Mariateresa Pascale

Come Giò, pur essendo convinta delle scelte che faccio, ho paura.

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Il Teatro Trastevere di Roma ha ospitato recentemente Le voci di Giò, scritto e diretto da  Eduardo Ricciardelli, prodotta da Teatraltro in collaborazione con Etérnit.

Giovanna sente il peso della vita, più forte del peso della storia che la vede coinvolta come martire e santa. A guidarla sono voci sussurrate da lontano; voci nascoste, provenienti da diverse lingue e culture, che si accavallano nello spazio e nella mente segnando irrimediabilmente il destino che la farà spogliare degli abiti di donna per scegliere la via della guerra e salvare la sua patria.

La pulzella d’Orleans  ha il volto di Mariateresa Pascale, gradita ospite di Unfolding Roma.

La storia di Giovanna d’Arco è nota a tutti. E’ stato difficile interpretarla?

E’ stato difficile, perché la vedevo unicamente nella sua figura di santa, di guerriera. Grazie ad Eduardo Ricciardelli, alla sua scrittura e alle sue indicazioni, l’ho vista come una ragazza. Con i suoi giochi, le sue paure. E sono partita da lì.

Giovanna fu venduta agli inglesi che la sottoposero a un processo per eresia, al termine del quale, il 30 maggio 1431, fu condannata al rogo e arsa viva. A tutt’oggi è l’icona del sacrificio femminile, come ti sei preparata per portare in scena questa donna?

Ho studiato: la sua vita, la guerra dei Cent’anni, le testimonianze dei familiari, dei vicini di casa. Fortunatamente c’è molto materiale su Giovanna d’Arco. Ed è stato fondamentale per capire in che ambiente sia cresciuta e come le sue scelte abbiano influito sui rapporti con la famiglia, con il re di Francia, con i suoi soldati, con gli Inglesi. Più che gli avvenimenti, ho cercato di raccontare gli effetti che questi avvenimenti hanno avuto su di lei.

Come Giò anche tu sei forte e combattente?

Lo sono, come lo è chi combatte una battaglia personale in cui è in gioco la propria felicità. E come Giò, pur essendo convinta delle scelte che faccio, ho paura.

Giovanna d’Arco impose ai suoi soldati uno stile di vita rigoroso e quasi monastico: fece allontanare le prostitute che seguivano l'esercito e li faceva riunire in preghiera due volte al giorno. La fede è stata un elemento fondamentale per lei. Qual è il tuo rapporto con la Chiesa?

Ho fede. Ma questo, a mio parere, esula dai rapporti con la Chiesa.

L’Irlanda ha detto sì alle nozze tra omosessuali. In Europa il nostro è l’unico paese a non riconoscerne nemmeno i diritti civili. Che ne pensi?

Che al riguardo non siamo un paese civile.

Mariateresa parlaci un po’ di te, come e quando ti sei avvicinata al teatro?

Da piccola, a Salerno. La mia famiglia è una compagnia stabile di teatro napoletano, nonostante nessuno dei miei familiari abbia mai avuto a che fare neanche lontanamente con il teatro. Ma nei modi di fare, di modulare gesti e suoni- anche nei litigi- ho sempre avvertito una forma, un gusto, che ho poi riconosciuto e riscoperto nel teatro. Sono stata fortunata: ho incontrato una persona straordinaria, un’insegnante attenta e generosa che mi ha aiutato a capire che nel teatro avrei trovato un posto giusto per me.

Hai un modello di attrice al quale ti sei ispirata?

Ci sono attrici che stimo, che ammiro, che studio con attenzione: alcune molto famose, altre sconosciute al grande pubblico. Ma tutte hanno in comune, oltre al grande talento, un modo estremamente serio e rigoroso di intendere questa professione e- in scena- è evidente quanto si divertano come bambini.

Come scegli i personaggi da interpretare?

Quando i personaggi sono vivi, quando raccontano qualcosa di te, pur essendo da te lontanissimi … forse ti scelgono loro.

Un regista ed un attore con il quale ti piacerebbe lavorare?

Sono affascinata dai registi che lavorano ad uno spettacolo come fosse una partitura: mettono ogni elemento -il testo, la luce, il gesto- al servizio di un disegno preciso e li mescolano organicamente per crearlo; veicolano i significati attraverso un uso attento della forma, del suono. E per le caratteristiche di cui si parlava prima, mi piacerebbe tanto lavorare con Maria Paiato. Penso sia un’attrice straordinaria. Quando la vedo in scena torno a casa felice.

Quanto conta la tenacia in questo lavoro?

E’ necessaria. E’ impensabile scegliere questo lavoro se non si è tenaci.

Prossimi spettacoli in cui ti vedremo recitare?

A novembre, al Teatro Vascello, con uno spettacolo che s’intitola “Nove E Trentatré”, con la regia di Tiziana Sensi. E’ un progetto nato in collaborazione con il DAMS di Roma Tre e il Carcere di Rebibbia.

“Valiamo quello che vale la nostra gioia” è una delle celebri frase pronunciate da Giovanna d’Arco. Mariateresa tre cose che ti riempiono il cuore?

Il mare visto da casa mia, a Salerno. Il silenzio in teatro, quando senti il respiro. Se dico cioccolata pare brutto?

Sara Grillo

ph Giulia Sucapane 

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