Alleanze Impreviste, Raggi Ed Altri Disastri

Alleanze Impreviste, Raggi Ed Altri Disastri

Un inverno veramente tosto per il Movimento 5 Stelle forse per l'ultima volta alla guida dell'Italia e di grandi città

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Un inverno tosto per il Movimento 5 Stelle, non c'è che dire! Eppure dopo la cavalcata vittoriosa alle ultime elezioni politiche del 4 marzo 2018 sembrava che ormai l'Italia fosse in salvo dalle caste, dai banchieri, dai politici corrotti, ma strada facendo le cose si sono mostrate non proprio così facili come lo erano a parole. Prima l'alleanza la Lega di Salvini e la povertà che veniva abolita, parola di Luigi Di Maio allora Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali. Poi la rottura velenosa con l'alleato di centro destra e quindi nuovo governo questa volta con il Centrosinistra. Fin qui un bel cambiamento per chi gridava che non si sarebbero mai fatte alleanze con gli altri partiti. Ma erano parole a cui sicuramente non credevano nemmeno i più ortodossi militanti del movimento. Da qui impariamo la lezione che è vero il detto che can che abbia non morde. Ad essere buoni potremmo anche dire che una coerenza di fondo ci sta, o con la destra o con la sinistra l'importante è governare perché, altrimenti, si rimarrebbe fuori dai giochi. Ma creare consenso con  posizioni estremiste che poi non potrai rispettare, non è molto corretto né trasparente e alla fine ci si pone sullo stesso livello dei partiti che tanto osteggi e da cui ti vuoi distinguere. Ma veniamo alla crisi di governo provocata scientemente da Matteo Renzi con già l'obiettivo di portare Mario Draghi alla guida del paese. Il piano di utilizzo dei fondi europei, proposto da Conte, aveva fatto venire i capelli bianchi alla Commissione Europea e, con azioni non tanto dissimili dal 2012, ecco arrivare il commissariamento della nostra Repubblica che, ancora una volta, evidenzia l'incapacità e l'immaturità di una classe politica anche in quelle componenti che volevano le competenze a guidare il nostro paese, per trovarsi invece a piazzare i suoi nei ministeri più prestigiosi senza alcuna competenza a riguardo. La fortuna di questo paese sta nell'aver avuto Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica, il che dovrebbe far riflettere per le prossime elezioni presidenziali previste per 2022. Il Presidente, vista la pandemia e la grave situazione economica e sociale, ha deciso che era impossibile andare a nuove elezioni, il che vuol dire un governo di coesione attorno ad una figura carismatica, competente e ben voluta in Europa. Nominato Mario Draghi, l'ex-presidente della BCE, dirige le consultazioni con grande maestria e diplomazia e di fronte ad un personaggio di tale livello, tutta la politica sparisce e mostra la sua debolezza, tant'è che il governo si forma in pochissimo tempo, un Governissimo dove sono tutti dentro eccetto Giorgia Meloni e Fratelli d'Italia, e solo il tempo ci saprà dire se è stata una scelta oculata. Si chiude quindi il cerchio, il Movimento 5 Stelle siede al tavolo del Consiglio dei Ministri anche con Forza Italia che mancava alla lista degli alleati. Non manca più nessuno, davvero. 

Ma nel frattempo come poter dimenticare colei che per prima era approdata alla guida di una grandissima ed importantissima amministrazione ovvero Virginia Raggi? Offuscata dagli avvenimenti di politica nazionale, Virginia con un colpo di coda regale annuncia che la Funivia, promessa ad inizio mandato per il 2021, solo oggi ha avuto l'ok al suo progetto di fattibilità. Altro che 2021! Ci vorrebbe almeno un altro mandato per iniziare i lavori ed un altro ancora per vederli conclusi. Ma come se non bastasse l'ennesima promessa non mantenuta, con un meraviglioso colpo di scena la Sindaca di Roma, sul suo profilo Facebook, ci fa sapere che la Funivia, qualora non servisse, si può smontare e rimontare da un'altra parte. Ovviamente la cosa non è passata inosservata e sono piovuti commenti feroci e sarcastici. Ci piace credere che la Raggi in quel momento stesse parlando di qualche costruzione del figlio fatta con i Lego, se ciò non fosse, capite tutti la gravità di queste affermazioni se non altro per la leggerezza con cui vengono rilasciate.

Infine, the last but not least, il Movimento si trova ad affrontare  una bufera interna con una quasi sicura scissione in atto, dovuta all'appoggio a Draghi. Alessandro Di Battista, messo o messosi in disparte da un bel po' di tempo, entra a gamba tesa sulle decisioni del Movimento. Ma la piattaforma Rousseau ha però votato e ha detto si, la bellezza di 70.000 votanti, più o meno, che avevano il compito di decidere per milioni di elettori, insomma una sottocasta della casta alla faccia della lotta alla casta. Nonostante il voto però, a quanto pare a qualcuno non è andata giù, alla faccia della democrazia e dell'uno vale uno, Alessandro Di Battista si tira fuori e non parlerà più a nome del Movimento 5 Stelle, ma ancora non è chiaro cosa farà, se si ritirerà, e lo speriamo tutti, oppure darà vita all'ennesimo movimento, ma se proprio deve fare qualcosa, speriamo tutti che almeno si inventi una nuova formula, perché la vecchia abbiamo visto che risultati ha ottenuto!

Alessio Capponi

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