L’orda Oliva

La speranza, il sogno, l’America.

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Esempio di teatro civile ben eseguito e ben pensato. Il viaggio degli italiani verso il Paese della nuova vita e dei nuovi lavori, in cerca di un futuro migliore. La famiglia rimane nella Madre Patria. Tra le righe, gli attori, parlano di loro stessi. Il presente è stantio e saturo, voglia di capire come evolvere.

Sulla scia de Il lungo viaggio di Sciascia gli attori-detenuti della Casa di Reclusione di Civitavecchia fanno un ottimo lavoro di riscrittura del testo, portando in scena L’orda oliva. Al Roma Fringe Festival 2015 la Compagnia Sangue Giusto, il 24, 25 e 26 giugno, Palco A, stupisce gli spettatori non perdendosi d’animo.

Anche il saggio di Gian Antonio Stella, L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi, contribuisce alle suggestioni e ai rifermenti dell’ideazione. Lo spettacolo L’orda oliva nasce dal percorso di riscrittura collettiva fatto di improvvisazioni, racconti, vissuti e idee dei partecipanti al Laboratorio Teatrale Con Amleto dentro. Un dare forma ai personaggi della performance, cucendola sulla loro stessa pelle.

La storia degli emigranti italiani verso l’America non è molto dissimile a quelle contemporanee che affollano le notizie odierne e i mari della Penisola. Chissà la gente dalla pelle olivastra come si presentava nel nuovo Paese e gli americani che potevano pensare di loro.

La scenografia fatta di scale, lampade, valigie di cartone, una chitarra e una sedia in pelle, permette ai quattro personaggi di far vivere umiltà e malinconia mediante una spiccata ironia dal tono romanesco.

Le luci vengono accese e spente dagli uomini in viaggio, il mare è il luogo del momento. La notte si palesa. Le scale, oltre per sedersi sono vedetta, ci si arrampica su per vedere l’orizzonte. I discorsi sono accompagnamento delle sere buie. Chi lascia moglie e figli, i pregiudizi su come vedono gli italiani all’estero, chi custodisce i risparmi di una vita. Ma 9 notti sono poche per raggiungere l’America anelata, piena di speranza, di lavoro, di novità e di vita migliore.

Nonostante alcuni problemi tecnici Francesco Montella, Marco Pirisino, Massimiliano Mazza e Massimo Lanzi non si sono distratti riuscendo a scherzare sull’accaduto. La regia, Ludovica Andò, non è stata valorizzata abbastanza e l’impressione che i protagonisti abbiano collaborato alla messa in opera è netta.

Le vite dei protagonisti sono le stesse dei personaggi. Un incastro nel presente sia per evolvere sia per evaderlo e andare avanti, anche se alla fine ci si ritrova nello stesso punto. Il loro mare diventa la loro vita. Il mare è aperto, il mare è libero e non servono abissi per sprofondare. Gli sbagli, anche i più minimi, sono sufficienti.

Il loro viaggio termina con una beffa. Santa Croce in Camerina è il cartello che indica ai naviganti lo sforzo della loro speranza. Derisa, truffata e in briciole, e i loro soldi sfumati. Non comprendono all’inizio. Poi con un Benvenuti in Italia gli applausi riconoscono il lavoro svolto creando sinergia con il pubblico tra battiti di mano e risate scroscianti.

Ci facciamo riconoscere sfruttando le debolezze dell’altro. Se l’onestà fosse riconosciuta non dovremmo preoccuparci di chiudere le frontiere, ma solo lasciare spazio e educare nella giusta maniera. Un benvenuto accogliente e puro da sfruttare in segno dell’uguaglianza.

Complimenti per il lavoro della Compagnia Sangue Giusto!

Allestimento scenico, Francesco Giannini, Musiche, Andrea Pandolfo, Luci, Michelangelo Vitullo, Scenografia, Francesco Giannini, Responsabile giuridico-pedagogico, Alessia Giuliani


Annalisa Civitelli

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