La Relazione Uomo-animale: Aspetti Psicologici

La Relazione Uomo-animale: Aspetti Psicologici

Con il passare degli anni i fattori economici, sociali e culturali hanno modificato la concezione del rapporto dell’uomo con gli animali.

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La relazione uomo-animale: aspetti psicologici

Con il passare degli anni i fattori economici, sociali e culturali hanno modificato la concezione del rapporto dell’uomo con gli animali. L’etologia e la zooantropologia hanno posto l’attenzione sull’unicità della relazione tra l’uomo e l’animale, considerando dimensioni fondamentali quali il rispetto, la reciprocità e la diversità specie-specifico come un arricchimento per la relazione e non un fattore negativo. Ciò ha portato a percepire l’animale come un soggetto attivo nella relazione con propri bisogni, capacità cognitive, affettive e comportamentali, polo attivo e non passivo nella relazione, con cui l’uomo deve confrontarsi. E’ questa una grande sfida per l’essere umano in quanto è obbligato “ad uscire” dai propri schemi di riferimento e dalle sue idee sugli animali, considerando invece “il punto di vista dell’animale”. Diventa quindi necessario sviluppare capacità empatiche, o meglio zoo empatiche, che porta ad avere un sincero interesse per l’animale, un’accettazione della sua diversità nel rispetto delle sue caratteristiche specie-specifiche. In tal modo l’animale è un’alterità che nell’ambito della relazione Io-Tu porta il suo contributo all’uomo, modificandolo o supportandolo nei suoi momenti di crisi. Un aspetto importante diviene il concetto di responsabilità ossia avere consapevolezza delle conseguenze dei propri comportamenti verso gli animali; nello specifico parliamo di responsabilità giuridica, responsabilità nella scelta dell’animale, responsabilità di cura ed educazione.

Nella società odierna il concetto di salute non prende più in considerazione solo i fattori fisiologici ma anche i fattori psicologici e sociali; la salute non è solo assenza di malattia (paradigma biomedico) ma è determinata dall’interazione di tali variabili (paradigma biopsicosociale). Ricerche scientifiche (Friedman in Ballarini 1995) affermano in tal senso che la relazione uomo-animale incide positivamente sulla salute dell’uomo. Interagire con un animale infatti riduce la pressione arteriosa in soggetti affetti da ipertensione, regolarizza il battito cardiaco, aumenta la produzione di endorfine (ormone del piacere) e generalmente crea uno stato di rilassamento muscolare. Prestare cure quotidiane che l’animale necessita aumenta l’autostima negli individui (soprattutto bambini ed anziani), soddisfa bisogni affettivi, aumenta la sensibilità verso gli altri, riduce l’ansia ed il rischio di depressione.

Inoltre l’animale viene definito un facilitatore delle relazioni promuovendo maggiori possibilità di contatto sociale ai loro proprietari. Gli effetti benefici della relazione uomo-animale sono evidenti in ambito clinico e terapeutico, infatti da diversi anni la Pet Therapy è stata scientificamente validata. Animali addestrati, appositamente scelti per le loro caratteristiche fisiche e mentali, fungono infatti da mediatori per il miglioramento di alcune funzioni: cognitive (attenzione, concentrazione), affettive (espressione di determinati vissuti), comportamentali (rispetto delle regole, maggiore socializzazione).

Le attività terapeutiche sono coadiuvate da operatori debitamente formati che collaborano all’interno di progetti più ampi con altre figure professionali come medici, neuropsichiatri, psichiatri, psicologi, fisioterapisti etc. Gli interventi possono essere di tipo educativo, ludico-ricreativo svolti generalmente in gruppi oppure esclusivamente terapeutici o co-terapeutici svolti individualmente.

Un elemento poco dibattuto nella letteratura scientifica è l’elaborazione del lutto in seguito alla perdita dell’animale; tuttavia le ricerche presenti sottolineano che la perdita dell’animale genera gli stessi sentimenti e vissuti relativi alla perdita di una persona cara. In una prima fase uno shock, in cui si alternano momenti di consapevolezza a momenti di incredulità, poi segue una fase di negazione nel momento in cui il dolore si comincia ad avvertire ma non si è ancora pronti per affrontarlo (si attua un meccanismo di difesa come la negazione per tutelarsi), infine una fase di presa di atto è associata a sentimenti di rabbia, tristezza, sensi di colpa, ansia ed irritabilità. L’elaborazione del lutto comunque ha una durata ed una modalità soggettiva e dipende da variabili relative alla resilienza dei soggetti coinvolti, dall’età, dal sesso, dal contesto in cui si vive, da fattori culturali e sociali relativi al concetto di morte. Come professionista della relazione di aiuto più che soluzioni pratiche è importante “stare” con i vissuti della persona utilizzando competenze come l’ascolto, la comprensione empatica, la sospensione del giudizio e del consiglio, valorizzando l’accettazione incondizionata dei vissuti legati alla perdita dell’animale (Tralli M., 2010).

Dott. Fabio De Romanis

Psicologo Psicoterapeuta

fabio.deromanis@libero.it

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