Come D'autunno

Il mio cuore è il paese più straziato. La recensione di Unfolding Roma

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Nomi, luoghi, il Redentismo e tanta passione e energia vitali spente con la guerra. Animi corrugati dalla tensione e dal torpore per mezzo del contesto e di tanti massacri avvenuti. Una scelta in nome della Patria e del legame filiale alla quale una madre non si può sottrarre.

Roma Fringe Festival 2015, 3, 4 e 5 giugno, Palco A, 6 giugno Palco C.

Unfolding Roma ha seguito con piacere la prima settimana del Roma Fringe Festival 2015.

Sabato 6 giugno la serata è stata dedicata alla visione dei tre spettacoli che in settimana hanno ottenuto più voti da parte dei critici e del pubblico.

Gli Ebrei sono matti, Come d’autunno e Cara Utopia, uno dei quali parteciperà alla finale prevista per il 5 luglio. Annunciato il verdetto non ci resta che attendere di rivedere Gli Ebrei sono matti sul palco nella serata conclusiva.

Ad aprire il sipario è stata la performance Come d’autunno, rivista con interesse. Occasione, il centenario della grande guerra. Fatto storico, la scelta del Milite ignoto. Una donna di Gradisca di Isonzo, dopo la perdita del figlio, si vide costretta, tra 11 salme, a decidere quale dovesse essere tumulata al Vittoriano.

Un testo di Lello Gurrado che sceglie al suo fianco Elena Scalet, la madre, Francesco Errico, Milite ignoto e Alberto Zambelli, l’altro soldato.

La musica a cura di Gipo Gurrado si fa strada intorno alle dinamiche e ai racconti di guerra. Spietati, sanguigni, crudeli, aspri. L’ottima scelta dei costumi induce a pensare a una ricerca meticolosa per articolare tutta la vicenda senza privarla di importanza.

Si instaura un dialogo tra i tre, a tratti sovrapposizione lieve di voci, sofferenti e istrioniche, buon equilibrio che rende al tutto fiato e respiro giusti.

L’inganno della guerra, la ferocia, uccidersi senza conoscersi, il freddo, la fame, le trincee, le sigarette, il bere. Immagini di dolore, di sangue vivo e di ferite a cui la Donna non vuole credere. Fatti che le narrano il figlio e il soldato con una netta differenza di pensiero sfiorando le reali esistenze di Emilio Lussu, scrittore e Enrico Toti, patriota e bersagliere, che non si è mai arreso di fronte le difficoltà della vita. Alternanza recitativa sia in prima persona sia da parte di chi narra i fatti, la seconda voce, che scorre durante l’esibizione tra i due attori.

Uno spaccato dell’Italia, dei luoghi e dei Paesi delle guerre che nessuno vince. Tre personaggi senza nome che si muovono con gesti moderati tra il palco e il fuori campo, grazie alla regia di iloveyousubito. Un allestimento semplice e di chiara lettura. Una sedia, una valigia antica con fotografie in bianco e nero, fatte cadere, poi, sul palcoscenico a rimembrare e le 7 lanterne disposte a semicerchio con candele accese. Sulla fine esse vengono spente e l’unica che fa luce è simbolo per quel fiore deposto accanto. Quella la scelta. Quello il corpo da tumulare al Vittoriano.

Per chi ha disertato, per chi ha sofferto, per chi avvelenato dal gas, per chi ha perso la ragione, per le famiglie, per il 6.000 morti, per chi ha perso genitori, padri e figli, per amore della Patria traditrice e per tante altre persone la donna si fa coraggio e lascia andare il figlio per rendere omaggio al Paese.

Quel figlio che in vita elargiva energia e desiderava trovare sempre un senso e un significato a tutto. Ora, invece, spentosi, già sepolto ai piedi del Monte Cimone con l’idea che la vita non aveva senso per colpa della guerra, quella sporca e ingannevole, non quella che sognava lui, dignitosa e che avrebbe avuto merito di essere combattuta.

Una piéce civile la quale con estrema pulizia e con un tocco di poesia spiega la storia così come è stata vissuta. Chi odiava la guerra e non solo i volontari, chi comandava e non la viveva dando ordini assurdi, studiando strategie sbagliate causa di folli decisioni, per presunzione, incapacità, sadismo e perfidia. Lasciando, così, che quel massacro fosse vissuto come sentimento comune.

Ci dispiace che Come d’autunno sia volato via con una foglia, ma ci sentiamo di esprimere che uno spettacolo come questo può di certo essere proposto nelle scuole per far comprendere ai ragazzi il teatro e la storia assieme, essendo capaci di trasmettere anche un valore politico. Magari per cambiare un po’ l’andamento degli eventi.

Annalisa Civitelli

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