Coronavirus: In Italia Aumentano I Casi Di Violenza Domestica

Coronavirus: In Italia Aumentano I Casi Di Violenza Domestica

L’emergenza nell’emergenza. Da nord a sud aumentano i casi di violenza in casa

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Le restrizioni messe in atto in questi giorni sono necessarie per il contenimento del pericoloso Coronavirus, tuttavia, non sempre restare a casa vuol dire essere al sicuro. Al contrario anzi, sono ancora troppi, tanti i casi in cui la casa diventa il luogo della paura, lo spazio dove si annida il mostro e la convivenza forzata diventa una vera e propria bomba ad orologeria pronta ad esplodere ed a mietere vittime. Gli occhi di tutto il mondo sono puntati sul COVID-19 ma il fenomeno del femminicidio, lungi dal diminuire, è anzi in aumento e rischia, purtroppo, di passare in sordina da parte dei mass media. Le conseguenze sono a dir poco tragiche. Alcuni movimenti ed associazioni che operano a tutela ed in difesa delle donne hanno fatto emergere il problema, sottolineando come le restrizioni imposte per contenere il coronavirus causerebbero una maggiore esposizione alla violenza di genere. Tanti i casi in questi giorni di restrizione domestica. Solo per elencarne alcuni: il 19 Marzo a San Vito dei Normanni in provincia di Brindisi, Andrea Asciano, 23 anni, ha ucciso a coltellate la madre 51enne Rossella Cavaliere. Alla base dell’omicidio una banale lite domestica. Dalla ricostruzione degli inquirenti emerge che il ragazzo sarebbe uscito dalla sua camera da letto ed avrebbe aggredito la madre, che in quel momento si trovava in corridoio, con un coltello a serramanico colpendola al torace con 5 fendenti. Individuato e bloccato dai Carabinieri che erano stati allertati dai vicini di casa, Asciano è stato arrestato. Passano pochi giorni ed un'altra aggressione rischia di trasformarsi in tragedia. Il 24 Marzo a Padova un uomo ha preso a martellate la moglie, una quarantottenne macedone, che si è salvata solo grazie ai vicini di casa che, sentendo le sue urla disperate, hanno chiamato i carabinieri. L’uomo è stato prontamente arrestato. L'ultimo Rapporto Eures su 'Femminicidio e violenza di genere', ha messo in evidenza come “quello familiare sia l'ambiente dove viene commessa la maggior parte di questi reati. Tra le mura domestiche, o comunque per mano di partner, mariti e fidanzati, vengono commessi oltre l'85% dei delitti con vittime femminili. La coppia si conferma come un 'luogo' ad alto rischio. Nel 28% dei casi, la violenza procede il suo corso ingravescente e sono stati riscontrati precedenti maltrattamenti come violenze fisiche, stalking e minacce”. Per l'Eures, il femminicidio rappresenta "l'ultimo anello di una escalation di vessazione e violenze che la presenza di un'efficace rete di supporto potrebbe invece riuscire ad arginare". In questi giorni più che mai quindi, il trend delle violenze domestiche è in pericolosa crescita e rischia di aumentare ogni giorno di più in modo drammatico. Recentissimo lo studio delle Nazioni Unite, secondo il quale “la pandemia avrà un doppio effetto sulle donne: “la chiusura delle scuole e dei centri diurni per gli anziani o per le persone non autosufficienti sta aumentando gli oneri di lavoro domestico e di cura non retribuito, che continua a ricadere principalmente sulle donne. Inoltre, ci sono i rischi di una maggiore esposizione alla violenza e dell’interruzione all’accesso alla salute sessuale e riproduttiva. Non solo: in questa situazione di prossimità con il proprio aggressore e di riduzione dei contatti esterni è molto più difficile chiedere aiuto”. Basti pensare che le denunce delle donne per maltrattamenti da parte di famigliari e conviventi sono passate dai 1.157 dei primi 22 giorni del marzo 2019 ai soli 652 dello stesso periodo di quest’anno. Anche Maria Letizia Mannella, magistrato della Procura di Milano ha spiegato che da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus c’è stato anche “un calo” nelle denunce per maltrattamenti: “Ci basiamo solamente sull’esperienza perché è ancora presto per avere dei dati certi, ma possiamo dire che le convivenze forzate con i compagni, mariti e con i figli, in questo periodo, scoraggiano le donne dal telefonare o recarsi personalmente dalle forze dell’ordine”. Ad aggravare ulteriormente questo quadro già tristemente drammatico inoltre, la chiusura di molte strutture di accoglienza per donne vittime di violenza e questo significa anche una maggiore difficoltà ad accedere ai vari supporti specialistici e ai luoghi di rifugio.

Cosa si sta facendo attualmente per arginare il fenomeno? In questi giorni è partita la batteria di spot programmati fino al 3 aprile per promuovere il numero 1522, centro antistalking gratuito ed attvo 24 ore su 24, gestito dal Telefono Rosa, per offrire aiuto a chi in questo periodo potrebbe averne più bisogno, ma, al di là del rilancio del numero 1522, al momento iniziative istituzionali vere e proprie non ci sono. In caso di pericolo immediato, ci si può rivolgere alle forze dell'ordine o al pronto intervento, chiamando i numeri 112 (carabinieri), 113 (polizia) o 188 (emergenza sanitaria). Unica notizia “positiva” è che le vittime di violenza possono uscire di casa, per recarsi in un centro o dalle forze dell'ordine e chiedere aiuto: la motivazione, in questo caso è di “situazione di necessità”.

Di Erika Gottardi

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