La Festa Del Sacrificio Islamico: L’omicidio è Servito A Tavola

La Festa Del Sacrificio Islamico: L’omicidio è Servito A Tavola

Al via la festa dello sgozzamento. Omicidi, massacri e torture per festeggiare una ricorrenza religiosa del mondo islamico

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Accade oggi, accade nel 2020, accade anche in Italia. Non bastavano le tradizioni religiose nostrane a decretare la morte di creature innocenti. Ora le importiamo, nel nome del multiculturalismo e della globalizzazione, accettiamo, includiamo, perdoniamo, concediamo e in alcuni casi sopportiamo ma soprattutto consentiamo, consentiamo tutto, anche di uccidere. Viene da chiedersi dove sia finito il tanto declamato senso del “politically correct”, dove siano e soprattutto, cosa facciano i personaggi ammantati di ipocrita buonismo, in definitiva viene da chiedersi se coloro che oggi permettono che avvenga tutto questo, hanno mai guardato negli occhi una sola volta nella loro vita, un essere vivente che sta per essere ucciso nel peggiore dei modi, consapevole di essere solo mera carne da macello.

Le abitudini barbare che pensavamo così distanti da noi, dalla nostra “civiltà”, dal nostro modus vivendi così moderno e digitalizzato, sono in realtà dietro l’angolo, sono con noi, tra noi, sono state “democraticamente” importate. Anche se pochissimi ne parlano. La verità è scomoda si sa, meglio tacere ed attendere che ognuno porti a termine il proprio massacro personale tra le mura di casa o nei luoghi “idonei” a compiere questi misfatti. Si, accade anche in Italia che ogni anno si riuniscano migliaia di appartenenti alla fede musulmana per dare il via ad una delle “feste” più sanguinose e violente del mondo islamico che, dopo quattro giorni, culmina con una vera e propria mattanza di esseri innocenti. Concentrati sugli abomini di Yulin che ogni anno è responsabile dell’uccisione di migliaia di animali e che, per fortuna, inizia ad essere al centro dell’attenzione mediatica, non conosciamo altre tipologie di festività che producono gli stessi orrori.

Cos’è il festival del sacrificio islamico? Da fonte Wikipedia si legge: “Nell'Islam, la ʿīd al-aḍḥā (festa del sacrificio), o ʿīd al-naḥr (festa dello sgozzamento) è la festa celebrata ogni anno nel mese lunare di Dhū l Ḥijja, in cui ha luogo il pellegrinaggio canonico, detto hajj. In tali giorni una norma islamica vieta qualsiasi tipo di ascesi e di digiuno, essendo considerati questi i "giorni della letizia". Il sacrificio rituale che si pratica nel corso della festività ricorda il sacrificio sostitutivo effettuato con un montone da Abramo/Ibrāhīm, del tutto obbediente al disposto divino di sacrificare il figlio a Dio Ismaele/Ismāʿīl prima di venire fermato dall'angelo. È quindi per eccellenza la festa della fede e della totale e indiscussa sottomissione a Dio (islām). In teoria, nel giorno della ʿīd al-aḍḥā, i musulmani sacrificano come Abramo un animale - detti uḍḥiya o qurbānī - che, secondo la sharīʿa, deve essere fisicamente integro e adulto e può essere soltanto un ovino, un caprino, un bovino o un camelide; negli ultimi due casi è possibile sacrificare un animale per conto di più persone, fino a sette. L'animale viene ucciso mediante sgozzamento, con la recisione della giugulare che permetta al sangue di defluire, visto che per la legislazione biblica e coranica il sangue è sacro ed è quindi proibito mangiarne. Viene sgozzato da un uomo, che deve essere in stato di purità legale (ṭahāra), pronunciando un takbīr, ovvero la formula: «Nel nome di Dio! Dio è il più grande».”

Una volta compiuto l’omicidio, la carne viene di norma divisa in tre parti uguali, pratica degna dei migliori vivisettori: la prima viene consumata subito in famiglia, la seconda va conservata e consumata in un successivo momento e la terza viene regalata ai poveri della comunità islamica. Una beneficienza all’insegna della violenza insomma, incoerente nei suoi presupposti di base. Come ho già espresso in un precedente articolo, al momento, in Italia, questa sembrerebbe essere una pratica vietata ma di fatto non è così! Sul sito della LAV possiamo leggere infatti: “sia la legge islamica che i precetti ebraici prescrivono una serie di regole da seguire per rendere la carne commestibile ai fedeli di queste religioni. Le caratteristiche del procedimento di uccisione dell'animale sono riassunte nel termine Halal (lecito), per i musulmani, e Kosher per gli ebrei, e non accettano lo stordimento preventivo. L’animale, infatti, deve essere cosciente al momento dell’uccisione, girato su sé stesso con un mezzo obbligatorio di contenimento meccanico, e viene operata la recisione di trachea ed esofago, ma senza spezzare la colonna vertebrale, perché durante la procedura la testa dell'animale non si deve staccare. Questa pratica, estremamente cruenta, è consentita in Italia solo se praticata in uno degli oltre 200 macelli autorizzati, ma non sono rari i casi di macellazione “familiare”, eseguita per festeggiare delle ricorrenze religiose, pratica illegale e perseguibile per legge (Regolamento comunitario 1099/2009, Decreto Legislativo 131/2013 - articolo 6 del Decreto Legislativo 6 novembre 2007, n. 193 - articolo 544 bis del Codice penale).” Quindi questo tipo di macellazione è vietata in Italia solo nel caso in cui non avvenga nei macelli autorizzati. Come dire: l’importante è uccidere in luoghi atti a questo e, soprattutto, non vedere.

Nei Paesi di matrice musulmana, dove tutto questo non solo è legale e consentito ma soprattutto è istituzionalizzato, l’agghiacciante “sacrificio” avviene davanti ad una eterogenea folla urlante composta spesso anche da bambini, si intende per lo più uomini, sulle donne sarebbero molti i capitoli da scrivere a parte. Tenendo conto inoltre dell’attuale emergenza Covid19 sarà interessante capire come sia possibile attuare questa pratica disumana che prevede spargimento di sangue e batteri rispettando le vigenti normative sanitarie. Il problema dunque non è esclusivamente di natura etica ma anche di carattere igienico legale. A tal proposito, il presidente Turco Recep Tayyip Erdogan, ieri ha esortato i cittadini a rispettare le norme sanitarie durante l'annuale festival musulmano. Come dire, uccidete ma lavatevi le mani. Nulla di più stridente.

In Italia, come si è detto, la pratica di sgozzamento nelle strade e nelle case è vietata, ma di fatto è consentita nei macelli autorizzati, il che non cambia assolutamente nulla. Negli anni infatti, sono stati moltissimi i casi di “sgozzamento fai da te”, “sgozzamenti di condominio”, come li ha definiti la presidente di Enpa, Carla Rocchi, risoltisi poi con semplici multe o, nella migliore delle ipotesi, qualche denuncia e nulla di più. Accade anche in Italia dunque. Accade al chiuso, di nascosto, lontano da occhi indiscreti, nel silenzio dei compiacenti e spesso dei media che da troppo tempo sottacciono questo scempio. Sulla questione è intervenuta lo scorso anno anche l’on. Michela Brambilla che ha spiegato: “Solo in Italia saranno decine di migliaia gli animali che perderanno la vita in questo modo, perché lo stordimento preventivo è vietato dal rito. A noi animalisti tutta questa sofferenza sembra il contrario di una festa.”

C’è da aggiungere che questo ennesimo olocausto animale, non è esente dalla sofferenza precedente al sacrificio nel nome della festività. Nel mese di maggio 2020 infatti, Animal Equality ha diffuso le immagini di un trasferimento di ovini dalla Spagna all’Arabia Saudita, documentando così maltrattamenti di ogni genere e tipo: strattonamenti, animali tirati per il vello e costretti in spazi ristretti per giorni e giorni. Secondo le stime dell’associazione gli agnelli che quest’anno, nel periodo antecedente alla festa del sacrificio sono stati trasferiti dalla Spagna all’Arabia Saudita sono circa 250 mila. Questo perché gli allevatori spagnoli a causa dell’emergenza Covid19 hanno subito una netta flessione della domanda e dunque hanno ripiegato sull’esportazione verso il Medio Oriente. Come sempre, l’interesse economico prevale su tutto. Così, mentre gli allevatori spagnoli erano intenti a contare il denaro ricavato dalle vendite, migliaia di agnelli viaggiavano verso la morte in condizioni disperate. Creature fatte nascere per essere uccise, una delle più incredibili incoerenze legate alle feste di carattere religioso, inclusa la nostrana Pasqua. L’investigazione di Animal Equality ha mostrato immagini raccapriccianti: “Gli agnelli partono dagli allevamenti a bordo di camion in cui già vengono stipati all’inverosimile. Dagli autocarri vengono poi trasferiti sulle navi da personale che usa modi particolarmente spicci. Il filmato diffuso dagli animalisti mostra agnelli che vengono spinti, strattonati, tirati per il vello o per le zampe. E poi costretti a stare rinchiusi, gli uni addossati agli altri, in aree di contenimento che non consentono alcun movimento. E questo per l’intera durata del viaggio, che richiede circa una decina di giorni. Secondo Animal Equality non ci sono garanzie che vengano rispettate le norme europee sul benessere degli animali e non ci sarebbero adeguati controlli.”

La sofferenza, la violenza gratuita, la morte, l’omicidio per tradizione e religione non è cultura, non è nulla, semplicemente è odio travestito da folclore. Nel 2020 non è ammissibile sopportare e consentire tutto questo. Una società civile non si può nutrire di violenza e sangue, non può essere assuefatta all’odio e non può sottomettersi all’ipocrita versione del “si è sempre fatto così” non deve più essere consentita. Si può cambiare. Si deve cambiare. Nel nostro Paese sono già molte le tradizioni da “rivedere” e modificare, non è chiaro per quale motivo invece di cercare il cammino verso una reale modernizzazione e civilizzazione, viene consentito di tornare ad abitudini a dir poco tribali. C’è da chiedersi infine, se in questi giorni di festività islamica i droni sorvoleranno per cogliere assembramenti come avveniva per i solitari runner o gli anziani stanchi seduti sulle panchine delle città deserte durante il lockdown. Ironicamente, bisognerà capire se lo spargimento di sangue sarà effettuato con le opportune mascherine e seguendo le normative anti-Covid. Sicuramente non voleranno multe, sanzioni e chiusure di attività, indubbiamente il tutto scivolerà via nel silenzio più assoluto, un silenzio assordante nel quale nessuno ascolterà le urla disperate degli innocenti massacrati. Forti con i deboli. Deboli con i forti.

Di Erika Gottardi

Foto: web

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