolo spazio, l'instaurarsi di rapporti di potere tra due superstiti senza contatti col mondo esterno, il dramma delle violenze sulle donne da parte di uomini con disturbi di personalità.

Protagonisti Mark (Federico Rosati) e Louise (Miriam Galanti): sopravvissuti ad un attacco, ora devono sopravvivere uno all'altro.

After the end è una drammaturgia caratterizzata da una comicità noir, che le conferisce uno spessore ancor più inquietante, ma anche un'esperienza claustrofobica e irritante, che richiede, in chi la porta in scena, particolari capacità per esplicitarne tutte le componenti.

Miriam Galanti ha il difficile ruolo di interpretare una ragazza in continua evoluzione, che si atteggia a donna alfa, che si lascia manipolare dal suo sedicente salvatore manifestando nevrosi, che si ribella a schemi che non riesce ad accettare diventando a sua volta violenta, che sviluppa una sorta di sindrome di Stoccolma dopo aver subito violenza.

Federico Rosati è Mark, un giovane uomo che riesce a prendere il sopravvento su una donna che non lo avrebbe mai preso in considerazione, solo nel momento in cui ribalta le regole sociali del mondo esterno. È un soggetto ossessivo, imbranato, snervante e asociale.

Il suo gioco preferito è Dangeons and Dragons, gioco di ruolo dove lui è il dangeon master, colui che interpreta le regole. E After the end è una sorta di Dangeons and Dragons dove, per un'ora e mezza, i personaggi giocano con le debolezze mentali, le paure, le reazioni umane nelle situazioni limite. È un testo che parla di abusi nelle sue forme più bestiali ma anche subdole. È una partita a due dove i ruoli si alternano di volta in volta, come in qualsiasi rapporto vittima-carnefice.

La percezione della realtà è falsata al punto da spingere lo spettatore a chiedersi se l'attentato sia davvero avvenuto o se Mark sia solo uno stalker, un sociopatico.

Sotto la direzione di Marco Simon Puccioni i due attori offrono comunque una buona prova che resta, forse, carente di quella chimica che servirebbe per coinvolgere profondamente gli spettatori, sicuramente impressionati dalle scene di nudo frontale e da quella di violenza carnale.

La scenografia, che riproduce il bunker, riempie lo spazio contribuendo a dare una sensazione opprimente. Musica e luci amplificano il mood delle scene.

Da vedere.

Al Brancaccino fino al 22 dicembre.


Alessia de Antoniis





© Riproduzione riservata