Cerchiamo Una Via D’uscita A Questo Periodo Buio Con Ernest Hemingway

Cerchiamo Una Via D’uscita A Questo Periodo Buio Con Ernest Hemingway

Il vecchio e il mare ci portano ad affrontare una situazione apparentemente chiusa e ad uscirne vincitori

stampa articolo Scarica pdf

Leggera con Gioia: cerchiamo una via d’uscita a questo periodo buio con Ernest Hemingway


Proponiamo questa settimana ai nostri lettori un romanzo che aiuta a credere in noi stessi, anche quando ci sembra che non ci sia via d’uscita ai nostri problemi.

Ci sembra, dunque, molto adatto ai tempi che stiamo vivendo, ed in particolare a queste festività che saranno, ahinoi, ricordate per molto tempo a venire.

Hemingway scrive questo breve ma intenso romanzo nel 1951, e viene pubblicato l’anno successivo sulla rivista “Life”.

Nato in Illinois nel 1899 e morto suicida nel 1961, visse intensamente i suoi anni di gioventù. Ebbe quattro mogli, viaggiò tantissimo, partecipò ad entrambe le guerre mondiali al fronte. È fondamentalmente autodidatta, preferisce acquisire dall’esperienza.

Premio Nobel nel 1954, raggiunse la fama nel 1926 con Fiesta. Fra le sue opere: Addio alle armi (1929), Per chi suona la campana (1940), Di là dal fiume e tra gli alberi (1950), Il vecchio e il mare (1952).

Tutti i suoi protagonisti sono fondamentalmente dei vinti. L’unico che non lo è, sarà proprio quello del vecchio e il mare.

Con The old man and the sea (titolo originale) vinse il Pulitzer nel 1953, e sempre quest’opera contribuì alla vittoria del Nobel l’anno successivo.

Possiamo considerarla come la sintesi massima di quella che Hemingway considerava l’esistenza umana.

È incentrata sui tre protagonisti: il Vecchio, Santiago, il ragazzo Manolin e Marlin, il pesce.

Fin da subito comprendiamo come il rapporto tra il giovane e il vecchio sia un rapporto di mutua cura, come la vita debba essere condivisa con l’altro: il vecchio fornisce esperienza al ragazzo, e quest’ultimo accudisce il vecchio con premura.

È un rapporto molto bello ed intenso quello tra i due.

La pesca diventa la metafora della vita. Il vecchio, infatti, passa ben 84 giorni senza riuscire a pescare. Riflette benissimo tutti quei momenti della vita di ognuno di noi in cui non vediamo via d’uscita, e ci sentiamo abbandonati da tutto e tutti, ma durante i quali dobbiamo comunque andare avanti lo stesso, alzarci ogni mattina ed affrontare tutte le avversità che la vita ci pone davanti. Così fa il vecchio: va lo stesso a pescare ogni giorno, da solo, anche se non riesce a prendere nulla. Si spinge sempre più a largo, si inoltra sempre più in mare aperto.

Quando finalmente riesce ad afferrare quest’enorme pesce, Marlin, si rende conto che da solo compirà uno sforzo immane per riuscire a pescarlo, e ripete più volte “Ah, se ci fosse il ragazzo”.

Il centro di questo messaggio, infatti, è proprio la condivisione. Lui supera l’idea dell’essere umano “solo al mondo”, e sottolinea l’importanza di poter condividere insieme a qualcuno una grande gioia, che altrimenti non sarebbe tale. In questo caso, prendere il grande pesce è sì una cosa bella, un’impresa memorabile, ma è anche e soprattutto un’impresa ardua. Il vecchio non riesce a sollevarlo perché è enorme.

Il messaggio che Hemingway vuol far passare è senza dubbio la vita intesa come lotta continua per tutti gli esseri viventi. Mentre scrive, non adotta solo la prospettiva del vecchio, ma anche quella di Marlin. Lo chiama “brother”: lo mette al suo stesso livello, perché anch’esso lotta per la vita.

Questa diventa una lotta non uno contro l’altro, ma la metafora della lotta per la vita.

Entrambi provano disperatamente a rimanere legati alla vita. Possiamo carpire anche l’idea dell’empatia nel mondo animale. Il vecchio non odia Marlin. È una lotta per la vita, non contro la vita.

Il Marlin muore, ma vuole farlo con dignità. È come se il pesce volesse suicidarsi quando capisce che ha perso la sua personale lotta per la vita: dunque dignità nella vita ma anche nella morte.

Il vecchio si chiede se le persone che mangeranno questo pesce saranno degne di farlo.

Lui è contento, perché è sopravvissuto all’impresa, e perché quell’enorme lisca testimonia il fatto che finalmente ce l’aveva fatta.

Quando torna sulla terraferma cerca di recuperare il rapporto che aveva con il ragazzo. Si rende conto dell’importanza della condivisione, della forza della solidarietà tra le persone.

Il mare diventa la grande metafora del mondo, e della stessa vita umana.

Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare, Mondadori, collana Oscar Moderni, Milano, 138 pagg. – 12 Euro

Recensione di Gioia G. Di Mattia

© Riproduzione riservata