MAJORANA. Quando Scienza E Teatro Trovano Il Giusto Comune Denominatore Nella Ricerca

MAJORANA. Quando Scienza E Teatro Trovano Il Giusto Comune Denominatore Nella Ricerca

Il teatro e la performance per conoscere la scienza, la sua storia e i suoi protagonisti  “Majorana – un genio controcorrente” 29 agosto, Teatro del Lido - Via delle Sirene, 22 ore 21.00
- ingresso gratuito –  Sotto il patrocinio dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare

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MAJORANA.

Quando scienza e teatro trovano il giusto comune denominatore nella ricerca


Dopo il debutto del 7 agosto al Teatro del Lido di Ostia della rassegna dedicata al tema “Identità – vite per la scienza”, QuinteScienza rinnova il 29 agosto il suo appuntamento con la scienza, la sua storia e i suoi attori, attraverso l’intrattenimento intelligente e aperto a tutti.


Il secondo appuntamento è in programma il 29 agosto con Teatri della Resistenza in “Majorana – un genio controcorrente”: le ultime ore di Ettore Majorana, durante le quali egli stesso affronta e confronta le teorie scientifiche con la propria umanità, le proprie contraddizioni e il proprio impulsivo, ostinato senso della ricerca. Ettore Majorana, la cui scomparsa è ancora avvolta nell’oscurità, come un Amleto della fisica, ci lascia in eredità questo quesito, in cerca della risposta al mistero dell’equilibrio tra materia e antimateria, tra sentimento e ragione, tra follia e saggezza.

Interprete della complessa personalità di Majorana è il fiorentino Simone Faucci, attore, regista e coautore del testo insieme a Dario Focardi, con cui ha fondato, in collaborazione con Regione Toscana, la compagnia Teatri della Resistenza.



Gli studi scientifici di Majorana (10 articoli pubblicati) diedero un contributo fondamentale allo sviluppo della fisica moderna: nella sua prima fase pubblicò studi riguardanti la spettroscopia atomica, la teoria del legame chimico, il calcolo della probabilità di ribaltamento dello spin (spin-flip) sotto determinate condizioni; inoltre si dedicò intensamente alla meccanica quantistica, consegnandoci anche una sua teoria relativistica sulle particelle ipotetiche.


I più importanti lavori di Ettore Majorana appartengono però alla seconda fase della sua produzione, che comprende la ricerca sulle forze nucleari oggi dette alla Majorana: fu il primo a suggerire l'ipotesi secondo la quale protoni e neutroni, unici componenti del nucleo atomico, interagiscono grazie a forze di scambio; la teoria è tuttavia nota con il nome del fisico tedesco Heisenberg che giunse autonomamente agli stessi risultati, dandoli alle stampe prima di Majorana.

Arrivarono poi la ricerca sulle particelle di momento intrinseco arbitrario e la ricerca sulla teoria simmetrica dell'elettrone e del positrone. Famosa è anche l'equazione di Majorana. Ha inoltre dedotto l'equazione a infinite componenti che formano la base teorica dei Sistemi quantistici aperti.



In scena due scrivanie e due sedie in perfetta simmetria.

Il doppio ha sempre affascinato il teatro come il cinema (vedi Bergman, per esempio, Persona ne è l’esempio più lampante): il poter mettere in scena i due lati dell’umano, quello evidente e quello oscuro.

In questo spettacolo la simmetria a cosa è dovuta? A un gioco speculare rivolto al genio verso un uomo con dubbi e preoccupazioni comuni?

SIMONE FAUCCI: Di getto risponderei con una definizione scientifica che in fisica il concetto di simmetria identifica la proprietà dei fenomeni fisici di ripetersi identici nel tempo e nello spazio.

Beh, la simmetria in questo spettacolo direi proprio che è imposta dall’argomento, dallo stesso Majorana che è stato uno dei primi scienziati se non il primo a capire l’importanza delle simmetrie in Natura. Una volta scelto di affrontare questa figura di scienziato e in particolar modo la sua teoria simmetrica dell’elettrone e del positrone, che è oggetto ancora oggi di importantissimi esperimenti perché potrebbe aprire la strada per capire l’equilibrio tra materia e antimateria, è diventato un obbligo centrare tutto su di essa.

Prima di tutto la simmetria è un luogo, fondamentale per me perché un’idea di spettacolo/di messa in scena parte proprio da questo, dal luogo. Quindi la simmetria è l’ambiente in cui si svolge l’azione del personaggio. E ho cercato di usarla come definizione fisica in cui c’è uno “stesso comportamento” di azioni, in modo speculare certo fuggendo però dall’etichettare le due parti con negativo e positivo. Perché in fisica usare il concetto “negativo” definisce il segno opposto. Quindi la scena, l’azione e il testo stesso sono improntati sulle tre simmetrie: la scena come simmetria spaziale, l’azione scenica come quella temporale e il personaggio come coniugazione di carica cioè inversione della carica elettrica. Tutto questo per raccontare le ultime ore di Majorana prima di sparire e contemporaneamente spiegare la sua teoria. E’ Majorana in prima persona che ci porta dentro la sua teoria simmetrica dell’elettrone e positrone in cui lui stesso diventa particella, la particella di Majorana che ha la caratteristica di essere nello stesso tempo particella e antiparticella; come in fondo l’animo umano è luogo di contraddizioni e di opposti che riescono a convivere in qualche modo e spesso sono frutto di evoluzione. Qui entrano in ballo i sentimenti, i dubbi, le paure del personaggio che ritroviamo in ognuno di noi…poi mi fermo perché si deve venire a vederlo lo spettacolo…


Ettore Majorana ha indubbiamente fatto parlare di sé e non soltanto per le sue scoperte. La moglie di Fermi lo descrive come l’uomo schivo e riservato devoto soltanto alla ricerca, gli amici (specie quelli di Via Panisperna) come un uomo “misterioso” tanto da lasciare una sorta di “testamento” poco prima della sua sparizione, avvenuta a Napoli il 27 marzo 1938 tanto che ne fu aperta un’indagine. Pier Paolo Pasolini, a tal proposito, disse: «Non è un’indagine ma la contemplazione di una cosa che non si potrà mai chiarire». Ma invece, forse il mistero è a un passo dalla soluzione.

Questo spettacolo con quale intenzione nasce?



SIMONE FAUCCI: Devo confessare che inizialmente ero stato attratto dal personaggio per il solito luogo comune della misteriosa scomparsa e ho iniziato a studiare l’argomento; ma solo quando ho approfondito i suoi studi e in particolare la teoria di cui abbiamo parlato ho trovato il gioco teatrale sovrapponendo il comportamento della sua particella con il suo, suggeritomi dai suoi ultimi viaggi effettuati che sembrano seguire uno schema predefinito proprio come la sua particella. L’intenzione dello spettacolo è proprio spiegare la sua genialità e profondità tramite i linguaggi teatrali cercando di trovare un giusto mix fra scienza e teatro.


La fisica ha sempre affascinato il mondo teatrale (o viceversa). Viene in mente, per esempio, l’opera teatrale Copenaghen (spettacolo che voi stessi avete portato in scena) di Michael Frayn, ove si narra dell'incontro, avvenuto appunto a Copenaghen nel 1941, tra i fisici Niels Bohr e Werner Heisenberg e il loro dibattito circa l'utilizzo dell'energia nucleare a fini bellici e l'etica sottesa a questa scelta. E ancora sussistono a oggi anche festival in cui si esaltano le commistioni tra teatro e scienza ancora oggi. Perché secondo voi? Quale il punto in comune?



DARIO FOCARDI: Abbiamo iniziato questo percorso di divulgazione delle biografie e delle grandi scoperte della scienza (principalmente della Fisica) 7 anni fa, quando, insieme a Paolo Giommarelli, abbiamo immaginato un progetto creativo in cui si parlasse di Galileo Galilei e Leonardo Fibonacci. Da lì ci ha contattao il consorzio EGO-Virgo, l’interferometro che ha contribuito alla conferma dell’esistenza delle onde gravitazionali, nelle persone del Direttore, Prof. Ettore Ferrini, e del responsabile dell’outreach, Prof. Carlo Bradaschia, ed è iniziata davvero la nostra avventura alla scoperta dei grandi misteri della Natura. Penso che la connessione stia proprio qui. Sia l’artista che lo scienziato sono due ricercatori che costantemente si domandano il senso profondo di come sono fatte le cose che ci circondano. In particolare vivono entrambi nella costante tensione di sperimentare, cercare, sbagliare e ripartire a cercare senza soluzione di continuità. Sono entrambi alla ricerca del senso della vita.


TDR sta per Teatri Della Resistenza. Quale il vostro obiettivo?


DARIO FOCARDI: Bella domanda. Quando io e Simone abbiamo fondato la compagnia nel 2004 ti avrei risposto che l’obbiettivo era quello di raccontare con il teatro corale la Resistenza storica che abbiamo vissuto nella nostra Regione – cosa che abbiamo fatto con il sostegno di Volterrateatro e Armunia. Oggi resistere è qualcosa che afferisce più alla sfera del privato, dell’intimo. Questa pandemia indubitabilmente ci ha messo di fronte a delle scelte, ci ha chiesto uno sforzo di pensiero per superare le difficoltà. Io non so se ho trovato delle soluzione per resistere perché nonostante siamo tra quelli che girano non vedo un futuro roseo per il nostro comparto. Venendo alla parte più propriamente artistico-produttiva, ti posso dire che siamo concentrati molto su questo filone del “teatro e scienza” che assorbe gran parte del nostro pensare la scena e stiamo cercando una “casa” dove rimettere insieme un po' di idee per il futuro. Ma certo non è il momento migliore.


Quale è la vostra percezione del teatro oggi? E dello spettatore? Partecipa? Chiede? Propone?

DARIO FOCARDI: Spettatore Pre-covid 19? Lavorando molto nel teatro ragazzi posso dirti che la partecipazione sia in termini di numeri che di visione attiva dello spettacolo è sempre elevata. I bambini chiedono onestà e “verità” in quel che vedono e nelle domande post-spettacolo spesso offrono delle soluzioni alternative a quanto hanno visto in scena. E’ chiaro che non sempre sono ricevibili ma può capitare che ci siano dei veri e propri colpi di genio. Questo è il bello di lavorare con i bambini e le bambine. Sono creazione pure senza sovrastrutture. Una cosa che ha i suoi limiti ma anche molti pregi. Invece nel mondo degli adulti noto una certa assuefazione. Se guardo al mondo del teatro indie noto che agli spettacoli in larga parte ci sono operatori del settore e questo non è che proprio mi renda particolarmente felice. Ovviamente la mia è una generalizzazione. Ci sono rassegne e festival dove il pubblico vero è tanto. Ecco allora forse l’importante è dare spazio a quei luoghi in cui la formazione del pubblico è ancora essenziale. Bisogna sostenere quelle persone che si sporcano le mani quotidianamente per portare a teatro lo studente, il commerciante, il vigile ecc ecc ecc. Il teatro mainstream ha meno problemi per assurdo. Perché il suo pubblico ce l’ha e probabilmente lo manterrà anche dopo il passaggio della pandemia. Il Teatro come arte scenica lo trovo variegato. Ci sono tanti colleghi e tante colleghe che si danno da fare e producono spettacoli e/o perfomance di assoluto valore. Certo ci sono anche quelli che vivendo in provincia hanno meno occasioni pur avendo un alto livello creativo e artistico. La mia speranza per il futuro è che nei teatri ben finanziati ci sia finalmente spazio per la mia generazione e quelle successive prima che diventiamo polvere da togliere dal palcoscenico.



Quanto bisogna essere RAZIONALMENTE CONSAPEVOLI per essere attori?



SIMONE FAUCCI: Una volta un maestro di teatro mi disse che l’attore ha una grossa responsabilità quando sale su un palcoscenico perché pretende di andare su un “gradino più in alto” e ed essere ascoltato. Di razionale l’attore non deve avere niente, deve fare, agire raccontando qualcosa e per fare questo deve formarsi studiare e continuare a studiare per poi, quando sale sul palcoscenico, dimenticare tutto ciò che è razionale.



Grazie


Maria Francesca Stancapiano

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