Gestire Figli E Allievi Ai Tempi Del Corona Virus

Gestire Figli E Allievi Ai Tempi Del Corona Virus

Incontriamo la fondatrice del Progetto All’Arrembaggio per chiederle lumi sulla gestione di minori in questa difficile fase

stampa articolo Scarica pdf

Incontriamo la dott.ssa Chiara Budini, co-fondatrice del progetto All’Arrembaggio, presente sul territorio di Roma dal 2009, insieme alla collega dott.ssa Rossella D’Alterio.

La Budini, due lauree con il massimo dei voti in Psicologia dell’Educazione ed in Psicologia del Benessere nel corso della vita, é psicoterapeuta Analista Transazionale, e ha scelto di dedicare la sua vita professionale alla psicoterapia per bambini e ragazzi, individuale e di gruppo, e al sostegno ai loro genitori.

È per questo che abbiamo deciso di rivolgere a lei gli importanti quesiti che stanno sorgendo in questo delicato periodo nella mente di genitori, nonni ed educatori.

Dott.ssa Budini, che impatto può avere l'esperienza che stiamo vivendo su bambini che si trovano nel periodo dell'infanzia?

In questi mesi ho avuto modo di interagire direttamente con i miei piccoli pazienti, attraverso colloqui on-line con bambini, con adolescenti e con genitori, e, anche dal confronto con i colleghi e analisi personale, ho tratto queste mie conclusioni provvisorie.

L’esperienza che stiamo vivendo è diversa da ogni cosa abbiamo vissuto prima, per contenuto, ma non per le emozioni che suscita.

I bambini di cui mi occupo in questo periodo hanno paura, principalmente per i loro genitori che escono di casa, provano frustrazione per non poter uscire, sono tristi perché mancano loro amici e parenti e maestre… insomma, situazione nuova emozioni note.

Quanto impatterà questa situazione sui bambini, ad oggi, dipenderà principalmente da come saranno accompagnati a gestire queste emozioni. È un po’ come ne “La Vita è Bella” di Benigni… se la difficoltà diventa un gioco da superare, sarà ricordata come un gioco.

Se, però, i bimbi non sono adeguatamente accolti nelle loro emozioni, questa esperienza può lasciarli impauriti delle malattie, del “fuori”, degli altri. Può riempirli di rabbia che, non espressa, si somatizza, o espressa male tramuta in irascibilità. Può causare apatia fino alla depressione.

Certo, se il lock down totale dovesse prolungarsi ancora molto, allora queste reazioni potrebbero presentarsi anche in bambini e ragazzi ben accolti, ma poiché già si parla di fase 2, dovremmo aver scampato questo pericolo.

Le dinamiche cambiano, quando invece parliamo di adolescenti e pre-adolescenti?

Per la fascia di età più grande le dinamiche sono diverse, le emozioni sono le stesse.

La differenza maggiore è nel potere che hanno i genitori di aiutare i figli in questa fascia: più si cresce più i “referenti emotivi” diventano i componenti del gruppo dei pari, mentre i genitori finiscono sullo sfondo.

L’isolamento sociale allontana il gruppo dei pari, quindi ai ragazzi manca un supporto importante. I pari, inoltre, in questo momento, hanno tutti lo stesso problema, quindi anche aiutarsi reciprocamente è più difficile.

Come possono i genitori sostenere psicologicamente i loro figli?

Con quali parole, e con quali gesti o azioni?

I genitori hanno un ruolo fondamentale come modelli di regolazione emotiva, di gestione del tempo, di cura di sé e di reazione alle novità/avversità.

Inoltre possono aiutare i figli a gestire le loro emozioni e il loro tempo.

Come modello, il genitore si prende cura delle proprie emozioni senza negarle né darne la colpa ad altri, (per esempio evita frasi come “se fai così… mi fai sentire” e piuttosto dice “quando accade questo… io mi sento”), se è triste cerca consolazione, riconosce il pericolo reale e non si lascia spaventare da quello irreale, esprime il suo dissenso senza confonderlo con l’odio, festeggia le piccole gioie di ogni giorno.

Come modello, il genitore organizza la propria giornata mettendo in agenda anche del tempo per la cura di sé.

Il genitore può essere un modello di come si affrontano le avversità/novità della vita se fa di una crisi una opportunità.

Come aiuto per i figli, il genitore può accogliere le emozioni dei ragazzi senza sminuirle o giudicarle: se al figlio mancano gli amici, i nonni… lo può consolare; se il figlio è arrabbiato per quanto sta vivendo, non ce la fa più… può ascoltare il suo sfogo; se il figlio ha paura di ammalarsi, o di perdere gli amici, o che si ammalino i genitori… può aiutarlo a comprendere se il pericolo percepito è reale e come proteggersi.

Come aiuto nella gestione del tempo, è importante che il genitore dia orari e compiti da svolgere in casa, una struttura insomma, e che questa struttura preveda un tempo di gioco/relax condiviso e un tempo da soli.

Cosa è da evitare?

L'esposizione prolungata alle news è consigliabile?

Certamente l’esposizione alle news è sconsigliata. È meglio che siano i genitori ad accedere alle notizie e a filtrarle. In caso di figli adolescenti è sufficiente vedere insieme un telegiornale al giorno e distinguere le notizie certe dalle ipotesi e dalle probabilità.

È meglio evitare anche una esposizione prolungata agli schermi in generale. Dato che anche le lezioni sono online, è bene che l’uso dei dispositivi nel resto della giornata sia contato e finalizzato ad un gioco, ad una chiamata con gli amici.

È meglio evitare che le giornate siano tutte troppo uguali. Meglio introdurre una routine settimanale e un elemento di sorpresa, qualcosa da fare che magari si estrae a sorte e crea imprevedibilità. È importante distinguere il weekend dal resto della settimana.

È assolutamente meglio evitare di essere noi adulti a dare soluzioni ai figli. Meglio fare loro una domanda in più che stimoli la riflessione, ma evitare di dire loro come dover risolvere un problema.

Cosa è, invece, da assecondare?

Certamente è da assecondare il dialogo, magari durante i pasti o attraverso l’uso di giochi da tavola, accettando, se non addirittura promuovendo, la curiosità dei figli, la ricerca della verità su quanto sta accadendo. Le risposte brevi, proporzionate all’età e limitate alla domanda, sono quelle giuste da dare, di solito.

È da assecondare l’espressione del disaccordo, della frustrazione, con parole, disegni, cartelli di protesta.

È da promuovere la fantasia sul come sarà dopo e la speranza che presto finirà.

È importante assecondare la richiesta di sentire gli amici, di organizzare videochiamate di gruppo.

È fondamentale assecondare la richiesta, da parte dei figli, di un tempo di qualità con i genitori, un momento in cui lo stare insieme è la scelta e non la necessità, un momento speciale contrattato, per esempio, in un determinato orario della giornata o ogni paio di giorni. Concedere questo “appuntamento volontario” ha un effetto importante e può diminuire la richiesta di attenzioni indesiderate: “Bimbo mio, ora non posso. Ricordi? Ci sarò tutto per te nel nostro momento…”

Cambiano i metodi educativi in uno scenario così diverso da quello che siamo abituati a vivere?

I metodi educativi cambiano più per noi psicologi ed educatori, che per i genitori.

Noi siamo privati del contatto fisico, del vedere i bambini e i ragazzi di persona. Non possiamo usare strategie non verbali per coinvolgerli, come invece faremmo in un contesto tradizionale.

I metodi verbali restano gli stessi.

Certo, serve l’upgrade tecnologico per usare al meglio almeno i metodi verbali!

Gli approcci indicati rimangono stabili o vanno modulati nel tempo a seconda del prolungarsi di questo isolamento forzato?

Gli approcci indicati rimangono stabili nel tempo come processi. Sono gli stessi processi che servivano prima. Quello che cambia settimanalmente sono i contenuti e la stanchezza dei genitori. I processi indicati, (gestione del tempo, essere modelli, accogliere e gestire le emozioni), vanno modulati ogni settimana sulle novità: c’è una nuova notizia, una nuova regola… ma come processi restano invariati.

I genitori certamente hanno bisogno di prendersi cura della propria stanchezza e frustrazione per poter mettere in atto i processi che servono.

Che adulti saranno i cittadini della generazione post Covid-19?

Per come la vedo io, saranno adulti frustrati se avranno subito questa situazione senza riconoscersi il potere di fare la differenza per se stessi e saranno adulti migliori se avranno fatto di questa crisi una opportunità di crescita.

Lei ha sviluppato un approccio specifico per l'età evolutiva?

Sì. Con la mia collega Rossella D’Alterio, abbiamo messo a punto un metodo di intervento psicologico per l’età evolutiva, dai 4 ai 20 anni, che integra l’intervento terapeutico con l’avventura. Abbiamo introdotto il setting psicologico ambientato nel mondo dei Pirati e l’abbiamo adattato a tutte le fasce d’età. Per questa scelta di metodo, il progetto si chiama All’Arrembaggio.

L’idea del progetto è quella di offrire ai partecipanti l’occasione di sperimentare nuovi modi di essere in contesti avventurosi, invece che nella tranquillità di uno studio di psicoterapia. Lavoriamo in gruppo e organizziamo con loro delle vere e proprie avventure, in stile scoutistico. La vita è una lunga avventura, quindi attivare/rinforzare nuove parti di sé in una avventura ha come effetto di sapere di poterlo fare nella vita quotidiana… e di farlo.

Questi metodi sono adattabili ad approcciare le difficoltà della segregazione temporanea che stiamo vivendo?

La segregazione e l’isolamento sociale ci impediscono fisicamente di fare avventure, ma di fatto costituiscono una nuova avventura da affrontare, quindi il nostro modo di lavorare è particolarmente efficace anche in questo momento storico. Stiamo continuando infatti a incontrare gli adolescenti settimanalmente e abbiamo messo a punto un nuovo modo di intervenire anche con i bambini.

L’esaustiva illustrazione dello status quo e le indicazioni della dott.ssa Budini potranno essere un utile strumento ai genitori ed educatori che in questo momento si pongono interrogativi cui non è sempre facile trovare risposta.

Progetto All’Arrembaggio

Via Renato Fucini, 288 Roma

Tel./WhatsApp: 347.384.8802 – 340.669.4994

Mail: progetto.allarrembaggio@gmail.com

FB: All’Arrembaggio

Instagram: progetto.allarrembaggio

Intervista di Gioia Giovina Di Mattia

© Riproduzione riservata