Luis Sepúlveda

È mancato lo scrittore Luis Sepúlveda, vittima del Coronavirus

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Luis Sepúlveda e la moglie Carmen Yáñez avevano contratto il Coronavirus a fine febbraio, avvertendo i primi sintomi il 25, di ritorno a Gijón, lungo la costa del Principato delle Asturie, dove si erano trasferiti definitivamente nel 1997, luogo prediletto perché «è una città proletaria di minatori e di cantieri navali, con uno spirito resistente fortissimo» come avevano spiegato poco più di un anno fa in un’intervista a «Io Donna».

Da due settimane, la moglie del celebre scrittore cileno, di ritorno dall’Ospedale Universitario di Oviedo dove era ricoverata con lui, lo attendeva a casa nella speranza di cominciare una nuova vita da guariti e superstiti alla terribile pandemia di Covid 19 ma purtroppo, il maestro non ce l’ha fatta e il Coronavirus, dopo un mese e mezzo di agonia, ha avuto la meglio su di lui.

La coppia era stata contagiata in Portogallo, in occasione del festival letterario «Correntes d’Escritas», tenutosi a a Póvoa de Varzim dal 18 al 23 febbraio. Sulle prime, pareva che Sepúlveda avesse preso solo un brutto raffreddore, ma nel volgere di pochi giorni si era trovato in ospedale intubato e in grave debito di ossigeno. Negli ultimi tempi, si era accesa la speranza che si rimettesse. Come aveva riferito la moglie, infatti, nonostante l’autore fosse in coma farmacologico, aveva ripreso l’uso di un polmone e c’era la prospettiva che riguadagnasse anche l’altro. Ma il Covid 19, come spesso succede, non lo ha risparmiato, rivelando la sua imprevedibilità: l’autore di «Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare», noto per il suo impavido coraggio e lo spirito libertario, è precipitato in pochi giorni in condizioni drastiche ed irreversibili, nemmeno tanto pronosticabili; il mondo oggi lo saluta con commozione e tanta rabbia nei confronti di un avversario maledettamente più forte. 

Chiara Zanetti 

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