Antonello Spadafora

Antonello Spadafora

Non c’è bisogno di essere visionario. Per essere un artista realista bisogna guardarsi intorno, farsi permeare dalla consapevolezza del proprio tempo e cercare di riuscire a sintetizzarlo in modo che attraverso la propria opera si riesca a percepire lo spirito del periodo in cui è stata realizzata.

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Abbiamo il piacere di Intervistare  Antonello, giovane artista che ha esposto presso la galleria Spazio, un faro a Roma nel quartiere il Pigneto

Come prima domanda ti chiediamo una piccola presentazione per i nostri lettori ?

Mi chiamo Antonello Spadafora, ho 40 anni e sono calabrese, di Paola(CS). Sono un autodidatta, interessato al colore, alla forma e alla materia di ciò che mi sta intorno. Essenzialmente potrei definirmi come un “fidanzato” dell’Arte, con cui cerco costantemente di tenere viva la passione. Ho iniziato a dipingere folgorato da Caravaggio, da quei contrasti potenti, quelle luci veritiere, quelle ombre rivelatrici. Sono stato ammaliato dai tocchi di luce dei Macchiaioli e degli Impressionisti, seguiti da Cezanne. Poi nei miei occhi si è fermato Picasso e la sua rivoluzione pittorica. Questa virata formale ha dato il via ad una serie di processi mentali che hanno creato in me la necessità di sentirmi libero nel poter esprimermi in modi diversi. La conoscenza di altri mostri sacri, da Giotto a Duchamp, da Boccioni a Fontana, da De Chirico a Manzoni, Turcato, Boetti, Calzolari, Kounellis, Pascali, Richter etc, ha fatto crescere il mio amore per l’Arte, proprio per la varietà di linguaggi utilizzati per affrontare problematiche sia universali che contemporanee. Sono sempre stato attratto dalla sperimentazione, soprattutto dei diversi materiali, che di volta in volta suggeriscono strade nuove e ovviamente risultati e sensazioni diverse. Utilizzo varie tecniche, da quelle pittoriche tradizionali all’utilizzo di inchiostri, fuoco, cotone, cere, che interagiscono con altri tipi di materiali, principalmente stoffe e tessuti ma anche con oggetti di recupero, che portano con sé la loro esperienza. Negli ultimi anni la ricerca si è focalizzata su tematiche prettamente sociali, come l’incertezza del quotidiano, la fragilità, la trasformazione, la precarietà.

Tema molto interessante quello affrontato da Riccardo Iacona e da Teresa Paoli in Presa diretta (Rai3, lunedì, ore 21.20). Si parlava di come l' ecommerce e le nuove tecnologie avessero cambiato radicalmente il nostro modo di consumare e di vivere. Basta un clic - si diceva - e qualunque oggetto ci viene consegnato, in tempi rapidissimi, a domicilio. Ma tutto questo ha un prezzo. Come artista come ti poni di fronte questa tendenza del tutto subito? Tu hai scelto di promuovere il tuo lavoro presso una splendida realtà romana: che sensazione ti esporre e proporre direttamente i tuoi lavori ?

Il modo di approcciarsi ad un prodotto è decisamente cambiato, orientato verso la ricerca del ”tutto e subito” e del “sempre nuovo”, dovuto soprattutto all’obsolescenza precoce imposta dai produttori. È un meccanismo che fa parte del progresso, è l’evoluzione del commercio e prendo atto che sia così. Pur essendo innegabile la comodità di questa pratica, ritengo che in alcuni casi, prima di acquistare con il famoso clic, sarebbe auspicabile avere la consapevolezza di ciò che si sta comprando. Non sono contrario, ma bisogna tener conto che in alcuni ambiti, come nel caso di prodotti artistici, la visione dal vivo è rilevante e propedeutica, per avere la percezione dell’opera stessa, della materia, della pittura, del suo odore, in pratica della sua presenza! Sono soddisfatto di aver esposto le mie opere in uno spazio fisico, reale come quello di una galleria, proprio per mettere in relazione diretta le persone con le opere, che occupano uno spazio vero, non solo virtuale come su uno schermo. Ho notato che molti si avvicinavano alle opere per guardarle da diverse angolazioni, cercando di capire il cosa e il come.

Venerdì - in concomitanza con Arte Fiera di Bologna – è stata lanciata Art Share, la prima piattaforma online che consente di acquistare e collezionare opere d' arte grazie a una partizione del valore in quote. Nata da un' idea del gallerista Claudio Poleschi e di Maurizio Fontanini, consulente legale e finanziario per le imprese, offre una modalità totalmente inedita e innovativa di realizzare un acquisto in arte: come sta l’arte italiana e questa innovazione può essere utile ?

I tempi cambiano in ogni contesto e quello del mondo dell’Arte non fa eccezione, anzi, spesso ne è anticipatore! La piattaforma Art Share offre certamente una possibilità innovativa per chi vuole acquistare e investire in Arte. Penso che in questa direzione si apriranno nuove porte. Quello che attrae è la possibilità di fare investimenti anche con disponibilità ridotte e ciò potrebbe spronare molti micro investitori a partecipare all’acquisto e a beneficiare della vendita di opere che in casa loro non passerebbero mai. E’ più accentuato l’aspetto speculativo, che quello collezionistico, ovviamente. L’Arte italiana moderna e contemporanea, pur avendo a disposizione artisti geniali, di grandissime qualità, e con una storia incredibile, fatica ad essere presa in considerazione specialmente a livello internazionale, fatte le dovute eccezioni di pochi nomi. Basti pensare che il mercato dell’arte contemporanea italiana ha un incidenza globale pari allo 0,8%, quindi spero che si scuota qualcosa e si inizi a far crescere seriamente questo mercato, come altre nazioni hanno già saputo fare.

Con “Cotidianam” che messaggio emotivo hai voluto trasmettere a chi ha visitato la tua mostra: cosa deve rimanere impresso nella testa dello spettatore ?

COTIDIANAM è una mostra che mette in scena due cicli artistici: COMMUNITY e INJURY, entrambi basati sulla figura esagonale. Il tema trattato nel primo ciclo è una riflessione sulla società umana, sull’uguaglianza e la diversità. Lo spunto nasce dall’osservazione della perfetta società delle api. I moduli esagonali che costituiscono le opere ricordano appunto le celle degli alveari. Questi ultimi sono delle comunità dove si riesce a stare in armonia e si lavora per il bene comune. La nostra società sembra aver smarrito questo concetto e risulta quindi incompleta, imperfetta. Tutti gli elementi che compongono le opere sono uguali tra loro, come dovrebbe essere in una comunità sana e funzionale, mentre esteriormente si differenziano per colore, tessuto, fantasia, accessori, pregio, proprio come nel nostro mondo, dove siamo tutti uguali, ma rivestiti in maniera diversa…l’abito fa il monaco e come!!! Abbiamo ruoli, mansioni, cariche, responsabilità, persino luoghi di nascita diversi che modificano e/o pregiudicano le condizioni, per cui l’esteriorità sarà diversa per tutti. Nel secondo ciclo, che tratta i singoli elementi di questo ipotetico enorme alveare, si vuole mettere in evidenza il fatto che, pur essendo costituiti allo stesso modo in termini di materia, siamo inevitabilmente toccati, colpiti, feriti dalla vita e dai suoi avvenimenti in maniera sempre diversa e soggettiva. Nessuno può sottrarsi ai dolori e ai colpi che l’esistenza porta ad ognuno. Sono vari fattori a stabilire quanto la ferita sarà profonda e di conseguenza come rimarginerà: ad esempio il temperamento, la forza d’animo, la sensibilità, la capacità di affrontare, razionalizzare le situazioni, gestire il carico emozionale, la conoscenza, l’educazione al sacrificio, l’atteggiamento positivo/negativo. Non ho la pretesa di voler insegnare niente a nessuno, ma mi piacerebbe lasciare negli occhi di chi visita la mostra, delle immagini di imperfezione, mentre nella mente vorrei far generare un’idea di qualcosa in divenire, la consapevolezza che uguaglianza e diversità sono concetti separati da una linea sottile, che non siamo perfetti, che siamo costantemente soggetti a cambiamenti e trasformazioni.

Da qualche anno il mondo dell'arte - musei, curatori e collezionisti - si è buttato sugli artisti afroamericani nel tentativo di colmare un ritardo di attenzione inspiegabile. Essere un artista nero - ancor più se donna - oggi significa essere al centro di tutte le attenzioni possibili?

Purtroppo i ritardi in questo campo sono talvolta incredibilmente lunghi e inspiegabili, così come succede per generazioni di artisti, gruppi, movimenti, che vengono dimenticati per decenni, se non di più. Poi il Mercato dell’Arte, che non va a braccetto con la Storia dell’Arte, e che necessita di alimentarsi continuamente, anche di false promesse, cerca artisti, maestri indiscutibili della storia dell’arte, altri meno, su cui investire e speculare. Ecco per esempio che in questo momento si stanno valorizzando gli anni 70’, con un ritardo di 50 anni. Quindi ben venga che si cerchi di colmare il ritardo con gli afroamericani, ma comunque credo che essere di colore o donna non implichi necessariamente essere al centro dell’attenzione. L’attenzione andrebbe catalizzata verso artisti che meritano di essere valorizzati, per il loro operato artistico, per il periodo storico in cui hanno agito e come lo hanno manifestato e trasmesso. Si può essere di colore, donne, aborigeni, etc., ma se non si ha nulla di valido da dire, da testimoniare, allora credo che sia inutile soffermarsi e creare l’ennesima bolla di sapone.

Parliamo della mostra su Luigi Valadier alla galleria borghese - “un piccolo miracolo di allestimento e mimesi, come se le tracce del temporaneo varcassero soglie metafisiche, mostrando l’età nascosta degli oggetti. un filo rosso che fa dialogare bronzi, marmi, gessi, porcellane e metalli preziosi: quanto sono importanti i maestri del passato e quanto e importante visitare i musei per rincuorare il nostro spirito con opere cosi interessanti ?

La Storia dell’Arte non è un insieme di episodi isolati, indipendenti e slegati tra loro. Tutta la Storia con la “S” maiuscola è una concatenazione di linguaggi che sono cambiati in base al periodo storico. Ogni movimento artistico è nato come risposta, come reazione a ciò che era precedente. Oggi come ieri non si inventa nulla. E’ sempre valido, anzi opportuno, appoggiarsi sulle spalle dei giganti per poter guardare un po’ più lontano…sempre. E’ fondamentale conoscere ed è giusto nutrirsi di ciò che ci ha preceduto per potersi inserire nel grande discorso della Storia dell’Arte e dare il proprio contributo. Dialogare in armonia con i maestri del passato, anche se con un rinnovamento necessario in termini di linguaggio, è, secondo me, una pratica che da sempre ha portato risultati eccellenti e continuerà a farlo, ovviamente sotto parametri e forme varie e diversificate.

È autentico il 'Ritratto di signora' di Gustav Klimt ritrovato a Piacenza lo scorso dicembre dal personale che eseguiva interventi di manutenzione straordinaria alla Galleria Ricci Oddi su incarico del Comune: quando l’arte viene rubata e nascosta, celata agli occhi degli utenti qual è il reato più grave che si compie?

Oltre a quello evidentemente legato al reato di furto in se per sé, credo che ci si riferisca al fatto di non poter godere di eventuali capolavori di maestri del passato. Questo è sicuramente vero e sono felice quando vengono ritrovate opere di grandissimi artisti, ritenute scomparse, trafugate per essere rivendute sul mercato nero o addirittura andate distrutte per sempre. Questi ritrovamenti a volte possono servire a fare maggiore chiarezza sull’operato di un artista e questo è certamente un fattore positivo. Ogni tanto riappaiono opere in luoghi non proprio istituzionali, che stimolano i sogni di molti appassionati e alimentano la fantasia dei neofiti dell’arte. Capita di sentire la notizia di un Van Gogh in un mercatino, disegni di Modigliani in qualche cantina parigina, opere attribuite a questo artista o a quell’altro maestro antico. Questa volta è toccato a Klimt e non faccio fatica a credere che la prossima mostra dove sarà esposto il dipinto ritrovato, farà registrare un’affluenza di pubblico superiore alle aspettative.

Le opere pittoriche si apprestano a divenire il giaciglio ideale per l'eterno riposo, questo grazie all'intuizione di un impresario funebre campano di nome Gennaro Tammaro che, al contrario di tanti suoi colleghi, si dichiara aperto alle novità. In questo spirito ha arricchito il catalogo commerciale di un astuccio cinerario che sta mietendo parecchi consensi: si tratta dell'urna-quadro, ovvero una cornice da parete che custodisce le ceneri del defunto in appena 3,5 centimetri di spessore. Ad occultare le spoglie del defunto può essere la sua opera pittorica preferita o, perché no, una fotografia che lo rappresenti al meglio: un’idea interessante per gli amanti dell’arte e che non vogliono sentirsi anonimi? cosa ne pensi e potrebbe essere un’interessante idea di business?

Con i giusti modi e con un adeguato marketing si riesce a creare il desiderio di possesso per qualsiasi cosa. Quello dell’urna-quadro è un esempio di questo aspetto. Onestamente non credo che al defunto interessi più di tanto ma se i familiari sono contenti di sapere che il loro caro è in compagnia di un’opera d’arte, allora non posso che appoggiare questo modo di allargare i confini dell’arte.

Il nuovo fenomeno dell’arte è Mikail Akar, 7 anni: ogni suo dipinto vale 11mila euro – i genitori hanno un banco di frutta e verdura, lui ha iniziato a 4 anni, disegna coi guanti da boxe, è un top dell'astrattismo. Ed è già un'azienda (il suo account instagram ha oltre 40.000 follower e i cappellini da baseball con le iniziali sono già di culto): l’arte ha bisogno di questi personaggi? L’arte deve essere creata e modellata a qualsiasi età ?

In qualsiasi settore, quando si parla di business, esiste la necessità di attirare l’attenzione su di sé, su ciò che si ha da offrire. L’Arte contemporanea non ne è certamente esclusa. Un bambino di 7 anni che diventa il nuovo fenomeno dell’astrattismo fa sicuramente presa sulla massa, ma allo stesso tempo, come rovescio della medaglia, può darsi che la stessa massa possa iniziare a convincersi che per fare arte basti lanciare del colore sulle tele. Certo che può bastare, aggiungo…ma dipende dal risultato!!! Io sono convinto che il mercato in cui si è sviluppata l’attenzione per Mikail, ossia quello tedesco, avendo intuito la portata del fenomeno, le potenzialità da sviluppare, porterà a cifre ben oltre gli 11 mila euro i suoi lavori. Riallacciandomi alla seconda parte della domanda, rispondo che l’arte non “deve”, ma “può” essere creata senza seguire l’anagrafica degli artisti. Come per il campionato di calcio esistono diverse categorie, così nell’Arte esistono vari livelli, da quello più diretto, immediato per gli occhi e il cuore, a quello più impegnativo che prevede anche un grande impegno, una conoscenza da parte dei fruitori, e che si rivolge principalmente al cervello, più che alla pancia, un altro ancora che arriva immediatamente alla mente e alla sensibilità profonda di chi è in grado di aprirsi alla comprensione piuttosto che lasciarsi condizionare dalla spiegazione.

Pablo Picasso lo ripeteva a se stesso come un mantra. «Tornare a dipingere come un bambino»: pensi che quando si crea arte bisogna avere la stessa mentalità libera di quando si era piccoli ?

Quando si lavora nell’ambito artistico ritengo che la mentalità libera di un bambino debba legarsi e farsi sostenere dalla conoscenza e dall’esperienza propria dei grandi. La difficoltà maggiore è riuscire poi a convertire un lavoro “difficile” adatto agli adulti, in un linguaggio diretto e “facile” proprio dei piccoli, che sappia fare a meno delle parole per spiegarlo.

L’unico vero realista è il visionario che ogni artista ha dentro di se ?

Non c’è bisogno di essere visionario. Per essere un artista realista bisogna guardarsi intorno, farsi permeare dalla consapevolezza del proprio tempo e cercare di riuscire a sintetizzarlo in modo che attraverso la propria opera si riesca a percepire lo spirito del periodo in cui è stata realizzata. Così si manifesta la contemporaneità, quindi il reale.

Depurata da ideologia e propaganda, l'arte prodotta in Italia durante il fascismo ha dimostrato un'altissima qualità che le ha garantito una lunga sopravvivenza nei musei, nelle collezioni e nell'arredo urbano. Del nazismo, invece, non è rimasta pressoché memoria, essenzialmente per due ragioni. Troppo elevato il senso di colpa che un intero popolo ha voluto rimuovere: non può esistere?

La qualità dell’arte italiana, di ogni tempo, non è mai stata in discussione perché è un paese capace di generare bellezza sia razionalmente che istintivamente. L’Arte, al di là dei sensi di colpa e delle atrocità commesse, invece che essere cancellata e dimenticata, dovrebbe esistere, fosse solo per testimoniare ciò che è successo, seppur terribile, come monito per le generazioni future.

Per la prima volta sarà una donna italiana la curatrice della Biennale d’Arte di Venezia, venerdì 10 dicembre il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, ha dato l’incarico per la 59. Esposizione Internazionale d’Arte 2021 a Cecilia Alemani : un tuo commento sulla sua nomina e se pensi che una donna possa dare quel qualcosa in più quando parliamo di questa importante manifestazione ?

Sono molto contento per l’incarico dato a Cecilia Alemani, principalmente perché è italiana, al di là dell’essere donna. Sapere che la Biennale di Venezia sarà diretta da una professionista italiana, con una grande esperienza, un’eccellente formazione, una limpida professionalità unita ad una conoscenza diretta del circuito internazionale, credo che possa dar vita ad una grande Biennale, sperando che l’arte e gli artisti italiani possano ben figurare.

Ci sono dei grazie nella tua carriera?

Ci sono sempre dei grazie. Il primo va alla pittura, che mi ha permesso di incontrare altri pittori, amici, artisti, critici e persone del settore, che hanno avuto per me un pensiero, una parola, un consiglio per farmi crescere, quindi un grazie anche a loro. Un altro grazie lo riservo per me, per aver avuto la costanza e la caparbietà di seguire questa strada fantastica.

Progetti per il futuro?

Bisogna sempre guardare al futuro, con la memoria nel passato e i piedi ben saldi nel presente. In cantiere ci sono dei progetti che spero vedano la luce entro l’anno. Dovrei preparare un’altra mostra personale nella capitale, oltre ad alcune collettive. Per ora incrocio le dita e continuo a lavorare.

Stefano Cigana

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