Ormelledinome

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La musica ha da sempre avuto il potere di poter trasmettere messaggi di grande intensità, soprattutto per il grande bacino di utenza a cui fa riferimento.

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Abbiamo il piacere di ospitare il giovane gruppo romano degli Ormelle, creano musica, vivono di musica e sono di Roma nord.

Buongiorno ragazzi, benvenuti nella nostra redazione e grazie per aver accettato la nostra intervista.

Ormelle: Grazie a voi per averci invitato!

Iniziamo dall'infanzia?

Lei: Non so come racchiudere la mia infanzia in qualcosa che sembri normale. Posso dire che sono cresciuta a Manga e patatine alla paprika. Che combo micidiale. Poi la chitarra mi ha fregato il cuore. Povere drums machine, se mi sentissero mi ripudierebbero forse.

Lui: L’infanzia… Un mondo! Beh, che dire… La mia infanzia è stata caratterizzata da latte al cioccolato e biscotti alla panna. Ora il latte neanche lo bevo più, si figuri. Caratterialmente ero chiuso e molto timido. Oggi sono totalmente diverso, alla mano e, a detta dei miei amici, sono l’anima della festa. Ciò ha fatto sì che maturassi la consapevolezza che ciò che per me è stato una sconfitta del passato, si è rivelato una vittoria del presente.

É terminato, qualche mese fa, il programma televisivo, proposto dalla RAI nel format italiano, “Il cantante mascherato”, condotto da Milly Carlucci; personaggi famosi si sono sfidati, a suon di canzoni, con in volto delle variopinte maschere carnevalesche, in una sorta di personificazione dell’artista stesso, limitato nella espressività e gestualità dagli ingombranti travestimenti. I critici più costruttivi, invece, potrebbero vedere questa novità come un invito a guardare al di là del personaggio famoso per scoprirne i risvolti più profondi ed essenziali. Il vostro celarsi agli occhi dei fan è una difesa oppure vi spinge a raccontare la musica tralasciando il vostro aspetto fisico?

Lei: Il nostro mascherarsi non fa assolutamente riferimento ad una nostra volontà di difenderci o difendere la nostra figura. La ricerca di una maschera, che cambiamo spesso in colore e forma, unisce molto bene ciò che vuole rappresentare il programma televisivo de “Il cantante mascherato” e una nostra personalissima visione della realtà; unendoci alla corrente di un pensiero che vada al di là del semplice nascondersi, una maschera spesso rivela più di quanto faccia un volto umano nudo e spoglio. Non che ci sia alcun male, anzi, a noi piacciono i nostri volti però il condimento di Ormelle è proprio la maschera come rappresentazione della realtà. Nascondere per mostrare, perché difatti molti si focalizzano su ciò che la maschera nasconde, quando c’è molto che rimane svelato. Così avviene anche con la realtà, che lascia trasparire degli spiragli che sono ciò che più conta, in un cosmo e un decennio controverso come questo.

Lui: Il riadattamento italiano del format è stato inaspettatamente un esperimento molto interessante e d’impatto, nonostante la sfida di rendere appetibile un prodotto del genere, totalmente nuovo per noi. Tornando a Ormelle, la scelta di non mostrarci pubblicamente in volto non è legata a motivi riguardanti l’aspetto fisico o la volontà di creare suspence, né tantomeno curiosità. C’è, invece, il desiderio di mettere le persone di fronte a una nostra verità: la realtà non è così come la vediamo, non la conosciamo. È per questo che vogliamo essere uno specchio. Vogliamo far sì che i nostri volti siano una verità che solo in pochi istanti può essere chiara, per poi sfumare poco dopo. Il personaggio scinde dalla persona e sappiamo, chiaramente, che chiunque abbia a che fare con noi nella vita di tutti i giorni non ci può sicuramente riconoscere. Problemi? No. Anzi, andiamo a fare un aperitivo insieme.

Patteggiamento a 2 anni e sei mesi, subordinato alla sospensione condizionale della pena, senza andare in carcere e nemmeno dover scontare la condanna in affidamento in prova ai servizi sociali. È la richiesta di Pietro Genovese, il figlio ventenne del regista Paolo, accusato del duplice omicidio stradale di Camilla Romagnoli e Gaia Von Frey mannaggia, avvenuto a Corso Francia la notte tra il 20 ed il 21 dicembre scorso; qual è la vostra opinione sulla vicenda? Avete mai pensato di scrivere un testo musicale, qualcosa su questa drammatica vicenda?

Lei: Non credo che la nostra musica sia la più adatta per trattare tematiche del genere. Presupponendo questo, la vicenda è davvero molto delicata. Il dolore è da ambedue le parti, in una forma totalmente diversa, ma non d’intensità distante. Proprio per questo, sarebbe impossibile e probabilmente anche superficiale, avere la pretesa di puntare il dito contro una delle due parti. L’unica cosa che posso dire con assoluta fermezza è che si tratta di un evento che, sicuramente, ha sconvolto tante anime e difficile da dimenticare.

Lui: Questa è sicuramente una vicenda molto delicata e in questi mesi mi è capitato di leggere o ascoltare sentenze, lanciate senza conoscere dinamiche o sfumature che possono fare la differenza. Qualsiasi opinione, da estraneo ai fatti, a posteriori poi, sarebbe fuori luogo perchè ci sono tanti elementi coinvolti, soprattutto sentimenti. Nonostante io sia una persona molto chiara e schietta in ogni situazione, non mi sento nella posizione di dare un’opinione a riguardo, ma posso, certamente, dire che non abbiamo mai pensato di scrivere qualcosa su questa vicenda. A volte le canzoni possono essere terapeutiche ma credo che sia il tempo ad aiutare, per quanto possibile, poi, in queste situazioni strazianti.

Nonostante le stampelle, Madonna ha partecipato alla manifestazione, a Londra, per l'omicidio di George Floyd a Minneapolis, da parte di un agente di polizia; la star, 61 anni, claudicante per una patologia all'anca, si è mostrata molto cordiale e affabile e non ha esitato a urlare "No Justice No Peace" insieme agli altri manifestanti del movimento Black lives matter. Nessun timore di contagio, nessuna mascherina anti coronavirus, anzi la cantante ha incoraggiato chi voleva abbracciarla: «Io ho gli anticorpi»; come, in effetti, aveva rivelato nelle settimane scorse dopo essersi sottoposta al test. Avete aderito anche voi alle proteste per questa tragica storia; possono le celebrità far arrivare un messaggio di pace alle coscienze delle persone?

Lei: La musica ha da sempre avuto il potere di poter trasmettere messaggi di grande intensità, soprattutto per il grande bacino di utenza a cui fa riferimento. Chiunque ascolta musica, da sempre. Abbiamo in mente ancora un sacco di realtà: la musica RnB per moltissimi anni ha raccolto centinaia di battaglie! Ricordiamo la grandissima Nina Simone, che anche nel suo periodo di grande fama, dove spesso si inneggiava al trattare un genere più commerciale, ha preferito sempre invocare a gran voce messaggi politici, spesso accodandosi al pensiero di uguaglianza di Malcom X e del grandissimo King. Questo avveniva negli anni ’60,'70. Poi quanti nomi potremmo ancora fare? Da Madonna a Lady Gaga, U2, Bob Dylan…potrei continuare per ore. Dovremmo sempre ricordarci di questo. Al momento mi sembra che si pensi più a fare musica per elogiare ciò che si è o, peggio, ciò che vogliamo far finta di essere. Invece dovremmo ricordarci che c’è chi con la musica ha lottato battaglie per unire la voce di tante persone in quella propria. Nessun genere escluso ovviamente. Anche noi, che non siamo assolutamente nessuno, vogliamo portare un messaggio. Non c’è solo l’ascolto su Spotify. Quelle persone che hanno l’account su Spotify hanno una voce, perché non unirla alla propria?

Lui: Sono vicino a questa battaglia. Purtroppo è una realtà che non si presenta oggi, ma convive con noi da moltissimo tempo. Ciò che è accaduto a Floyd, così come a tanti altri, è inaccettabile perchè si parla di abbattere la dignità umana. Non si può uccidere un uomo in quel modo, senza pietà, rendendolo un pezzo di carne qualunque. Questa freddezza nell’agire mi spaventa tanto e mi spaventa molto anche parte del contorno che si sta creando intorno a questa vicenda. Le celebrità, indubbiamente, attraverso la propria popolarità, hanno la possibilità di lanciare dei messaggi di pace. Questo è un grandissimo potere e un’enorme responsabilità. Oggi però percepisco ancora timore nell’esporsi in occasioni del genere e questo mi dispiace. Non si giudica nessuno perchè nessuno ha questo potere, ma alcuni contesti sono così poco opinabili che mi stupisco. Se posso permettermi di dare un messaggio, nel mio piccolo, vorrei dire che se non riusciamo ad amarci e costruire, non per forza dobbiamo odiare e distruggere.

La colonna sonora delle vostre giornate casalinghe di questi due mesi?

Lei: Beh, posso dirvi che House of Keta, della grande Myss, ha sicuramente arricchito le mie pulizie casalinghe di questa quarantena. Quindi sicuramente può essere un ascolto che può rappresentare la mia colonna sonora e che posso donarvi come condivisibile soundtrack.

Lui: Ovviamente Distanziamentosociale! Nelle nostre orecchie suona da molto tempo… prima del 5 giugno.

Un caleidoscopio sonoro che ha mescolato colori e suoni differenti, a seconda di come abbiamo ascoltato musica nelle nostre case, attraverso la radio, gli smartphone, i computer e i tablet. Non c' è più il buon vecchio giradischi, sostituito da tanti diversi strumenti, ognuno dei quali ha il suo pubblico, i suoi successi, le sue star. Qual è lo strumento indispensabile per creare la vostra musica?

Lei: Il kick elettronico, mai acustico, dritto di una bella drum machine. E’ una particolarità ineguagliabile, che caratterizza ovviamente il sound techno e che noi dobbiamo assolutamente utilizzare in maniera costante.

Lui: A parte i sacrosanti strumenti analogici (chitarre, tastiere) e il mitico computer, uno strumento indispensabile per creare la nostra musica è la follia. Senza follia non ci sarebbe creatività e senza creatività il progetto Ormelle, così come tanti altri, non potrebbe esistere. Le nostre canzoni sono nate così, nei momenti più folli, e proprio per questo ne sentirete delle belle! Speriamo siate pronti.

Gli italiani si preparano alle vacanze e quest’anno riscoprono, per forza di cose, la vacanza in camper. Col virus le persone hanno paura ad andare in hotel o ad affittare una casa e l’abitazione su ruota è la soluzione ideale; i rischi si azzerano, si sta solo con la famiglia e si parte per l'avventura. Affittare un mezzo del genere e suonare nelle piazze può essere interessante? Ci sono luoghi in Italia che vi piacciono dove esibirsi?

Lei: Beh la Toscana è veramente piena di posti meravigliosi, anche se il mio amore segreto è per la Puglia. Lecce in particolar modo. Fosse per me, affitterei una sorta di mongolfiera gigante da cui effettuare un concerto con un mega impianto da almeno 3000 W. Esagero? Forse un pochino, ma in fondo dobbiamo sognare in grande no? Magari sopra al Colosseo, sai che roba?

Lui: Il pensiero di suonare da un mezzo del genere è elettrizzante e, come diciamo a Roma, “ti fomenta”, ma purtroppo bisognerebbe fare i conti con tanti fattori. Io sono fiducioso e sono sicuro che la situazione si sbloccherà il prima possibile. Ho anche letto che molti artisti si esibiranno comunque, rispettando le norme di sicurezza adottate e ciò mi rende davvero contento. Mi piacerebbe esibirmi in tantissimi luoghi, soprattutto qui a Roma. Per ora, sognando in grande ovviamente, ti dico ex Palalottomatica qui a Roma e Teatro Greco di Taormina ma so già che Ormelle sarà protagonista del Superbowl 2023. Preparatevi, signori.

Vaglielo a dire al quasi mezzo milione di persone che lavorano nel cinema, teatro, musica e musei che «con la cultura non si mangia». L' uscita infelice era scappata nel 2010 all' ex ministro dell' economia Tremonti, che disse di essere stato frainteso. L' idea però è evidentemente radicata, se tutto il settore dello spettacolo è stato l' ultimo ad essere considerato nel pacchetto di aiuti. Cosa ne pensate del vostro lavoro e dell’utilizzo dei social come “amplificatore gratuito” dei vostri lavori ?

Lei: I social sono ormai come i vecchi Curriculum Vitae, nel mondo dell’arte in particolare modo. Spesso sono stata contatta da lì per collaborazioni o lavori. Ha i suoi pro e contro, non li condanno come fanno in molti, anche perché si usano in davvero molti contesti e facendo i conti penso i pro siano più dei contro. E proprio per questo la musica, o l’arte intesa in senso generale, ha avuto un’evoluzione digitale grazie anche all’uso di questi social.

Lui: Purtroppo ci sono tanti, troppi, pregiudizi nei confronti del mondo artistico. Alcuni anche all’interno di esso. È vero, è una realtà molto particolare ma non va sminuita in un modo così netto. È un mondo precario, come tanti altri e come altri è intriso di soddisfazioni e ingiustizie. I social fanno sì che il nostro lavoro venga enfatizzato e veicolato in maniera più immediata e ciò è una grandissima fortuna, soprattutto per chi tenta di emergere in un mare pieno di pesci. Poi i social network hanno ridotto sempre più le distanze tra un personaggio pubblico e il proprio seguito, facendo sì che si mettesse in luce anche la quotidianità di una persona sempre inquadrata in contesti “top”. Siamo tutti esseri umani e tutti la mattina, tranne i pelati più fortunati, ci svegliamo con i capelli in guerra.

È difficile per un’organizzazione esangue trovare un’appropriata espressione culturale. L’inno europeo, l’Inno alla Gioia di Beethoven, soddisfa molto l’egocentrismo dei suoi leader, ma è una scelta inadatta a un circolo che non riesce ad attrarre le simpatie pubbliche. Sarebbero molto meglio i Kraftwerk, la band elettronica tedesca, la morte del cui co-fondatore, Florian Schneider, è stata annunciata la scorsa settimana; ho ragione?

Lei: Diciamo che in parte sono d’accordo; certo con i Kraft were, però, è un pò giocare in casa, ci becca proprio nel corazon. Che poi è una delle ragioni per cui avrei desiderato nascere negli anni 70. Ci pensa? Nina Simone e I Kraft nello stesso decennio. Che posto meraviglioso la musica eh?

Lui: Per quanto possano essere geniali i Kraftwerk, devo smentirla purtroppo. “Gloria” di Tozzi potrebbe essere l’unica alternativa ad alcune chicche che abbiamo in servo per voi! Facciamo che dopo il Superbowl penseremo anche all’Inno europeo.

L' ideale di un'identità libera, da inventare? Voi ci riuscite con i vostri testi?

Lei: L’identità deve essere sempre libera, in senso puro. L’arte lo dovrebbe essere, come l’amore, il pensiero, il nostro libero arbitrio. Sono tutte forme di un animo che per essere, deve essere incontaminatamente libero. Con i nostri testi ci giochiamo. Lo siamo, pur rivelandolo a dosi giuste. Come i fiori di Bach prima di andare a dormire che ho sul mio comodino.

Lui: Con i nostri testi sicuramente continuiamo a formarci, con le nostre idee e a crearci, nella più assoluta libertà. Se la realtà fosse un’identità sarebbe un punto interrogativo ma è un’identità libera e, quindi, è Ormelle.

«Io soffro e basta, non è che scrivo una canzone». Il più grande della musica italiana, uno a cui non mancano mai le parole, le ha finite. Vasco Rossi rilascia una intervista al Corriere, ma non scrive alcun nuovo brano, soprattutto sul Covid-19. L'ispirazione lo ha abbandonato lui ed è un peccato. Nel vostro brano sulla pandemia come siete riusciti a creare qualcosa di interessante, ma che ha portato tanta morte in questo triste periodo?

Lei: La nostra canzone parla proprio della Quarantena Social, quindi di tutte le persone che come noi l’hanno vissuta da casa, senza ripercussioni. Prende sotto esame la parte più irriverente, più beffarda di questo periodo. Chi ha passato il tempo con i vasetti Instagram , per capirci. Lei l’ha fatti? Io no, ma ci sono quasi cascata.

Lui: Il nostro brano non è stato studiato o premeditato ma è nato di getto. È stata una via spontanea per imprimere in musica i nostri pensieri e il nostro vissuto a riguardo. Ovviamente non è un modo per sminuire qualcosa di estremamente tragico ma abbiamo voluto analizzare con un’altra lente, che si distaccasse dal macabro, il nostro lockdown, fatto di flash mobbed esplosi e cinofili che, finite le serie, possono solamente portare a spasso Bobby. In ogni modo, io sono caduto nella trappola dei vasetti Instagram. Non fatemene una colpa.

Ci sono dei ringraziamenti nella vostra carriera?

Lei: Carriera per ora è un parolone. Diciamo che ringrazio come sempre l’Enel, che non mi fa entrare in corto circuito mentre con il caro Lui siamo negli studi segreti Ormelle. E sì , anche i vicini che non ci hanno rotto le pareti per il techno groove H24 che sentono.

Lui: Siamo ancora alla fase zero, ma ora come ora vorrei ringraziare la mia metà Ormelle e, egoisticamente, me, perchè stiamo sperimentando qualcosa che mai avrei pensato di provare. Ci siamo avventurati in un percorso strano ma comunque folle e, per questo, bellissimo. Ogni volta che ci sentiamo o ci vediamo e riascoltiamo i brani in cuffia, ci fissiamo e con uno sguardo beffardo ci diciamo: “Sappiamo entrambi che siamo dei matti scocciati. Che bellezza!”

Progetti per il futuro?

Lei: Sicuramente fare tanti squat, sentire molta musica anni 90, farmi qualche ordine su Glovo e picchi di Share. Poi capirà.

Lui: Stiamo lavorando al nostro album, un progetto che ci fa impazzire ogni giorno di più e che non vediamo l’ora di condividere con tutti voi. Stiamo continuamente aggiungendo elementi e dettagli, sognando anche la dimensione live: un tassello importante, se non fondamentale. Speriamo di vederci molto presto sul palco!Se ci porterà due belle pizze con funghi e salsiccia e Coca Cola zero, lo ameremo per sempre.

Michele Stentella

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