Al Micro Il Secondo Appuntamento Di Serve! Boresta

Al Micro Il Secondo Appuntamento Di Serve! Boresta

Al Micro Arti Visive la seconda puntata dell'evento che vede protagonista Pino Boresta e personaggi del mondo dell'arte e della cultura romani.

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Al Micro di Paola Valori è andata in scena la seconda puntata di #apranzoingalleria, evento di marzo inserito nel ciclo di performance de “Il Boresta che non ti aspetti”, una sei mesi dedicata a Pino Boresta, artista assolutamente outsider nel panorama dell’arte contemporanea nazionale ed internazionale.

Al secondo appuntamento schedulato prima dell’ennesimo lockdown di questa infinita pandemia, hanno partecipato quattro esponenti di spicco dell’arte contemporanea italiana ed internazionale: Daniela Lancioni, curatrice per il Palazzo delle Esposizioni, Antonio Arévalo, curatore e poeta cileno, Adriana Polveroni giornalista e curatrice d’arte (direttrice artistica di ArtVerona e Arte in Nuvola) e Raffaele Gavarro, critico, curatore della mostra di Pino Boresta, nonché docente all’Accademia di Belle Arti.

A deliziare i palati dei commensali, come d’abitudine, la chef a domicilio Maura Pierangelini, che per questo secondo appuntamento ha preparato: crumble di verdure con mousse allo yogurt, lasagnetta ai carciofi e provola su crema al parmigiano, perline ai funghi in insalata e per finire tortino al vino rosso e lamponi.

Il sommelier Ettore Aimi ha abbinato alle pietanze un Franciacorta Berlucchi 61 Saten, un vino estremamente setoso ed elegante, abbinato alla lasagna e alle perline un Chianti Colli Senesi Al Canapo (Azienda Bindi Sergardi) – da sottolineare che il canapo è la fune con cui si da il via al Palio di Siena, e per il dolce un Recioto della Valpolicella (Azienda Accordini).

Affidate a Marilyn Floral Art, le decorazioni della tavola e degli interni che anche per questo secondo episodio, hanno scelto tonalità accese, forti contrasti e texture floreali differenti. Anemoni, i grandi Ranuncoli "Clone" ed un fiore Asiatico simile ad un corallo, la "Jatropha", i protagonisti dei centrotavola.

Abbiamo chiesto a Paola Valori la scelta dei commensali di questa seconda puntata: “ho voluto una chiave di lettura differente, ci piace l’idea di cambiare ogni volta. I quattro commensali stavolta vengono non solo da realtà culturali romane di prim’ordine ma anche dall’estero, un tavolo molto intrigante, per avere degli elementi di conversazione sempre nuovi e differenti, che possano creare interesse anche durante la diretta dell’evento sui social.

Abbiamo subito voluto chiedere delle notizie aggiuntive a Raffaele Gavarro, oggi in doppia veste di curatore della mostra di Pino Boresta e di commensale.

Un percorso espositivo lungo addirittura sei mesi, come nasce questa idea?

E’ un’idea folle, ma non per questo periodo, che mi sembra folle per altre ragioni… per cui assolutamente plausibile come follia. L’idea nasce perché il percorso artistico di Pino Boresta è talmente complesso, lungo e articolato, attraverso varie modalità espressive, che ogni volta è come presentare un artista diverso, fondamentalmente. Era anche interessante mettere alla prova lo spazio espositivo e l’idea stessa del mercato dell’arte rispetto ad un artista che ha avuto così tanti aspetti, tante forme, tanti linguaggi. Volevo vedere come rispondeva il pubblico ad una situazione così inedita, sia l’artista che la modalità espositiva sono totalmente fuori da “ogni regola”.

Passiamo poi ad Antonio Arévalo, curatore d’arte ed affermato poeta cileno, che ha al suo attivo ben sei volumi di poesie e da ultimo una raccolta antologica, che è andata subito esaurita.

La sua attività creativa ha risentito del lockdown forzato?

Esattamente l’opposto, ho iniziato a scrivere delle cronache che pubblico una volta al mese sul Wall Street International Magazine e da ultimo ho iniziato un nuovo lavoro. Ho preso oltre mille tra selfie e fotografie dal 1975 ad oggi, per cui ho dovuto rintracciare mille nomi e mille luoghi, un lavoro pandemico, che è pubblicato interamente da ieri sui miei social Instagram, Facebook e Twitter. Io sono un profugo che è arrivato in Italia quando avevo 16 anni ed è per questo che sono stato chiamato dal regista a Nanni Moretti a fare il testimonial del suo documentario “Santiago, Italia”.

Che cosa ne pensa di questa iniziativa #apranzoingalleria?

Io sono un curatore abbastanza anomalo, per cui sono fortemente interessato a queste iniziative di arte contemporanea non “classiche”. Adoro e gioco molto con i pranzi e le cene con delitto. Alla Biennale di Venezia, ho fatto fare a 26 artisti un autoritratto che poi ho messo su un m unico anifesto con il quale è stata tappezzata tutta la manifestazione. Per cui questo appuntamento “mi solletica molto”!

Passo quindi a Daniela Lancioni, curatrice senior dell’Azienda Speciale Palaexpo (Palazzo delle Esposizioni).

La cultura è uno dei settori più penalizzati, come tanti altri, dalla pandemia, come lo affrontate voi che siete in grandi spazi espositivi, e che lavorate con grandi realtà artistiche?

Sicuramente la cultura è un ambito molto penalizzato, ma è tutto penalizzato in questo momento. Bisognerebbe parlare, ognuno per il proprio ambito di azione, con la coscienza che è un male molto generalizzato. Noi abbiamo continuato a lavorare in maniera indefessa, abbiamo cercato, in piccola misura, durante il lockdown, di produrre dei prodotti, non solo contenuti di comunicazioni, delle piccole “cose”, che avessero una loro completezza, per dare lavoro a tutti, anche alla filiera dell’indotto. L’importante è continuare a lavorare con la stessa profondità, riconoscendo ai critici, agli artisti e ai curatori quello che gli spetterebbe in un periodo normale, o almeno provarci per non sminuire l’intensità del prodotto. Questa è stata la nostra piccola strategia, certo a breve termine, speriamo di ripartire quanto prima. Noi ci occupiamo di arti visive, come il teatro e il cinema, senza la presenza ha poco senso. La cultura è un rituale di creazione di comunità a tutti gli effetti, non bisogna dimenticarlo

Cosa ne pensa di questo connubio di arte intorno ad un tavolo?

Questo lo devo ancora sperimentare, l’idea mi sembra molto bella. Ho una piccola fissazione per i luoghi espositivi che debbano assomigliare in qualche modo ad una casa, ad uno stare insieme, quindi mi sento particolarmente a mio agio. Le opere proposte in mostra sono molto interessanti, una pittura figurativa anche molto intensa, che precede il periodo per cui conosceva già Boresta. Un ottimo lavoro dell’artista e del curatore Raffaele Gavarro.

Abbiamo rubato una battuta finale ad Adriana Polveroni, al termine della performance di Serve! Boresta: “Forse non è la prima volta che partecipo ad un evento così congeniato, ma è la prima volta in una versione così ristretta, con amici. Quindi è stato un tavolo molto interessante, divertente ed affettuoso, qualità che in questo momento apprezziamo particolarmente, così come l’ottimo cibo e il vino eccellente.”

Aspettiamo con ansia il prossimo appuntamento, quando sarà possibile riorganizzarne, al momento siamo tutti in balia delle nuances dei colori che il Governo sceglie per noi e che condizionano la nostra vita!

Photo credits: Martina Mettimano

Articolo di Stefania Vaghi

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