Cina, Il Turismo Dell’orrore: Un Hotel Espone Due Orsi Polari Vivi

Cina, Il Turismo Dell’orrore: Un Hotel Espone Due Orsi Polari Vivi

Inaugurato in Cina il Polar Bear Hotel, struttura alberghiera che espone al pubblico due orsi polari, rinchiusi in un recinto con ghiaccio di plastica

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Cina, provincia dell’Heilongjiang, parco tematico di Harbin Polarland. All’orrore non c’è mai fine. Alla stupidità umana neanche. È stato recentemente inaugurato il Polar Bear Hotel, una struttura ricettiva con ventuno camere e grandi vetrate con vista “panoramica” su due orsi polari vivi, costretti in un recinto con piccole pozzanghere di acqua, pavimento dipinto di bianco, ghiaccio di plastica e assenza di luce naturale, esposti 24 ore su 24 agli sguardi dei turisti, bambini inclusi, come fenomeni da baraccone. La prigione, infatti, è visibile da ogni singola stanza in qualsiasi momento della giornata.

Una notte costa tra i 290 ed i 450 dollari e in pochi giorni, l’hotel ha registrato il sold out. C’è da chiedersi con quale spirito si possa soggiornare in un luogo dove si assiste alla condanna alla prigionia di due creature innocenti, esposte al pubblico ludibrio come nelle migliori tradizioni medievali. Non sono evidentemente sufficienti gli orrori a cui assistiamo ogni giorno in tutto il mondo, non bastano gli abbandoni, le violenze gratuite, le torture, i massacri perpetrati nel nome di tradizioni “culturali” o gastronomiche a dir poco discutibili. No, non basta tutto questo. Mentre si lotta per far chiudere definitivamente zoo, delfinari e qualsivoglia luogo di detenzione di animali a scopo ludico, mentre si portano avanti battaglie a colpi di sentenze sulla vivisezione, non si sentiva proprio la necessità di questa nuova trovata che mostra, tra l’altro, gravi irresponsabilità. È noto, infatti, che gli orsi polari sono una specie in via di estinzione a causa dei cambiamenti climatici e del conseguente scioglimento dei ghiacciai e dovrebbero quindi essere tutelati e salvaguardati. È altrettanto noto praticamente a chiunque che gli orsi polari dovrebbero vivere nel loro habitat, nell’Artico e non condannati alla prigionia nella gabbia di un hotel.

Che tu stia mangiando, giocando o dormendo, gli orsi polari ti terranno compagnia - è l’innocente slogan dell’hotel che fa tornare alla mente i disegnini di maialini e mucchette felici sui loghi di molte aziende di produzione di carne, come dire: “non preoccupatevi, loro sono felici così, non soffrono”. E invece no, nessuno è felice di essere assassinato o imprigionato. Eppure, sarebbe così facile da comprendere, se solo ci fosse reale volontà di cambiamento nella specie umana, sarebbe davvero facile. Ma non solo sembra non esserci alcun desiderio di migliorare, crescere, divenire degni di definire un mondo realmente civile ma, quel che è peggio, è che sempre più spesso i fatti disegnano una società proiettata verso la più totale regressione mentale.

Un portavoce di China Animal Protection Network ha dichiarato che - le lacune nella legge cinese sulla protezione della fauna selvatica consentono alle aziende di sfruttare gli animali senza alcuna preoccupazione per il loro benessere. Questo fattore rappresenta indubbiamente un problema e le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, basti pensare a Yulin, tuttavia fa riflettere che siano necessarie leggi per impedire scempi che si potrebbero evitare con il semplice utilizzo del buon senso e della responsabilità collettiva. Gli orsi polari appartengono all’Artico, non agli zoo o agli acquari né tantomeno agli hotel - ha commentato Jason Baker, vicepresidente senior del gruppo per i diritti degli animali PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) - Gli orsi polari sono attivi per un massimo di 18 ore al giorno nella natura, vagando per aree geografiche che possono estendersi per migliaia di chilometri, dove si godono una vita reale. Alle polemiche che si sono abbattute sulla struttura, il portavoce del parco ha controbattuto dichiarando che gli orsi hanno a disposizione anche uno spazio esterno a cui possono accedere quando le condizioni meteorologiche lo consentono. Tenendo conto che un orso polare percorre ogni giorno centinaia di chilometri, è evidente che lo spazio esterno a disposizione non è sufficiente a garantirne il benessere. La specie umana sembra che non riesca proprio ad imparare dai propri errori, siamo bravissimi ad utilizzare parole come responsabilità collettiva, benessere degli animali, spirito ecologista, rispetto dell’ambiente, ma finché ci sarà anche un solo animale maltrattato, imprigionato o ucciso, saranno solo parole vuote, di circostanza.

Di Erika Gottardi

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