Micaela Di Cola

Amo questo lavoro ma “brucia padelle” mi piace di più!

stampa articolo Galleria multimediale Scarica pdf

Eccoci a parlare ancora di cucina, stavolta con una giovane chef molto particolare: Micaela di Cola in arte MikyChef. Particolare dicevo perché è uno chef che unisce l’arte della cucina con la capacità imprenditoriale: annovera nel suo curriculum collaborazioni con nomi noti della cucina, dello star system, programmi TV ecc… Non le dispiace sperimentare portando con se tutto quello che la sua famiglia di ristoratori le ha insegnato.

Figlia di ristoratori, tu invece crei un tuo percorso, preferendolo ad una strada sicura e già tracciata. Cosa ti ha spinto in questa direzione?

Credere che nella ristorazione ci possa essere una strada sicura è per me ormai fuori dal momento storico. La società ormai ci richiede figure professionali nuove anche in settori considerati ancora tradizionali come la cucina. Sicuramente avere dei modelli in famiglia è stato importante, ai miei devo molto, mi hanno trasmesso la passione autentica per il cibo, il saper coccolare con esso… ma io ferma proprio non so stare. La voglia di viaggiare, di conoscere, di scoprire sempre cose nuove e di non legarmi ad un solo posto è quello che mi ha fatto intraprendere il viaggio. Il mio lavoro è piuttosto articolato nel senso che pur lavorando nel mondo del food, tra le mie passioni, perché di questo si tratta, mi divido tra il lavoro come food stylist (Home Economist), la consulente per la ristorazione tradizionale e la realizzazione di eventi, matrimoni, questo ti porta a girare tra i vari set, i ristoranti, le location.  Per spiegarlo ai non addetti ai lavori faccio sempre un paragone che amo molto.  Moda e cibo; immaginiamo di avere per modelli degli ingredienti ed ecco: come la Fashion Stylist è la Redattrice di Moda così la Food Stylist è la Redattrice del Cibo.  La Food Stylist realizza i piatti che vedete in cinema, pubblicità e TV. I piatti da mostrare in una scena di un film o da fotografare per una rivista, un catalogo, un cartellone pubblicitario, un libro ecc. L’Home Economist poi deve possedere la capacità di prefigurarsi l’immagine prima dello scatto o dell’inquadratura e avere l’abilità di tradurre le sensazioni olfattive, gustative e tutta l’attrattiva di un piatto reale in qualcosa che sia fruibile attraverso una foto bidimensionale o una ripresa video. Un Food Stylist  è chi si occupa di acquistare, oltre che scegliere, gli ingredienti migliori e si premura di gestirli e disporli nella maniera più accurata e precisa per l’operatore, il fotografo (un po’ come dicevamo la stylist nel mondo della moda per gli abiti, gli accessori). Questa figura professionale, deve conoscere i tempi di scatto e di ripresa, che spesso non sono compatibili con la “durata” del piatto e in qualche caso chiede aiuto ad “ingredienti speciali”! Vi faccio qualche esempio: Bastoncini di incenso – Quando capita di dover realizzare una foto di un cibo “fumante”, che sia un BBQ come nella pubblicità di una nota marca di acqua che ho girato tempo fa, ma anche un piatto di pasta...anche se lo scatto viene realizzato appena il prodotto viene impiattato, il vapore “naturale” spesso non ha quella giusta consistenza per essere sufficientemente visibile in video o nello scatto perciò utilizziamo questi piccoli accorgimenti. La glicerina tra i tanti è forse uno dei più longevi “ingredienti speciali”. Quando si deve fotografare una bottiglia o un oggetto appena estratto dal frigorifero ed imperlato di gocce di condensa, quando si vuole simulare un bicchiere ghiacciato ecco che qualche goccia di glicerina renderà il nostro “modello” ricoperto di goccioline in modo esemplare e il nostro scatto risulterà impeccabile! L’altra mia parte del lavoro consiste nel supportare chi vuole aprire un ristorante e curare la start up o anche seguire chi ha già una struttura avviata ma vuole cambiare percorso. Questo significa formare il personale di cucina e di sala. 

Scrivere un nuovo menu, provare i piatti, pensarne di nuovi anche in relazione alle esigenze della clientela cui il locale è destinato, gestire i fornitori, curare la mise en place. Qualcuno dice sia la parte bella del nostro lavoro di cucina perché non ho la routine e in parte sono d’accordo, ma aprire numerosi locali nell’arco dell’anno e ripartire sempre da zero è un bell’impegno; vedo i ristoranti come figli e vederli nascere, crescere è entusiasmante e faticoso come seguirne uno soltanto.

Ti occupi di Start Up nella ristorazione. Un errore comune ed un consiglio?

Un ristorante deve funzionare come un’azienda, non va pensato, come un bel gioco da fare magari con amici, Va standardizzato e definito il più possibile per evitare l’errore umano; questo non vuol dire avere un approccio freddo o impersonale, ma tradurre la passione in qualcosa che faccia numeri. Poi al di fuori del lavoro sala, cucina e titolari tutti a bere e mangiare insieme, ma sul lavoro occorre disciplina.

Tra i tuoi tanti impegni anche lo chef “itinerante”. Tu lavori non nella sola Roma, tua città natale, ma anche in giro per il mondo. Come sei arrivata ad unire la passione per la cucina al viaggio?

E' "semplicemente” una questione di gusto e stile di vita, più che una scelta vera e propria, sono una persona curiosa e grazie a questo percorso ho incontrato persone simili a me vedi Marco Vitale alias dj Coppola con cui ho intrapreso un percorso relativo all’enogastronomia ......dove l'itinerante è un ingrediente fondamentale per la propria ricerca sia umana che professionale. Un’esperienza che sento già non come un semplice evento, ma la serena possibilità di costruire un percorso, composto da luoghi sempre diversi, pronti ad accogliere due figure creative, entrambe itineranti e attenti selezionatori di qualità. Chef e Dj. Mantenere il contatto con le persone, ascoltare come viene percepita la mia cucina stando in mezzo alla gente mi dà la carica. Mi emoziona ogni volta.

Proveresti un Truck Food?

Il progetto ifoodtruck è proprio quello su cui sto lavorando, con un team di professionisti,  è pensato e si svilupperà come un prodotto crossmediale, che deve essere distribuito: via web, attraverso smartphone, passaggi nella televisione “tradizionale” e anche radiofoniche, sarà progettato con la consapevolezza che queste piattaforme utilizzano format e linguaggi diversi, da far convergere in un unico contenuto. Però la cosa più importante e che girerò l'Italia alla ricerca dei piatti tipici della nostra cucina per poi rivisitarli e metterci del mio, sarà dunque la buona cucina italiana a farla da padrona.

Chi è più esigente, l’italiano o il resto del mondo?

Gli Italiani, grazie o a causa di figure come le nonne sono stati abituati fin da piccoli ad alcuni sapori, a volte stupirli non è affatto semplice…scherzi a parte la nostra cultura enogastronomica è un bagaglio vivo e che ci rende il paese riconosciuto universalmente come la patria del gusto. In un paese dove la grande bellezza è presente come patrimonio collettivo, mi accorgo che può essere anche un'arma a doppio taglio, siamo infatti abituati a dare tante cose per scontate, come ad esempio passare accanto a monumenti di fretta senza neanche più girare lo sguardo, per riempirsi gli occhi di un qualcosa che ci invidia tutto il mondo...all’estero sanno valorizzare meglio quel che fanno, le loro capacità, noi dovremmo prendere esempio e veicolare meglio quel che abbiamo.

Per te la cucina è più tradizione o innovazione? 

La mia cucina è un attento mix tra l'uno e l'altro.. Parla di tutto il mio bagaglio personale fatto di mamme, di nonne, di colleghi. La tecnologia ci supporta per creare sempre cose più sane, più leggere, ma poi quando si è tavola sono i profumi ed i gusti che ci ricordano l'infanzia credo a stupire...la semplicità vince sempre, coadiuvata da un'ottima materia prima.

In un momento in cui i cuochi diventano conduttori e viceversa, sono la cucina e il saper cucinare a fare spettacolo o sono diventati solo un pretesto?

Il mondo della televisione spesso "divora" qualsiasi argomento e contenuto rendendolo altro, ma è anche uno strumento prezioso per diffondere conoscenza, dipende sempre da quello che sei e da quello che vuoi fare da "grande"; ho ricevuto delle proposte e sto lavorando a dei format...ma forse è presto per parlarne, Vi terrò sicuramente aggiornati.

Per uno chef quanto è importante essere sui social e sul web in genere? 

I social sono una bella vetrina, danno modo di arrivare direttamente con i propri piatti, con le proprie idee, ma è un lavoro, le persone di aspettano il dialogo e spesso accontentare tutti è un’impresa, almeno nei tempi stretti del web! Anche se impiego un po', di solito rispondo a tutti ;-)

Con EXPO è come se ci fossimo improvvisamente ricordati di tutto il Made in Italy presente nel nostro territorio. Può quindi, secondo te, essere l’occasione di diffondere la consapevolezza del “potenziale Italia”?

E’ un primo passo importante questo si, dovrebbe essere una vetrina per far conoscere realtà sane e aziende che producono con grande rispetto per il territorio.  I miei fornitori, i produttori che ricerco continuamente mi rimandano un’immagine dove il potenziale Italia esiste, è forte e va sviluppato.

Il cibo è convivialità. Da italiana ma soprattutto da romana come vivi e cosa pensi della situazione immigrazione?

La tavola è convivialità, il fatto di riunirsi intorno a piatti pensati per suscitare emozioni è aggregazione, è incontro; parlare di contaminazione di diverse culture in cucina è per me normale, basti pensare che il made in Italy è forte anche grazie a tanti prodotti importati vedi i pomodori, le patate, le bufale... che abbiamo saputo valorizzare.  Gli immigrati sono una risorsa, ma è logico che la situazione attuale andrebbe regolamentata.  Tanti miei piatti sono frutto di viaggi, esperienze e collaborazioni con Chef che ho incontrato nel mio percorso.

Domanda piccante. Per Anthony Bourdain assaggiare la sua prima ostrica è stato meglio del sesso (Kitchen Confidential, di Anthony Bourdain). Per te, in cucina, esiste qualcosa di analogo?

In questo momento sono molto sedotta anche dall'abbinamento cibo/vino, quando avviene è un'estensione del mio piatto che mi permette di emozionarmi ogni volta in un modo totalmente nuovo, devono poi dialogare più elementi che contribuiscono a ricreare l'atmosfera ideale per gustarsi un piatto... il ruolo della musica in questa fusione di accostamenti non si dovrebbe trascurare...o renderla semplicemente una moda. Quindi direi mangiare e bere con la giusta atmosfera.

Uno Chef che ammiri? Come fare una classifica, posso dire che amo mangiare nel tempo libero da chi mi fa vivere delle esperienze gustative.. Chi utilizza degli ingredienti che restano distinguibili nel piatto...e che sanno emozionare, lasciare un ricordo. Tra tanti Vi posso dire chi mi fa sentire a casa nell'accezione sana del termine, perché poi le cucine sono invece altamente tecnologiche e da chi mi concedo il lusso di non scegliere in carta ma dire semplicemente "fai tu" ed essere sorpresi e coccolati ogni volta: Michelino Gioia, Marco Martini, Marco Claroni, Davide del Duca, Lele Usai, Davide Oldani.

Se non fossi stata uno chef, saresti…?

Ah bella domanda...non so se avrei potuto fare qualcosa di diverso...amo questo lavoro, il buon cibo. Ma "brucia padelle" come dice sempre il Maestro della pasta all'uovo Mauro Secondi, mi piace di più! Ora tutti "Chef" e magari non hanno mai guidato una brigata o cucinano come si può fare in un home restaurant che va tanto di moda. Dovremmo tutti ridimensionarci...non salviamo le vite, relax è "solo" cucina!

Cosa bisogna fare per “prenotarti”?

Sergio Martinelli  Studio Emme S.r.l. Via Leonardo Greppi, 130 00149 Roma  studioemme2011@gmail.com Tel. +39 06.5826540 Tel. +39 06.58203082 dalle 10 alle 13,00

Mikychef mikychef@fastwebnet.it mob: xxxxxxxxxxxxxxxx web:www.mikychef.wordpress.com

© Riproduzione riservata

Multimedia