STAGIONE FINITA A NOVEMBRE, QUALCUNO DEVE PAGARE SUBITO

STAGIONE FINITA A NOVEMBRE, QUALCUNO DEVE PAGARE SUBITO

L’analisi del giorno dopo di Inter-Real Madrid non può non partire da una considerazione che è sotto gli occhi di tutti. Il progetto stagionale dell’Inter è fallito miseramente prima dell’inizio di dicembre.

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L’analisi del giorno dopo di Inter-Real Madrid non può non partire da una considerazione che è sotto gli occhi di tutti. Il progetto stagionale dell’Inter è fallito miseramente prima dell’inizio di dicembre.

È difficile raccontare la partita col Real Madrid perché di fatto una partita non c’è mai stata; i nerazzurri non sono mai realmente scesi in campo. Commettere un fallo da rigore al quinto minuto è una leggerezza che tante volte si paga a caro prezzo, soprattutto in questo tipo di gare e competizioni e questa circostanza ovviamente non ha fatto eccezione. Ma quello che fa più male è non vedere uno straccio di reazione da parte della squadra dopo questo episodio. Passare per la seconda partita consecutiva un tempo intero senza creare pericoli alla porta avversaria è un lusso che se vuoi ottenere risultati decenti ed hai una squadra comunque competitiva non puoi davvero permetterti, ed invece è esattamente quello che è successo in casa nerazzurra. Nel secondo tempo qualcosa in più si è provato a costruire la gara era ormai compromessa anche per l’inferiorità numerica dovuta all’espulsione per una follia assoluta di Vidal. Oggettivamente manca un rigore nella ripresa per un fallo abbastanza netto ai danni di Gagliardini che l’arbitro ha inspiegabilmente ignorato e la VAR altrettanto. Ma la sensazione è che il corso della partita non sarebbe cambiato perché l’Inter è sempre stato fuori dalla gara con la testa prima ancora che con le gambe.

Veniamo ora ad analizzare alcuni aspetti che sono molto discutibili già da più gare ma tendenzialmente si sono sempre nascosti per il bene superiore di cercare di raggiungere gli obiettivi stagionali, che ora, man mano che passano le partite diventano sempre più irraggiungibili ed utopistici. Partendo dalla doverosa premessa che le colpe quando si fallisce così miseramente sono di tutti e nessuno può chiamarsi fuori dalle proprie responsabilità ci sono alcuni elementi che meritano un approfondimento “a mente fredda”.

L’allenatore è stato confermato ad agosto nonostante fosse evidente la sua voglia di lasciare l’Inter e questo è un errore ascrivibile totalmente alla società perché non è possibile pensare di tenere in panchina un allenatore non motivato quando il lavoro di questa persona, a questo livello del calcio è quasi esclusivamente, quello di motivare a sua volta i calciatori. Antonio Conte in questa stagione sta mostrando tutti i suoi limiti storici all’ennesima potenza. Il fatto di non cambiare assetto difensivo nonostante una media gol subiti di due gol a partita né è la prova più tangibile oltre qualcosa di inconcepibile e lo è altrettanto la scelta di scegliere costantemente un centrocampo muscolare che si rivela non in grado di gestire minimamente il pallone ed il ritmo di gioco quando servirebbe saper controllare i ritmi della gara. Anche il miglior acquisto estivo dei nerazzurri, ovvero Hakimi è finito nel tritacarne di una squadra confusa e senza idee, perdendo tutta l’efficacia offensiva che aveva mostrato nella sua esperienza precedente con Borussia Dortmund, il marocchino si è rivelato uno dei peggiori del doppio confronto contro la sua ex squadra. Un altro nome che merita certamente una nota di demerito in questo quadro desolante è quello di Vidal. Reso indispensabile dall’insistenza di Conte e voluto per portare esperienza ieri ha confermato ancora una volta di non poter più essere quello che Antonio Conte vede in lui; una doppia ammonizione per proteste è un gesto sconsiderato che non ha nessun senso in una partita che decide la stagione della tua squadra. Detto tutto ciò in ogni si può evitare di parlare in prima persona Antonio Conte perché il suo progetto è miseramente fallito; il tecnico leccese è finito vittima della testardaggine nello schierare un modulo inadeguato, che non valorizza i calciatori di cui dispone ed è sempre tardivo e talvolta inopportuno nei cambi. Capitolo a parte merita la costante umiliazione che subisce dallo stesso Antonio Conte, Christian Eriksen; ieri il danese è subentrato a quattro minuti dalla fine a partita ormai compromessa, dando proprio la sensazione di sfida personale lanciata dal tecnico al giocatore, dando vita ad un atteggiamento figlio più del bullismo calcistico che di una scelta tecnica.

Anche i calciatori hanno la loro grossa fetta di responsabilità perché non è ammissibile fornire una serie di prestazioni indegne come quelle che si stanno susseguendo di partita in partita non rispettose dei tifosi di tantissime persone che darebbero qualunque cosa pur di giocare anche solo una volta partite di questo tipo. Da questo discorso credo meriti di essere tolto Lukaku che spesso è stato l’unico a metterci faccia e cuore in ogni circostanza. Ecco perché vedere questo menefreghismo diffuso generalizzato fa male due o tre volte tanto rispetto al singolo risultato che può arrivare o meno.

Ora deve esserci una certezza: è tempo che qualcuno paghi e si assuma le responsabilità di un fallimento annunciato ma arrivato nel modo peggiore possibile a livello di modi e tempi. Non è più tollerabile pensare di proseguire con questa gestione tecnica e con una società che sembra fregarsene dell’aspetto sportivo nonostante la presenza di dirigenti navigati come Marotta e Zanetti, vittime forse di una proprietà che non capisce minimamente i danni che sta portando la scelta di continuare questo percorso scellerato sotto la guida di Conte. A questo punto non vale più nemmeno la scusa del valore economico dell’esonero perché la quantità di soldi che l’Inter sta perdendo non raggiungendo gli obiettivi e mettendo anche a rischio quelli della prossima ragione è nettamente superiore. Mai come in questo caso l’esonero appare l’unica scelta possibile per salvare il salvabile ed è auspicabile che arrivi il prima possibile.

Federico Ceste 

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