Bestiario

Tre maschere, un volto solo. La recensione di Unfolding Roma

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Lupo, Aquila, Drago. Economia, spiritualità, politica e potere militare. Tre simboli rappresentanti il mondo dissacrante di oggi nel quale ricerchiamo verità e noi stessi, aggrappati al filo labile e vacillante della vita e del silenzio.

Storia dal suono medioevale, Bestiario è un connubio tra commedia dell'arte e video introduttivi per ogni personaggio raccontato. Una multimedialità frapposta all’antico. Infatti, già nel Medioevo, esistevano testi di brevi descrizioni di animali, reali e immaginari, esplicativi di morale e con riferimenti alla Bibbia.

Bestiario, presentato da Pescatori di Poesia Teatro e il Teatro del Lupo, ha partecipato al Roma Fringe Festival 2015, nei giardini di Castel Sant'Angelo il 24, 25 e 26 giugno, Palco B. Dall’eclettica penna di Luna T. Sveva Testori e dalla regia di Klaus Kurz è nato questo spettacolo già Vincitore del Castelbuono Teatro Festival2011.

Il Lupo, l'Aquila e il Drago. I tre personaggi si alternano sul palco ognuno con le proprie caratteristiche. Criticano la società attuale infilando metafore. Simone Fraschetti e le sue maschere. Quella dello Zanni, il servo affamato della Commedia, per il Lupo, una androgina e la tiara dorata in testa, per l’Aquila, dipinto in volto di bianco e di rosso, maschera del teatro Kabuki, per il Drago.

L’attore incarna le tre essenze nelle loro variegate sfaccettature riducendole in vincitori e prede, figli della modernità e dell’amore, delle ideologie orientali che fanno breccia in questo Occidente sfaccettato. Ottima la resa dei costumi di scena, scelta oculata e distinta dalle movenze dell’artista.

Un mini libro viaggia insieme alla performance. Bestiario, Soliloquio per tre Maschere. A cura di Simone Fraschetti e Luna T. sveva Testori, con le illustrazioni di Cristina Gardumi, è un supporto notevole per comprendere il testo recitato.

Immedesimandosi nei concetti si scruta ciò che sono agi, lusso e soldi, per acquistare prodotti all’ultima moda e il consumismo propone. Diniego dell’Articolo Primo della Costituzione. Perché tocca a tutti lavorare, anche a quelli che non ci sono mai andati ma che hanno scritto la Nobile Carta. Riferimenti di democrazia, uguaglianza e sicurezza le quali si conquistano tramite il lavoro.

All’interno della società il carattere distingue le persone. Si ottiene ciò che si vuole. Ciò che il Lupo prende è per fame, per vincere, e la pecora, assoggettandosi, impara a camminargli accanto, mantenendo il suo passo comportandosi come lui. Il più forte sovrasta il più debole.

Subentra, nell'intercalare della recitazione, la Dea dei cieli, l'Aquila. Scruta il mondo, lo osserva. Nel mezzo della sua anima, appena sotto il seno, al centro del respiro risiede l’uomo. Lei non cura più i mali dell’uomo, perché egli stesso non avrebbe cura di sé e smarrirebbe il sapere delle piante.

Un’introduzione riguardo la potenza delle erbe mediche per prolungare la longevità, come l’angelica, l’inquietudine placata da un infuso di maggiorana, ma se l’ansia non si addormenta, il metodo di Aristotele potrebbe essere un ottimo rimedio. Coppe di vino rosso per giungere alla follia.

Metafore che l’amore conosce bene. Una cura di sé stessi, di tutto il proprio corpo, anche gravido. Quasi un atto di vanità spirituale, forse, per un’estetica potente. Ma se non ci si può permettere molto l’indigenza nasconde splendore che la ricchezza raramente considera. Perché non si può distinguere il bene e il male di una persona dal suo stato di ricchezza o povertà. Si sceglie, in vita.

Come l’agnello, piccolo e indifeso, lega il Lupo all’Aquila, rendendolo preda e allegoria di un popolo che si vuole stupido per essere governato e sottomesso, l’Aquila si lega al Drago per il concetto di assenza, il male più grande, come la mancanza di risposte.

Il Drago si avvicina alla filosofia orientale dell’arte della guerra, senso della vita, e segna una laconica presa in giro del mestiere dell’attore. Quell’inganno che incanta.

Si persegue qualcosa immedesimandosi in altro, per poi portarlo sul palco. In realtà si cercano altri io, altri linguaggi, altri modi di muoversi nell’osservare il mondo e le persone. Rimanere sé stessi è ricerca che va oltre, nel mezzo si trova e si anela a un modo teatrale di essere.

Se il teatro non esiste, esiste la scelta di chi vuole e desidera farlo. L’attore può solo comprende il perché vuole recitare o meno, scoprendo il senso della vita. E’ la prima guerra, lo spermatozoo che insemina e genera vita. Il più forte e la nascita. Dialogo e espressioni urlate al mondo.

Le emozioni e la gioia. La ricercatezza di un bacio emoziona mentre la parola, se ben affilata, ferisce. Generando vuoto si genera il nulla. Vuoto di cui siamo circondati. E la gioia è il nulla se non condivisa. Invito a tacere e vivere tutto nella propria intimità.

Simone Fraschetti ci racconta, con bravura e professionalità recitativa, una panoramica tragica dell’oggi. L’avvicinamento al silenzio che difetta nel suo sviluppo, a discapito di chiasso e chiacchere le quali dominano imperiali sui troni delle nostre vite.

Audio, luci e video, Valentina Conti e Alessandra Caputo, Foto di scena, Pamela Adinolfi, Costumi, Lisa Rosamilia

Annalisa Civitelli

Foto spettacolo concesse da Pamela Adinolfi 


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