Si è Conclusa La Prima Giornata Di Incontri Di Papa Francesco A Baghdad

Si è Conclusa La Prima Giornata Di Incontri Di Papa Francesco A Baghdad

Un viaggio che si prefigura già come un’altra pietra miliare nella storia del dialogo interreligioso tra la Chiesa cattolica

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Si è conclusa la prima giornata di incontri di Papa Francesco a Baghdad, la capitale irachena. Un viaggio che si prefigura già come un’altra pietra miliare nella storia del dialogo interreligioso tra la Chiesa cattolica e il mondo musulmano, dopo la visita di Francesco nel 2019 negli Emirati Arabi sugellata dalla firma del “Documento sulla fratellanza umana” redatto con l’Imam di Al-Azhar.

Questa volta il Papa si reca in una terra araba differente da quella emiratina, l’Iraq, che ha conosciuto gli orrori della guerra ed è stata liberata dall’Isis soltanto negli ultimi anni, intraprendendo adesso una fase di ricostruzione.

Dopo l’accoglienza ufficiale all’Aeroporto Internazionale di Baghdad, si è svolta la cerimonia di benvenuto presso il Palazzo Presidenziale seguita dall’incontro con il Presidente della Repubblica irachena Barham Ashmed Salih Qassim e 150 rappresentanti tra autorità istituzionali, esponenti della società civile e il corpo diplomatico. Nel suo intervento, Papa Francesco si è soffermato sulla storia dell’Iraq, culla delle grandi religioni quali l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam, ma che negli ultimi decenni “ha patito i disastri delle guerre, il flagello del terrorismo e conflitti settari spesso basati su un fondamentalismo che non può accettare la pacifica coesistenza di vari gruppi etnici e religiosi, di idee e culture diverse”. Una terra fragile e instabile adesso segnata anche dalla crisi sanitaria dovuta alla pandemia, aggiunge Francesco. Una situazione drammatica su vari fronti che può essere superata sia cambiando “i nostri stili di vita, il senso della nostra esistenza” che puntando a “costruire il futuro più su quanto ci unisce che su quanto ci divide”. Decisiva inoltre, la capacità di vedere le millenarie diversità religiose, culturali ed etniche che caratterizzano la società irachena come “una preziosa risorsa a cui attingere, non un ostacolo da eliminare”. Un’esortazione al dialogo, dunque, quella di Francesco, attraverso il parallelo rafforzamento delle istituzioni democratiche e della giustizia contro gli abusi di potere e l’illegalità.

Parole forti in una terra martoriata dove la comunità cristiana, distribuita in differenti riti e confessioni, pur essendosi radicata nella terra mesopotamica già a partire dal I secolo, rappresenta adesso solo un’esigua minoranza, l’1% della popolazione. Secondo l’Agenzia Fides, solo negli ultimi anni sono stati almeno 55mila i cristiani iracheni che hanno abbandonato le loro terre dopo le persecuzioni subite dall’arrivo delle milizie jihadiste.

Ultima tappa della giornata, l’incontro con i vescovi, sacerdoti, religiosi, seminaristi e catechisti nella Cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora della Salvezza, distrutta il 30 ottobre del 2010 da un attacco dell’Isis e ricostruita poi nel 2011 insieme ad un memoriale che ricorda le 48 persone che persero la vita quel giorno. Ai presenti, l’esortazione del Papa a lavorare insieme per il perdono e l’unità della chiesa, superando incomprensioni e tensioni. Per lui le chiese in Iraq, pur diverse tra loro, sono come “tanti singoli fili colorati che, intrecciati insieme, compongono un unico, bellissimo tappeto”. Domani in programma la partenza per Nassiriya e l’incontro interreligioso nella piana di Ur.

Laura Giordano 

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