Liliana Segre: Prima Le Minacce Poi Le Scuse. Tutto Sui Social.

Liliana Segre: Prima Le Minacce Poi Le Scuse. Tutto Sui Social.

"Ho dei valori che i miei genitori mi hanno insegnato e ne sono fiero". Non voglio sapere quali... - di Alessia de Antoniis

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“Non pensavo quello che ho detto”.

Quante volte abbiamo pronunciato questa frase? O quante volte ce la siamo sentita dire?

Una delle notizie che sta spopolando da due giorni, riguarda gli insulti ricevuti dalla senatrice Liliana Segre sui social dopo il vaccino. Testimonial della Regione Lombardia per la campagna vaccinale per gli over ottanta, è stata presa di mira con post antirazziali. Offesa e minacciata per aver fatto un vaccino.

Su La Stampa leggo: “il pool Antiterrorismo diretto da Alberto Nobili ha aperto un fascicolo per minacce aggravate dalla discriminazione e dall’odio razziale e ha già delegato gli accertamenti alla polizia postale. L’obiettivo è quello di identificare tutti gli haters (molti con nome e cognome) della senatrice sopravvissuta ad Auschwitz, che ieri si è vaccinata contro il Covid”.

La seconda puntata di questa saga horror, è il post con le scuse di uno dei leoni da tastiera, i cosiddetti "haters", che hanno commentato la notizia della vaccinazione della signora Segre.

«Ho sbagliato, nella vita a volte si commettono degli errori pure infantili presi magari dalla rabbia di un momento. Ieri ho sbagliato a scrivere quel commento. Chiedo scusa di cuore, sono una brava persona, mi vergogno di quello che ho scritto. Ho dei valori che i miei genitori mi hanno insegnato e ne sono fiero.(...) è un periodo non felice e ho agito senza ragionare».

È come se io dicessi: è vero che ti ho insultato gravemente, ma sono una brava persona. È vero che ti ho minacciato, ma non volevo. È vero che ti ho augurato di morire, ma non lo pensavo. È come se Himmler dicesse: non sono io che ho architettato la shoah, siete voi che siete ebrei...e poi attraversavo un momento difficile.

Mi chiedo: il caso degli auguri di morte a una persona (“mi auguro che il vaccino faccia il suo dovere e ti levi dalle palle” - leggo sulle foto del post in rete), è un problema solo razziale, essendo la senatrice Segre di religione ebraica, o riguarda la nostra incultura?

Concentrarsi sull'antisemitismo potrebbe non essere adeguato per analizzare una simile situazione. Definire haters chi ha scritto i post contro la signora Segre è limitante e fuorviante. Il problema è una società incapace di assumersi responsabilità, una società dove della pena non v'è certezza, dove basta chiedere scusa perché si sta passando un momento difficile per mettersi a posto con quella coscienza che non si ha. Siamo di fronte a scuse date solo per salvare la faccia, per perbenismo, per tutela dell'immagine.

Se, invece di essere esposto alla berlina mediatica, il soggetto in questione fosse stato acclamato, non credo avrebbe chiesto scusa: non è un soggetto consapevole della gravità delle sue azioni, ma semplicemente un individuo doppiamente privo di coraggio.

Una persona che scrive questo, è una persona che pensa questo. Se siamo disperati emerge la parte peggiore di noi, ma una parte che esiste. Altrimenti certe cose non le diremmo.

Il tizio che ha scritto ingiurie e scuse, che ha commesso un probabile reato in corso di accertamento, che si è processato e assolto da solo, è un esponente medio di una società che sembra aver perso il controllo. Di certo i freni inibitori.

Già Eco mise in guardia da quell'internet che aveva sdoganato gli idioti che parlavano liberamente nascosti da una tastiera.

Ma sotto accusa, forse, non ci dovrebbero essere solo i social quanto una società fuori controllo. O almeno una parte di essa.

La società contemporanea, ha creato un sistema di produzione di “notizie” così imponente da non riuscire più a controllarlo? Siamo davanti a una sovrapproduzione di notizie che non si riesce a gestire? La possibilità di intervenire sui social per commentare le notizie, è davvero democrazia?

In tutta questa vicenda c'è un aspetto curioso: il numero di visualizzazioni e di condivisioni sui social, articoli di giornale, discussioni su vari media che questa storia ha scatenato.

E allora, quanto conta il fatto che in una società consumistica, anche la diffusione di questi post muove un mercato?

Scrive Marx nel Manifesto: “La moderna società borghese (…) rassomiglia allo stregone che si trovi impotente a dominare le potenze sotterranee che lui stesso abbia evocate”.

In Fantasia di Disney è l'apprendista stregone che perde il controllo: è Topolino quello che usa strumenti che non è in grado di controllare. Poi lo stregone torna e rimette tutto in ordine.

Nella realtà abbiamo il leone da tastiera che, esibendo la sua viltà, mediocrità e assoluta assenza di valori, va allo sbaraglio su un social credendosi un leone e scappando poi come l'ultimo dei pusillanimi.

Ma chi è lo stregone? Quello di Marx che ha scatenato forze che non è più in grado di controllare, o quello di Disney che sa esattamente come fare a governare la magia?

Chi è che ha interesse a che queste notizie, invece che cadere nel dimenticatoio, trattate come le esternazioni di un poveraccio, diventino notiziabili sulle piattaforme digitali? Esiste un "mercato degli haters"? 

Quanto vale una simile operazione? Forse sarebbe il caso di iniziare a capire chi è lo Stregone.

Alessia de Antoniis

















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