ADDIO GIUSEPPI, NON TI RIMPIANGEREMO!

Parte il governo Draghi e, sullo sfondo, l’ex premier cerca spazio mediatico tra un banchetto in piazza e le lacrime di Casalino.

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Addio a Conte. Addio agli odiosi dpcm che scavalcavano le istituzioni parlamentari. Addio al record di provvedimenti proposti con il vincolo della fiducia alle camere. Addio alle spocchiose conferenze stampa su Facebook, alle lunghe, irrispettose attese con il fiato sospeso, ai mille, incomprensibili provvedimenti, alle chiusure senza una logica, ai ristori mai sufficienti, alle casse integrazioni mai arrivate, alle provvigioni di Arcuri sulle mascherine, ai milioni sprecati con i banchi a rotelle e con il bonus monopattini. Addio alla lotteria degli scontrini e al cash back, propinati con imbarazzanti televendite, alle conferenze stampa in cui si toglieva la parola ai giornalisti, quando non si riusciva a trattenere le solite risposte da ducetto spocchioso. Addio alle task force, eserciti di gente strapagata per decidere quello che un governo di gente “normale” dovrebbe fare in autonomia. Addio all’indecorosa ricerca di responsabili e costruttori profanando la sacralità delle sedi istituzionali con un vergognoso mercimonio, imbarazzante tentativo di rimanere aggrappato alla poltrona nonostante il palese fallimento. Addio a Casalino, imbarazzante badante e spin doctor di Conte in Italia e in Europa. Addio, senza rimpianti e con tanta rabbia, alle intercettazioni in cui l’ex g.f. era infastidito dal crollo del ponte Morandi che gli rovinava il ferragosto. Addio ai ministri 5 stelle, ex movimento divenuto casta, ma incapace di produrre figure di rilievo in grado, non già di distinguersi per brillantezza ma neanche di nascondere, con auspicabile modestia, la totale inadeguatezza. Addio a Toninelli, gaffeur professionista che illustrava l’importanza del tunnel del Brennero. Addio ad Azzolina e ai suoi banchi a rotelle e al suo segretato esame da preside che la porta, con lungimiranza, a cercare un lavoro, seppure immeritato dopo il miracolo della nomina a ministro. Addio a Di Stefano, diventato “Of Stefano” sul sito della Farnesina grazie a Google Translate, miracolato sottosegretario agli Esteri per evidente affinità culturale con il titolare del dicastero, passato alla storia per aver confuso i libici con i libanesi. Addio a Cancelleri, sottosegretario che scambiò un’imbarcazione carica di clandestini in quarantena per una nave da crociera, rallegrandosi per il ritorno dei turisti in Italia. Addio a Bonafede, protagonista di decreti smentiti da altri decreti toppa, attuati con colpevole ritardo e leggerezza. Un merito, uno soltanto, va riconosciuto all’ex titolare del dicastero della giustizia: grazie alla sua inadeguata gestione, che avrebbe portato Conte a schiantarsi in parlamento, si è compiuto il passo dell’ormai ex premier verso il Colle. Addio al progettino del Recovery Plan: poche paginette in cui scolaretti delle medie avrebbero descritto decisamente meglio come spendere i soldi che l’Europa ci presterà per risollevare le sorti del Paese. Addio alla dignità persa in due governi in cui si è proposto tutto e il suo esatto contrario. Dai decreti sicurezza, provvedimento bandiera della Lega approvato dal Conte1 e poi fatti a pezzi senza pudore dal Conte2, al processo in cui una magistratura palesemente delegittimata anche dall’affaire Palamara, ha portato Salvini a rispondere del reato di sequestro di persona per azioni politiche e decisioni collegiali di un governo in cui il Conte versione 1 era il primo titolare di responsabilità dalle quali il Conte versione 2, pavidamente, ha tentato di sottrarsi fino al giorno in cui, interrogato, ha dovuto sommessamente ammetterle. Purtroppo dobbiamo tenerci ancora per un po’ Di Maio agli Esteri. Quello che storpia il nome del Presidente Cinese Xi Jinping in un più amichevole Ping. Quello secondo cui la Russia è nel Mediterraneo, Pinochet in Venezuela e Matera in Puglia. Un giorno dovremo rispondere ai nostri nipoti di questo momento storico, di come permettemmo a gente incapace, inadeguata, senza esperienza e senza cultura, di governare il Paese nel momento più difficile della storia dal dopoguerra.

Di Massimiliano Piccinno

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