Cute

Dalla pelle si nasce. La recensione di Unfolding Roma.

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Un atto sensoriale e visivo porta a scrutare il mondo prima di prenderne parte. Un respiro, un sollievo per vivere poi. Prima nudi, poi vestiti, l’epidermide è a contatto con la curiosità, alla ricerca di ciò che l’aspetta all’esterno.

Cute, pelle. Il rivestimento esterno che ci fa essere ciò che siamo per gli altri. L’involucro che esternamente comunica voce, ma che, in superficie, ci fa vibrare per via delle emozioni. Accorgimenti che sentiamo unicamente senza che altri occhi vedano.

Pelle. Affascinante e attraente da giovane e con il passare del tempo fa la sua storia. Il suo essere levigata e raggrinzita con il suo odore è segno della nostra vita, quindi della nostra nascita. La pelle, sente tutte le sofferenze di chi la indossa.

Il pannello di colore grezzo separa l’artista dal pubblico. Decorato e traforato, con rilievi in stoffa, permette a Lisa Rosamilia di uscirne e di scrutare il mondo. Giada Bernardini alla tastiera lascia che la sua musica scivoli nell’aria. Sperimentale, cambia andatura e la performer la segue.

Si lavora con il corpo. Braccia e polpacci danzano, ondeggiano, si accarezzano e toccano la tela. La musica dal vivo, rilassante e distensiva, lascia abbracciare il soave della dimensione. Parti del corpo non libere dall’unicità dello stesso, ancora. Nudità, seni evidenti in trasparenza. L’artista compare, scompare e ricompare, anche con il volto, avvolto dal tulle del pannello decorativo, perlustra l’esterno, sia in alto sia in basso.

Accovacciata nel suo stato embrionale crea un’immagine distensiva. Si prepara ad uscire, il corpo, prima di nascere dalla madre. Come da un bozzolo si desidera emergere, così che i gesti inducono a immaginare un animale in gabbia che, rabbioso, desidera liberarsi e vedere la luce.

Una chiave moderna stupefacente la quale, in evoluzione, guida lo spettatore verso un universo sensoriale e visivo. Ciò che noi vediamo lo percepiamo secondo il nostro modo di sentire. Potremmo, infatti, definirla arte figurativa. Percepire l’immobilità del fisico. Mantenuta salda mentre altre parti, dimenandosi leggiadre, esploravano il fuori.

Macchie rosse compaiono dal nulla sul riquadro trasparente. Si fanno evidenti lasciando traccia. Lisa Rosamilia è dietro, cuce e tratti di filo segnano e feriscono l’epitelio. Infierire dolore.

Assai benefico lo sguardo rivolto a questo genere di esibizioni per comprendere e avvicinarsi al divenire dell’arte e capirne ciò che gli artisti vogliono rivelare. Per pensare e cercare di essere coinvolti dalla morbida atmosfera.

L’idea della nascita è netta. Conoscere il mondo prima di viverlo. Palpare le sue pareti, calpestare il suolo e vedere dietro il tulle ciò che offre. Finalmente si nasce, però non più nudi, ma con le vesti addosso. Ci si muove senza costrizioni, liberi. Danzando senza musica, prestando ascolto a quella interiore, tra il pubblico ci si siede per sentirsi parte.

Cute è a cura della Compagnia Matroos, in collaborazione con Pescatori di Poesia. Ideazione, scenografia e coreografia a cura di Lisa Rosamilia. La musica e le sonorizzazioni sono ideate da Giada ernardini, tecnico alla scenografia, Fabio Sabaino. 
La Compagnia Matroos fonda la sua ricerca sul rapporto tra linguaggio coreografico, materie scenografiche e ricerca sonora: la danza si muove in comunicazione con il tessuto, in piccoli gesti o inaspettate apparizioni di forme dalla tela, accompagnata da musica e sonorizzazioni dal vivo.

Come conferire a Cute l’importanza del significato della pelle. La nostra parte esterna che si configura tra pieghe, ferite, rughe, segni che ne evidenziano ricordi e ricambio. Pellicola che ci riveste, protegge, assorbe, sente, comunica e respira con l’esterno divenendo sorta di esplorazione e di calma necessarie. Come oltrepassare il confine che permette a tutti noi di respirare qui sul mondo osservandolo dal punto di vista più bello, il cuore.

Roma Fringe Festival 2015 il 7, 9 e 11 giugno Palco B

Annalisa Civitelli

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