Les Aimantes

L’incanto, la visione. La recensione di Unfolding Roma

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Giri vorticosi di silenzio in cui il mimo è l’unica espressione coinvolgente. Completamento dell’anima, esercizio dell’occhio a sperimentare l’onirico e capirne la trama tutta. Giochi d’amore tra incanto e disincanto dove tutto torna. Dall’inizio.

Roma Fringe Festival 2015, 24, 25 e 26 giugno, Palco A.

Les aimantes. Amanti. Calamite. Lo stile retrò confluisce nel candore dell'esibizione. Gioco di resistenza e di rimbalzi.

La scenografia si presenta scomposta. Una panchina lilla rivoltata, un tavolo in su, due sedie e un cavalletto che funge da finestra. Nel susseguirsi, la mobilia è addrizzata e spostata da Sara Mangano e Pierre-Yves Massip.

Incontrati nel ‘94 alla Scuola di Mimo Marcel Marceau. Da allora hanno scelto di esplorare il vasto mondo dell’immaginazione per dare forma a un teatro gestuale e visivo. Entrambi i corpi sono strumenti e il fine.

Si gioca. Si volteggia sulle note e sull'analiticità di alcune poesie di Prévert. Surrealista per cui la poesia è scritta più per essere parlata che scritta. L'amore, nella sua accezione, è la salvezza del mondo, ricercato, ma sofferto. Porta alla nascita della vita, con spontaneità, senza forzare ne incantare. Con libertà. Una poesia ricca di ritmi interni, di giochi di parole, di diverse situazioni psicologiche, specchio del grande poeta francese.

Scindendo poesie e performance, essa stessa viaggia da sola rendendosi comprensibile nel suo insieme. Si gioca con fogli di carta, lettere. Si rifiutano rinviandole al mittente, svolazzano nell’aria. Si sbattono sul corpo e sui palmi delle mani. Suoni. La carta frappone, indugiando, il tocco delle pelle. Scivola lenta, sfiora il corpo.

Le arance provocano sentimento. Si gioca con la rotondità, addosso, sul corpo rotolano per donare immagini sublimi. Posate sul ventre. Reinterpretazione de Un'arancia sul tavolo. Come Colazione del mattino diventa un girare intorno al tavolo, ripetizioni di azioni che il fisico poeticamente supporta.

Si gioca ancora. Passi ripetuti, movimenti ondulatori per poi assestarsi nella posizione cercata. Si viene trascinati in un onirico dimensionale con ciò che i due attori fanno comprendere al pubblico. Quel lento fuggirsi e trattenersi, sorreggersi in due, equilibrio che accarezza.

Si gioca. Bacio condiviso, acchiappato ma prima respinto. Balli e contatto ricercato in cui ci si plasma. Lei in lui, lui acconsente, alla fine dopo la sua riluttanza.

Un confluire nell’altro ma senza mai raggiungersi. Circostanza in cui quei piani paralleli o trovano una via di avvicinamento per posarsi sulla superficie idonea o rimangono distanti. Quell’amore, semmai, non separando, vive di compromessi e incontri.

Quel si e quel no scanditi dal fisico e dal volto del silenzio. Parlano solo le facce ove trapelano sentimenti, sensazioni, distorsioni di pensiero, attraverso smorfie e movenze. La poetica del tempo.

Prévert e gli anni ’30, che sia musica o l’impressione di vedere un film muto squarciano gli animi degli astanti.

Fluido che emana, come un profumo, scia andante di elegante armonia. Testimonianza che il silenzio supporta il comprendere e l’avvicinamento delicato fatto di vicinanza e di sublime intensa e di sapiente ricercatezza.

Nulla è lasciato al caso. Il gioco delle calamite è resa formidable. Ci si desidera, ci si trattiene, ci si avvicina, ma poi ci si fugge. E’ tutto un ricominciare ri-trovandosi al punto di partenza.

La regia è a cura dei due performer, Sara mangano e Pierre-Yves Massip. Chi li assiste, Manon Crivellari e Hannah Cornick, fornisce un valido apporto al lavoro svolto. La creazione musicale di Stephanie Gibert è esplorazione benefica, la scenografia in cui ci si muove è ideata da Pym – Compagnia Mangano-Massip – Associazione Autour du Mime.

Con molto piacere possiamo dire che Les aimants, dopo aver superato l’ultima semifinale del Festival lo scorso 27 giungo, parteciperà alla finale del concorso del Fringe 2015 il 5 luglio prossimo, confrontandosi con Gli Ebrei sono matti, Guerriere e Fäk Fek Fik.

Vi aspettiamo, ne vale veramente la pena.

Luci, Agathe Patonnier

Annalisa Civitelli

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