LA TELENOVELA DZEKO

Ormai siamo abituati, dolenti o nolenti, ad assistere, a ogni sessione di mercato, alla partenza/non partenza di Capitan Dzeko, ma mai come stavolta il passaggio si è trasformato in una barzelletta continua

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Il campionato è ripartito e come da cliché in casa giallorossa si ripete la solita telenovela: Dzeko sì, Dzeko no. Ormai siamo abituati, dolenti o nolenti, ad assistere, a ogni sessione di mercato, alla partenza/non partenza di Capitan Dzeko, ma mai come stavolta il passaggio si è trasformato in una barzelletta continua, tanto da arrivare alla prima di campionato con la beffa di ritrovarsi senza un centravanti da schierare.

Colpa dei giochetti di De Laurentis, dell’indecisione di Milik, di una mancata presa di posizione della Roma, questo non è dato ancora di saperlo, certo è che per amore, per orgoglio o per chissà quale altro sentimento, difficilmente da tifosi si sarebbe data la colpa della sua panchina proprio a chi, in questi anni, aveva comunque sempre dimostrato, oltre a un grande attaccamento per la maglia, anche una grandissima professionalità…..eppure alla luce di quanto riportato da più voci, la scelta di non scendere in campo sembrerebbe essere partita proprio da lui, Edin Dzeko.

Nel post partita, Fonseca aveva dichiarato di non aver schierato il suo miglior giocatore, nonché unico centravanti della rosa, per preservarlo (preservarlo da cosa poi, dal non fargli correre rischi nel volare nelle braccia dei rivali di sempre? Mah….), ma ciò che è emerso successivamente ha lasciato l’amaro in bocca: a chiedere di non giocare, dopo non essersi presentato alla riunione tattica pre-partita, è stato proprio il giocatore.

E questo, purtroppo, non lascia dubbi sul fatto che il bosniaco abbia fatto, ormai, la sua scelta e si senta a tutti gli effetti già un giocatore della Juve.

Ci sta, è la sua vita, la sua carriera, difficile da accettare ma inevitabile in un mondo fatto di competizione e per uno abituato a vincere ovunque sia stato, questo nessuno può rimproverarglielo, ma il suo atteggiamento di ieri quello sì che gli si può rimproverare….

Lo si può fare per l’amore e il rispetto che questa squadra e gran parte di questa città gli hanno sempre dimostrato. Lo si può fare perché, dopo l’addio di De Rossi, era diventato lui il faro, il senatore a cui affidare le redini della Roma e dei più giovani. Lo si può fare perché, fino alle 20.45 di ieri sera, lui era il simbolo dell’onore sportivo e ora “forse” non lo è più e questo è probabilmente il tradimento di cui si è macchiato un grande campione di onestà e virtù. Lo si può e lo si deve fare perché, fino a prova contraria, il capitano giallorosso è ancora lui, perché Dzeko è ancora un tesserato dell’As Roma e, come insegna Pedro, bisogna onorare fino all’ultimo la squadra di cui fai parte e che ti ha cullato per anni, anche se questo significa correre rischi nel cammino verso una nuova vita.

La Roma torna a casa con un solo punto nel suo carnet e il grande rammarico di aver sprecato tante occasioni perché priva di un attaccante degno di quel nome. Ma quel rammarico finisce per trasformarsi in rabbia, perché in realtà quell’attaccante c’era ed è anche uno dei più forti nel suo ruolo, ma al Bentegodi ha deciso di non togliersi la tuta. Ieri sera il cigno di Sarajevo si è trasformato nel brutto anatroccolo senza però trovare sulla sua strada qualcuno in grado di ritrasformarlo in cigno per un’ultima partita che se poi non fosse l’ultima renderebbe il rammarico ancora più insopportabile…

Chissà Edin forse un giorno il pubblico giallorosso potrà perdonarti l’addio, ma difficilmente potrà perdonarti quest’ultimo smacco. Resterai per sempre nei cuori giallorossi, questo non si discute, ma forse ora ci resterai con una piccola, grande ombra….

Alessia Graffi

Foto Emanuele Gambino / unfoldingroma 

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