I BINARI PARALLELI DELL’ATTORE MARCO PASSARELLO

I BINARI PARALLELI DELL’ATTORE MARCO PASSARELLO

I BINARI PARALLELI DELL’ATTORE MARCO PASSARELLO. Intervista a cura di Maria Francesca Stancapiano

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I BINARI PARALLELI DELL’ATTORE MARCO PASSARELLO



« Sono nato a Palermo il 28 luglio 1982, e fin da subito la mia vita si è sviluppata in due binari quasi paralleli, quelli del teatro e della chimica. »

A confessarcelo è un giovane talentuoso del teatro che non riesce a frenare il proprio amore e passione per il teatro, Marco Passarello.

Marco si contraddistingue tra la massa per la sua esuberanza, caparbietà e voglia di emergere e riemergere sempre, nonostante tutto, nonostante le avversità di un periodo cupo, corale vissuto.




Ricordi la prima volta che hai assistito a uno spettacolo teatrale?


Sì, ho un ricordo un po’ sfocato perchè lo vidi a 10 anni. I miei genitori mi portarono a vedere la commedia « Questi fantasmi » di Edoardo de Filippo, con Luca de Filippo. Quello che ricordo è che mi piacque molto e che poi chiesi a mio padre di vedere altre commedie di Edoardo e lui mi fece vedere la videocassetta di Natale in casa Cupiello che mi entusiasmò.


Parli di binari paralleli: teatro e chimica, che sembrano due argomenti diversissimi, ma in realtà sono tutt'altro che incompatibili. I chimici hanno detto la loro in ogni campo scientifico; molti si sono interessati anche di argomenti non prettamente scientifici, come la letteratura (Primo Levi), la narrativa (Isaac Asimov), la poesia (Alberto Cavaliere), ma imprimendo comunque il proprio marchio di chimici.  Ci sono anche chimici che si sono occupati di teatro come Elias Canetti, che era un chimico anche se non si dedicò mai alla professione, e che vinse il Premio Nobel per la Letteratura nel 1981. Quale la formula per rimanere saldi in entrambi i mondi?


Che domandina facile ! Non lo so ! Quello che so però è che non siamo agli antipodi, anzi penso ci sia, tra loro, un equilibrio. La mentalità scientifica sperimentale aiuta molto a mettersi in gioco e a non considerare mai disastroso un fallimento. Nella scienza la maggior parte della volte un esperimento, magari andato avanti mesi, finisce con un nulla di fatto e non si considera come una sconfitta ma sempre una scoperta ed è un po’ come quello che deve fare, secondo me, un attore, mettersi in gioco con il proprio corpo, i propri limiti e le proprie emozioni e poi vedere che succede ma pensando sempre che in ogni fallimento si è scoperto qualcosa in più di se stessi, da usare la prossima volta sul palco.

E poi anche gli atomi delle molecole si dispongono più lontani possibile a ricoprire tutto lo spazio, proprio come se ci fosse un pubblico a guardarle.


Ti sei formato anche nella prestigiosa scuola A.I.D.A.S (L’Académie Internationale Des Arts du Spectacle è una scuola di teatro fondata da Carlo Boso e Danuta Zarazik nel 2004 con sede a Versailles (Francia). Cosa ti ha lasciato quest’esperienza?


Tantissimo ! É stata un’esperienza fantastica, ho avuto l’occasione di poter lavorare con maestri veri come Carlo Boso, Elena Serra (storica collaboratrice di Marcel Marceau) e potermi formare nella commedia dell’arte, nel mimo, nella scherma teatrale, tutti strumenti fondamentali per un attore. Quello che mi è rimasto, più di tutto, sono state le parole dei due maestri, quelle di Carlo Boso che, alla fine della mia esperienza, quando mi disse che sono nato con la maschera (ho interpretato un particolare Pulcinella nello spettacolo che abbiamo messo in scena) e che dovevo continuare assolutamente a fare teatro e quelle di Elena Serra che mi disse che io ho un « dono » comico che dovevo assolutamente sviluppare. Sono stati momenti entusiasmanti e di forte ricarica per me.


Scrivi testi: sulla base di cosa? Da cosa prendi spunto? Quanto fai parlare realtà e quanto invenzione?

Come vedi la realtà teatrale italiana oggi?


Secondo me la scrittura parte da un’urgenza, l’urgenza data da qualcosa che sento premere nel mio cervello e nel mio cuore e che vuole forzatamente uscire. La maggior parte dei miei testi, non solo comici, trattano della totale precarietà della mia generazione. Una precarietà a 360 gradi, che parte dal posto in cui si vive, attraversa la vita lavorativa e arriva fino alla vita sentimentale. Scrivo di questa realtà perchè mi ci sento immerso e penso che esorcizzandola possa renderla, forse, un peso più leggero.

Da chimico quale sono, quando scrivo, cerco di mescolare realtà e finzione come un miscuglio omogeneo non rivelando mai le concentrazioni di una e dell’altra.

La realtà teatrale in Italia è molto complessa e difficile e la pandemia non aiuta di certo, però ci sono molti autori e attori contemporanei bravissimi (ne dovrei citare tanti o almeno tutti quelli con cui ho collaborato, quindi per non far torto a nessuno non ne cito neanche uno) dalla quale prendere spunto, citerò soltanto Franco Scaldati, un drammaturgo palermitano che considero un punto di riferimento per me al quale sento il bisogno di aggrapparmi periodicamente. La sua scrittura, che ricorda molto Beckett e Pasolini, tratta per la maggior parte delle vicende del sottoproletariato palermitano in chiave buia ma nello stesso tempo ironica, in chiave poetica ma nello stesso tempo brutale mi ha illuminato tante volte, e tante altre ancora lo farà.



Sali spesso sul palco per far riflettere lo spettatore attraverso battute cariche di un’ironia intelligente con ritmo secco e amaro e, chi va casa, dopo, si porta le domande in tasca. Quanto è importante lasciare un segno di sé dopo una pièce?


Eh, eh, certo lasciare un segno di me mi piace molto e quando capita ne sono molto soddisfatto, però le cose più importante per me sono due. La prima è riuscire a fare ridere il pubblico (cosa non facile) con la mia comicità fatta di battute mai banali (o almeno ci provo!) e la seconda riuscire a consegnare con le mie battute delle domande su di sé, che poi, ogni spettatore, può liberamente decidere di rispondere, lasciarle in tasca anche tutta la vita o gettarle via.


Il tuo prossimo appuntamento? Dove potremo vederti?


Mi esibirò a Palermo venerdì 7 agosto alle 21 :30 , al Pyc, un locale all’interno della bellissima Villa Trabia, insieme ad altri comici, in un serata di stand up comedy.




Maria Francesca Stancapiano

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