La Pandemia Mette A Rischio Migliaia Di Piccole E Medie Attività - Di Flaminio Boni

La Pandemia Mette A Rischio Migliaia Di Piccole E Medie Attività - Di Flaminio Boni

In pieno secondo lockdown, tra regioni che cambiano colore, divieti e restrizioni, mentre alla televisione ogni giorno danno i numeri della pandemia, c’è tutto un mondo che muore e di cui non si parla

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Le conseguenze economiche e finanziarie più grosse di questa emergenza sanitaria da Coronavirus che ha messo in ginocchio il mondo sono pagate dai comuni cittadini, in maniera preponderante da coloro che hanno piccole attività commerciali e che ogni giorno lottano per sopravvivere.


E’ emblematico l’esempio della Cartoleria L’idea di Visentin Michela a Conselve, in provincia di Padova.


Michela, classe 1974, è titolare da vent’anni della cartoleria L’Idea e, il prossimo 24 dicembre, sarà costretta a chiudere.


Michela, parlami della tua attività.


La mia attività commerciale è un’attività storica. Quando sono subentrata nel 2000 esisteva già da dieci anni.

Conselve è un comune di circa 10.000 anime e ci sono quattro cartolerie, ma ognuna ha caratteristiche diverse.


Nella mia, oltre ai classici articoli di cartoleria, vendo articoli per ufficio e articoli per la scuola, potendo godere di un bacino di utenza non enorme, ma dignitoso e comunque abbastanza ampio per poter portare avanti l’attività.

Inoltre avevo (ormai parlo al passato) anche grossi clienti a cui facevo consegne per gli uffici.


Michela, quanto è importante per te quest’attività?


Oltre all’impegno ventennale, che significa anni di duro lavoro e sacrifici, in cui ho messo tutta me stessa e tanta, tanta passione, con la mia attività contribuisco all’economia familiare. Ho un marito che lavora come operaio metalmeccanico e abbiamo due figlie, di 16 e 10 anni e, si sa, le spese per una famiglia sono sempre tante: l’affitto, la scuola e le attività sportive per le bambine e poi tutte le spese ordinarie di ogni famiglia semplice.


Inoltre dal mio lavoro devo ogni volta ricavare anche l’affitto del negozio.


Con il primo lockdown cosa è successo?


Guarda, come si usa dire, è stato l’inizio della fine. Con la chiusura delle scuole c’è stato un calo immediato delle vendite già da fine febbraio. Le informazioni erano pari a zero.

Ti ritrovi a casa e non sai cosa accadrà. Cominciava il periodo delle comunioni e delle cresime con la consueta corsa al regalo “utile”; dovevano arrivare gli zaini scolastici ordinati a ottobre, ma con la scuola ferma, tu capisci…un disastro.


Come potevi gestire la situazione?


Non potevo. Inoltre considera che io abito a Bagnoli, a 5km dal posto di lavoro, ma con il lockdown non potevo raggiungere la cartoleria per verificare se fosse tutto a posto e lavorare alle fatture elettroniche.

C’è stata una enorme discordanza di informazioni sugli spostamenti, sulle indicazioni e sulla gestione dell’attività.


Quando hai potuto riaprire?


Ho riaperto subito dopo Pasqua, ma anche qui, c’è stata la fregatura:

mentre a livello nazionale avevano dato la possibilità di riaprire a pieno regime, la Regione Veneto, invece, ha deciso di farci lavorare solo due giorni a settimana, ma non quattro mezze giornate come era auspicabile, bensì due giornate intere.

Capisci che un’attività come la mia lavorava di più la mattina, quando le persone uscivano per fare la spesa. Inoltre la gente aveva comunque paura di uscire. Ero costretta a chiudere alle 18.00 perché in giro non c’era più nessuno.

C’è stata una assoluta mancanza di conoscenza delle dinamiche del nostro settore che ci ha penalizzato fortissimamente.


Hai ricevuto un aiuto dallo Stato?


Guarda ho presentato domanda autonomamente e ho avuto due volte i 600 euro, ma io solo di affitto nel pago più di 1100,00; se ci metti sopra poi le spese vive, quali le utenze, le scadenze dei fornitori e tutto il resto capisci da te che è insostenibile. Quasi tutte le scadenze di pagamento non sono state spostate. (ad es. la tassa sui rifiuti).


Come sei arrivata alla penosa decisione di cedere l’attività? Quanto ha influito questo secondo lockdown?


Già da giugno avevo provato a cedere l’attività, anche se speravo sempre di tirarmi su.

Mi sono inventata promozioni, ma nemmeno quelle sono servite.

Il secondo lockdown mi sta solo dando la botta di grazia in maniera indiretta: siamo in zona gialla e possiamo lavorare, ma la gente ancora non si muove, ha paura e si rivolge agli acquisti on line.

Qualcuno viene solo ora perché ho messo tutto a metà prezzo per fine attività, rimettendoci moltissimo, ma non mi posso permettere di tenermi la merce in magazzino perché mi farebbe reddito e l’anno prossimo dovrei pagarci le tasse.

Alcuni si accorgono solo ora che sto per chiudere perché leggono il cartello di svendita per cessata attività, provano a dirti qualcosa, ma è umiliante.

Stai lavorando, ma non hai diritto a niente; lavori, ma non guadagni.


E adesso? Cosa farai? Da cittadina, come ti senti?


Il 24 dicembre sarà il mio ultimo giorno: la Cartoleria L’Idea di Visentin Michela chiuderà dopo 20 anni e mezzo di attività.

Non sono tutelata sotto nessun punto di vista. Ho provato a contattare l’Agenzia delle entrate, la Prefettura, l’ufficio regionale per il Commercio, ma non ho ricevuto alcuna risposta, nessuna informazione.

Tutti i sacrifici di una vita vengono buttati via. Non posso nemmeno più cedere l’attività perché non ci sono posti dove altri si sentano tutelati per continuare la mia attività altrove. La mia, inoltre, è un’attività storica e la sede la rende riconoscibile.

Sto cercando di saldare tutto quello che posso. Non riuscire a saldare tutto è umiliante (piange),

Per carità sono anche fortunata, perché sono laureata in matematica e in questo periodo ho conseguito ulteriori crediti formativi per poter accedere alle supplenze. Anche lì, però, è un terno al lotto…chissà.


Una cosa che mi fa rabbia è che in televisione chiamano a parlare solo immunologi, virologi e politici, ma nessuno va nei negozi a vedere quale sia la realtà quotidiana di un commerciante.


Devo dirlo: sono stata in piedi grazie ai miei clienti che poi sono diventati amici, ma non certo grazie agli “amici” che non sono mai diventati clienti!

Alcuni ancora si stupiscono quando scoprono che sto chiudendo, come se non si fossero mai resi contro della mia situazione.

E’ una sensazione di totale abbandono: il tuo mondo si spenge e chi è intorno a te non capisce.


Cosa dovrebbe fare lo Stato?


Di sicuro non la lotteria degli scontrini che per gli esercenti comporta ulteriori costi di adeguamento (dopo quelli del dicembre scorso per gli scontrini elettronici), in un periodo dove sei costretto a tirar fuori i risparmi per pagare le spese. Di sicuro non costringere gli esercenti a dover fare ulteriori finanziamenti, che poi alla fine sei costretto a pagare tu, senza alcuna certezza se lavorerai o meno. Mi sarei aspettata, come molti altri italiani nella mia situazione, che i politici rinunciassero almeno in parte ai loro lauti stipendi per dividerli con chi è stato messo nella condizione di non poter lavorare, non per sua incapacità, ma per decisioni prese arbitrariamente. Infine, come recita una frase attribuita ad un certo Albert Einstein, “Non si può risolvere un problema con la stessa mentalità che l'ha generato”. Quindi la vedo dura…



Pagina Facebook della Cartoleria L’idea di Visentin Michela


https://www.facebook.com/LideaDiVisentinMichela/



Flaminio Boni

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