Draghi Accetta L’incarico Del Presidente Della Repubblica, Ma La Strada Per La Fiducia è In Salita.

Draghi Accetta L’incarico Del Presidente Della Repubblica, Ma La Strada Per La Fiducia è In Salita.

L’ex presidente della BCE fiducioso di poter traghettare l’Italia fuori dalle paludi grazie ai fondi europei, ma le consultazioni con i partiti risentono del clima avvelenato di questi giorni di crisi.

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L’ex presidente della BCE fiducioso di poter traghettare l’Italia fuori dalle paludi grazie ai fondi europei, ma le consultazioni con i partiti risentono del clima avvelenato di questi giorni di crisi.

“ Sono fiducioso che dal confronto con i partiti e le forze sociali emergano unità e risposte responsabili e positive”. Questa la prima valutazione di Draghi dopo aver ricevuto l’incarico di formare un governo, forte, evidentemente, dell’appello all’unità di Mattarella che aveva sollecitato i partiti a sostenere un esecutivo di alto profilo.

Al di là del no deciso e preventivo dei pentastellati, che si vedrebbero costretti ad abiurare all’ultimo dogma oggetto del contratto con un elettorato deluso e tradito, ci troviamo nel pieno di una tempesta tra i diversi schieramenti e all’interno di essi, con divisioni sostanziali ed ideologiche che hanno portato a fuoriuscite, cambi di casacca e prese di posizione più o meno convinte o dettate dall’opportunismo tutto italico del “tengo famiglia”.

Dal centrodestra, sempre unito durante la crisi, sembrano provenire aperture concrete da Forza Italia e timide disponibilità a valutare, con responsabilità, i temi e l’agenda Draghi da parte della Lega, mentre Fratelli d’Italia continua a chiedere, con coerenza, di andare al voto al più presto.

Un’analisi a bocce ferme lascia spazio a diverse valutazioni sulla gestione della crisi da parte del Colle che, dichiarando di voler dare vita ad un governo di alto profilo, ha relegato d’ufficio il precedente governo Conte tra quelli di minore lignaggio, esprimendo e rinnovando implicitamente il concetto secondo il quale i tecnici prestati alla politica possano fare meglio dei governi espressi dalla democrazia parlamentare.

Sicuramente le divisioni all’interno della maggioranza non avrebbero consentito al Conte bis o ad un improbabile Conte ter, di navigare in acque sicure e con il vento in poppa. Troppa distanza sui temi, troppi interessi da parte di fazioni minori e, soprattutto, troppa personalizzazione dello scontro politico ne avrebbero minato la sicurezza fin dalle radici.

Draghi, a nostro avviso, non può rappresentare la salvezza del Paese ed un governo da lui guidato dovrà fondare la propria azione sul consenso di forze politiche decisamente eterogenee. È il minore dei mali ai quali il Colle si è appellato dopo aver giustificato, a suo modo, l’allergia di questo sistema al voto, proprio nel momento in cui rimettersi alla volontà popolare sarebbe stata l’unica soluzione logica.

Invocare la pandemia, la necessità di fare in fretta, la possibilità di perdere i soldi del recovery fund, il rischio di assembramenti durante la campagna elettorale, sono motivazioni che reggono poco e solo perché supportate dall’autorevolezza della fonte ma, francamente, sono poco condivisibili. Si voterà, ad esempio, per le regionali in Calabria, per le comunali a Roma, Milano, Torino e in moltissime altre città che in primavera andranno ad eleggere i propri governi locali e nessuno ha pensato ad annullare le consultazioni per il rischio di assembramenti.

Ci saremmo attesi che dal Quirinale giungesse un segnale forte quando questo sgangherato governo ha strappato una risicata maggioranza solo grazie alla presenza dei Senatori a vita e al VAR che, in Senato, ha riammesso i voti favorevoli di Ciampolillo e Nencini, mostrando senza filtri al popolo, uno spaccato della squallida realtà di quel “demi mond” costituito dalla politica italiana ai tempi dei cinque stelle.

Ci saremmo attesi uno scatto d’orgoglio patrio quando Conte, piuttosto che finire impallinato in Senato sulla relazione Bonafede, era salito al Colle per rassegnare le dimissioni di un governo senza maggioranza. Abbiamo sognato ben altre vette istituzionali, salvo poi vedere assegnare al Presidente della Camera un incarico esplorativo per sondare la possibilità di dare vita ad un nuovo esecutivo guidato dallo stesso Conte e sorretto dalla precedente maggioranza la cui evidente mancanza costituiva la causa stessa della crisi!

Si è perso troppo tempo, senza intervenire con la dovuta decisione, dietro ai capricci di Renzi, all’ostinazione di Conte, all’evidente inadeguatezza di alcuni ministri, al caos organizzativo generato dal voler accentrare troppe competenze nelle mani di Arcuri che ha finito per sbagliare molti dei compiti assegnati.

Per noi la soluzione resta quella di interpellare il popolo, andare rapidamente al voto per restituire al Paese una possibilità di un governo finalmente forte e stabile, attraverso un sistema elettorale che deve essere modificato per tenere conto della riduzione del numero di parlamentari e della necessità di affidare l’Italia ad una maggioranza forte e coesa, qualunque essa sia, per operare le importanti ed indifferibili riforme strutturali necessarie a portarci a navigare in acque sicure, restituendo al Paese la dignità che spetta all’ottava potenza economica mondiale.

Non sappiamo quale programma un nascente governo Draghi possa proporre durante le consultazioni appena partite, per ottenere i voti delle camere. Lo spessore, la figura autorevole e le capacità dell’uomo del “whatever it takes” che salvò l’Euro, non si discutono. Sicuramente, ci potremmo attendere molto di più dei mille bonus inutili messi in atto dall’ultimo, discutibile esecutivo, che ha sperperato miliardi senza ottenere risultati apprezzabili sull’economia del Paese.

Ma c’è un Italia ferita come solo nel dopoguerra era capitato. Un’ Italia da ricostruire, un Popolo al quale restituire fiducia nelle Istituzioni che, mai come con il governo Conte bis, sono state percepite lontane e distaccate dai reali problemi causati dalla pandemia e acuiti dall’inadeguatezza delle azioni del governo che non ha mai avuto un’azione certa e sicura, dando l’idea di navigare a vista e senza nessuna competenza.

E questa Italia chiede un governo diverso da quello, sicuramente autorevole, di Draghi. Un governo che rispecchi la volontà del popolo che chiede riforme, che spera in un nuovo rinascimento, in una ripresa fondata su infrastrutture, istruzione, lavoro e stabilità, sia economica che politica. Un governo di alto profilo, perché anche la politica può esprimere figure di grande spessore, una volta epurata dalle scorie dell’utopico “uno vale uno” che ha finito per trasformarsi in un più opportunistico “uno vale l’altro”.

Di Massimiliano Piccinno

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