La Vicenda Di Gioele

L'esempio di un giornalismo vicariante

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Il giornalismo in Italia sta vivendo da parecchio tempo una crisi d’identità, laddove esiste una dicotomia tra un mondo che informa in tempo reale senza intermediazioni e reinterpretazioni e il giornalismo squallido che si alimenta di pettegolezzi, invidie, storie diffamanti e strumentalizzazione di disgrazie pur di far notizia e accalappiare per mezzo della pancia una fetta di audience per lo più di bassa estrazione e di anguste vedute.

Ciò è davvero poco decoroso. Anzi, è vicariante, dà orticaria e conati a chi auspicherebbe a un’informazione pulita e di qualità, rispettosa e degna di questo nome.

Alberto Moravia affermava che quando le informazioni mancano, le voci crescono. Esattamente quanto sta succedendo con la vicenda di Gioele Mondello e della madre, Viviana Parisi.

Il bambino, scomparso in Sicilia lo scorso 3 agosto, è stato ritrovato morto dopo settimane di ricerche nei boschi di Caronia (Messina). A 300 metri di distanza, l’8 agosto, era stato rinvenuto anche il corpo della madre, privo di vita. Emergono, insieme a questa triste notizia, indiscrezioni sulla salute psichica di Viviana, su un suo ipotetico tentativo di suicidio lo scorso giugno per l’assunzione di una quantità eccessiva di pastiglie, nonché sulla possibilità che la mamma abbia ucciso il figlio e in seguito si sia tolta la vita.

Tutto questo prima che le indagini forensi abbiano effettuato l’autopsia sui due cadaveri, prima che il padre e la famiglia avessero la possibilità di metabolizzare quanto successo, prima che i due corpi potessero venire sepolti e congedarsi in pace questo mondo.

È vero, forse chiedere un’informazione di qualità in un contesto storico in cui la trasparenza pare essere un’utopia, è un’aspettativa iperbolica e senza fondamenta. Ma questa miseria e desolazione sono, lasciatemelo dire, veramente stomachevoli. Non solo i giornalisti, ma buona parte della nostra società dovrebbe farsi domande sulla possibilità di scorgere un nuovo, rilevante, orizzonte di senso - nella definizione di una realtà, come vorrebbe Husserl, colta nella sua datità diretta.

Chiara Zanetti

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