A TU PER TU CON IL REGISTA ANTONIO CENTOMANI

A TU PER TU CON IL REGISTA ANTONIO CENTOMANI

FOTOGRAFIA E REGIA SONO INDIVISIBILI

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Dal 15 Giugno riprenderanno gli spettacoli fino a 1000 persone all’aperto e fino a 200 al chiuso.

Una prima data di ripresa degli eventi arriva dal DPCM del 17 maggio firmato dal premier Conte: per ora solo spettacoli live in cui è possibile garantire la distanza tra gli spettatori. Secondo il disposto “gli spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto restano sospesi fino al 14 giugno 2020. Dal 15 giugno 2020, gli spettacoli sono svolti con posti a sedere pre assegnati e distanziati e a condizione che sia comunque assicurato il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro sia per il personale, sia per gli spettatori, con il numero massimo di 1000 spettatori per spettacoli all’aperto e di 200 persone per spettacoli in luoghi chiusi, per ogni singola sala”.

Oggi parliamo di un altro percorso artistico che profuma di passione partenopea, facciamo quattro chiacchiere con un lavoratore dello spettacolo, il Regista Antonio Centomani, che è anche giornalista pubblicista che vanta diverse esperienze in radio, televisione, cinema con particolare riferimento alla documentaristica, ai videoclips musicali, alla pubblicità e alla regia televisiva nel campo dell’informazione, dello sport e dello spettacolo.

Ciao Antonio, benvenuto.

La pandemia ha modificato certamente il nostro assetto delle priorità. Per tornare alla vita normale dopo il lockdown, sara’ necessario accettare di modificare alcune esigenze e potenziare credenze, valori, etc. Quanto sono importanti il cinema e l’arte ?

Non riesco ad immaginare una vita senza l’arte in tutte le sue espressioni. Il cinema ha subìto un importante processo di trasformazione, grazie anche all’avvento delle nuove tecnologie, ma resta sempre il modo più completo per raccontare storie. Prima del Covid19, nei Cinema l’offerta era veramente ampia, migliaia di film ed altrettante serie televisive sulle piattaforme, ma la magia della sala cinematografia è insuperabile perché regala emozioni più forti. Non vediamo l’ora tutti di poter tornare in sala.

Come nasce la passione per il tuo lavoro di Regista e quando hai iniziato?

Colpa di mio padre, scherzo ! Lui faceva il bancario, ma la sua grande passione era fare il filmaker/fotografo di casa.Agli inizi degli anni ‘80 mi regalò la prima telecamera, facevo riprese di spettacoli e poi iniziai a lavorare per il grande mondo dei matrimoni che, come sapete, nel sud Italia hanno una grande tradizione. Poi negli anni sono passato alla TV, prima come operatore, poi come direttore della fotografia per poi approdare alla regia.

Come stai vivendo questo periodo ? Immagino che anche i tuoi piani lavorativi siano stati sconvolti.

Questa tragedia epocale ha sicuramente sconvolto tutti i miei programmi sia personali che professionali. Per me è stato leggermente più semplice comprendere ciò che stava accedendo perchè ricordo ancora con chiarezza il periodo del colera che colpi la mia città, Napoli, anche se ero giovane. L’unica fortuna è stata riuscire a fare in tempo a finire almeno un film, perché ero pronto a prepararne un altro, ma poi si è bloccato tutto.

Nel 2015 hai debuttato alla regia cinematografica con il film “L’Aquilone di CLAUDIO” prodotto in collaborazione con RAI CINEMA.

Realizzare quel film non è stato semplice. E’ stata dura perché, sia durante la preparazione, che durante tutta la lavorazione, ero consapevole che stavo raccontando storie ed eventi veri, e non d’immaginazione. Ho avuto un cast eccezionale, Irene Ferri, Massimo Poggio, il giovane allora al debutto cinematografico Federico Russo, i grandi Fioretta Mari e Luigi Diberti ed inoltre ho avuto l’onore di dirigere una grande attrice, la signora Milena Vukotic. Dopo dieci lunghi anni tra scrittura della storia e ricerca fondi finalmente, con grande soddisfazione, sono riuscito a portare sul grande schermo il film. Il consenso del pubblico e della critica sul gradimento del film mi ha molto confortato.

Sei anche direttore della fotografia, quanto è importante l’intesa con il regista?

Nella realizzazione di un progetto cinematografico fotografia e regia sono indivisibili, hanno lo stesso obiettivo, devono assolutamente condividere e avere la stessa visione e gli stessi gusti.

Nel tuo prossimo nuovo film da regista resti nell’ambito del sociale, ce ne parli ?

Stavolta con un argomento molto delicato e attuale, la violenza sulle donne. Il titolo del lungometraggio che ho appena terminato è “Resilienza”, prima dell’uscita nelle sale a gennaio 2021 lo stiamo proponendo a vari festival e concorsi, se sarà possibile. Negli ultimi anni, purtroppo, il tema è diventato troppo ricorrente. Parlare della violenza sulle donne potrebbe apparire scontato. Ma attraverso lo “strumento cinematografico” si riesce ad arrivare ad una vasta platea e, perché no, ad arrivare proprio a quelle donne che non riescono a liberarsi di questo dramma. La mia idea ha uno scopo ben preciso, dare coraggio alle donne vittime di violenza e cercare di scuotere le menti instabili dei carnefici. La macchina da presa coglierà con occhio attento tutte le sfumature che i nostri personaggi scriveranno attraverso le loro vite.

Ho scelto di far assaporare tutte le sensazioni, passione, dolore, tristezza ed infine la rabbia, sì, la rabbia che assale in ogni persona sana che lotterebbe volentieri contro la crudeltà della violenza. Desidero stimolare il pubblico ad un’attenta riflessione e elevare la soglia di attenzione nei riguardi di donne che, inconsapevoli, stanno lottando e che, magari, ognuno di noi può aiutare.

Hai progetti in cantiere?

Ho terminato la scrittura di un film storico/biografico sulla vita di un alto prelato vissuto nella metà del ‘700. Il mio prossimo set mi porterà su una bellissima isola per raccontare la storia di una delle grandi donne della letteratura Italiana del XX secolo, storie, entrambi, molto particolari ed allo stesso modo uniche di cui mi sono innamorato.

Pensi che la tecnologia aiuti o abbia uniformato la creatività ?

Sicuramente la tecnologia ha dato una grande spinta e ha aperto nuove frontiere, ha anche aumentato l’offerta intasando il mercato. Il pubblico è stato ed è sempre più esigente, si accorge e nota la differenza tra “smanettoni” super tecnologici e i creativi allo stato puro.

Grazie Antonio. La creatività resta una cosa molto personale: studio, passione, abilità ed esperienza, ma anche poter essere innovativi, coinvolgenti, un’occasione di evoluzione personale e collettiva.

Viva il Cinema, che ci da’ la possibilità di entrare nelle vite degli altri, di lottare con loro, di salvarli, e di scoprire sempre piu’ i lati nascosti degli esseri umani.

di Francesca Rasi

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