LA RESA DEI CONTE

LA RESA DEI CONTE

Un cognome unisce due personaggi che, nella giornata di ieri, hanno visto fortemente ridimensionate le proprie ambizioni.

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 Giuseppe e Antonio. Nomi antichi, di una solida tradizione nazionale, legati anche dal territorio pugliese che ne determina l’origine. Due personaggi che condividono una parabola che li ha portati, in poco tempo, dagli altari alla polvere.

Il primo stritolato da una gestione dilettantistica della più grave crisi sanitaria della storia della Repubblica. Il secondo, molto più prosaicamente, testimone impotente del declino di una squadra di calcio che aveva sperato di risollevare.

Il secondo capace però di ammettere il proprio fallimento, alla luce dei risultati e di rassegnarsi ad una resa dignitosa.

Il primo incapace di ammettere i propri disastrosi risultati, culminati con la fuga di notizie sul decreto di prossima pubblicazione che ha generato la fuga dei meridionali dalla Lombardia prossima alla chiusura.

Antonio Conte, dimostrando grande dignità, si è assunto pienamente le proprie responsabilità, dimostrando la capacità di un leader di condividere con la propria squadra le vittorie e di addossarsi personalmente le colpe per le sconfitte.

Giuseppe Conte non ha mai dimostrato di essere all’altezza né ha mai avuto l’umiltà di ammettere i propri errori. Da subito, nella gestione dell’emergenza, ha addossato colpe su chiunque ma mai su sé stesso. Un generale che perde la guerra ed incolpa i propri soldati è un fallito. Purtroppo questo signore governa il Paese. E lo fa consigliato da un altro signore che s’è fatto notare, qualche anno fa, per la sua partecipazione al grande fratello e per la militanza dalla prima ora nello sgangherato movimento 5 stelle, arrivando, senza nessun talento né capacità, nella stanza dei bottoni.

Una gestione disastrosa, una serie di decreti palliativi culminati nel capolavoro di Casalino, che ha messo in fuga i sudisti dal nord e ha dettato disposizioni che si prestano a molteplici interpretazioni, delegandone poi ad altri l’attuazione. Un opportuno, solo dato il momento, lavaggio delle mani, in attesa di firmare il MES, priorità dell’Europa ma non certo, specie in questo momento, dell’Italia.

Antonio e Giuseppi, un leccese ed un foggiano, uniti dal fallimento ma distinti dalla dignità che, evidentemente, non si può comprare.

Di Massimiliano Piccinno

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